I titoli 4U > Gennaio 2010
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Un'inchiesta del giornalista del New York Times Michael Moss svela l'incredibile: Beef Product Inc., il colosso americano della commercializzazione delle carni, tratta i suoi prodotti con l'ammoniaca da molti anni
Hamburger al veleno: l'America da cancellare
di Ettore Russo
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Diciamolo a gran voce: per fortuna siamo italiani! Non abbattiamoci se l'immagine dell'italiano all'estero è tutta pasta-pizza-mandolino. Anzi, è proprio grazie a quel che mangiamo (e a come lo mangiamo) che possiamo dirci superiori, e di gran lunga, a molte nazioni del globo.
Nessuno di noi vorrebbe essere nei panni dei cittadini americani che si sono ritrovati, dopo i festeggiamenti del capodanno, a fare i conti con una delle più spaventose notizie culinarie dell'ultimo decennio e che riguarda proprio il loro cibo nazionale: l'hamburger.
Da un'inchiesta nata quasi casualmente da parte di un giornalista del New York Times, Michael Moss, è stato smascherato l'orrore nascosto dietro la catena produttiva del cibo nazionalpopolare.
Per intenderci: qui in Italia siamo abituati a consumare carne costantemente, perché ne conosciamo la provenienza e il modo di allevamento. Quando in casa bisogna consumare carne tritata o hamburger, la saggia massaia si reca sempre dal suo macellaio di fiducia. Abbiamo regole ferree sulla somministrazione di carne nelle mense perché tutti sono consapevoli dei pericoli derivanti da carni non adeguatamente conservate.
Negli Stati Uniti invece, da circa otto anni, mangiare un hamburger può essere pericoloso. Questo perché parecchi furono in quel periodo i casi di salmonellosi, fino al punto in cui il Dipartimento Federale della Sanità dovette attivarsi per scongiurare l'epidemia da Escherichia Coli. E il giornalista Moss voleva soltanto sapere a che punto fossero i controlli sulla carne, non immaginando che scavando più a fondo avrebbe trovato l'impensabile.
E' risultato infatti che il Dipartimento dell'Agricoltura aveva suggerito alla Beef Products Inc., colosso della commercializzazione delle carni, di trattare i prodotti con ammoniaca per evitare la diffusione dei batteri. Cosa che già di per sé la diceva lunga sullo stato delle carni, evidentemente prossime alla scadenza, già scadute o in fase di decomposizione. Ma c'è di più: è emerso che tra le carni utilizzate vi erano anche scarti destinati alla fabbricazione di cibo per animali e di olii per friggere.
Mense scolastiche e aziendali, mense per i senzatetto, grandi catene di fast-food come Burger King e McDonald's hanno così ricevuto e commercializzato circa due milioni di chilogrammi di questa "melma rossa". Un meccanismo di "purificazione" mediante ammoniaca che ha permesso alla Beef Products Inc. di risparmiare, tra l'altro, circa tre centesimi al chilogrammo che, moltiplicati per le enormi quantità prodotte, fanno la sbalorditiva somma di 315 milioni di euro l'anno.
Il fondatore e proprietario dell'azienda implicata nello scandalo, Eldon Roth, ha declinato qualsiasi richiesta di intervista o di accesso agli impianti di produzione aziendale. Attraverso comunicati stampa ha lasciato detto che "come qualsiasi membro responsabile dell'industria della carne, noi non siamo perfetti". E si è detto estremamente fermo sul processo produttivo mediante l'utilizzo di ammoniaca perché - afferma - "il batterio dell' E. Coli è stato ritrovato solo nello 0.06% della produzione di quest'anno".
Certo è che le indagini sono partite e avranno lunghi strascichi anche all'interno della ex amministrazione Bush, rea, a quanto pare, di essere a conoscenza da anni delle pratiche poco ortodosse del colosso della carne. Anche perché non è del tutto certo l'impatto di tale stratagemma sulla salute dei consumatori e il Dipartimento della Salute vuole vederci chiaro.
Preoccupati e sconcertati, ora gli americani dovranno risolvere un nuovo grattacapo e magari rivedere in meglio le proprie abitudini culinarie. Riscoprire per esempio i buoni ristoranti che cucinano sano e fresco, abbandonando i ritmi frenetici che ti spingono ad entrare nei fast-food o a ripiegare sull'immancabile hot-dog confezionato all'angolo di ogni strada.
Noi italiani preferiamo invece consolarci con il nostro sano piatto di pasta al pomodoro, fieri di essere gastronomicamente superiori. Ma che non sia giunto anche per noi il momento di guardare nel piatto in cui mangiamo?
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