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Baciamoci ancora: tra umanità, utopia e disincanto

I titoli 4U > Febbraio 2010

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L'ultimo film di Gabriele Muccino si conquista ancora una buona fetta di mercato, grazie a un prodotto tipico delle sue corde registiche e a un discreto cast

Baciamoci ancora: tra umanità, utopia e disincanto

di Vincenzo Caramia

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A 10 anni di distanza dall'Ultimo bacio, primo grande successo di Gabriele Muccino, ecco il suo sequel, "Baciami ancora", il nuovo film firmato dal regista romano. Al momento l'unico serio avversario per "Avatar" di James Cameron, per quello che ormai è diventato un vero evento cinematografico, risulta essere proprio il nostrano "Baciami ancora", che ha esordito con un buon incasso di 3,1 milioni di euro nel primo weekend di uscita nelle sale.


Dopo "La ricerca della felicità" (2006) e "Sette anime" (2008), le due fortunate esperienze hollywoodiane, Muccino torna nel "Belpaese" con quello che è la continuazione delle avventure-sventure di quel gruppo di amici trentenni che avevamo lasciato anni fa in preda a problemi esistenziali e soprattutto di relazione di coppia. A distanza di 10 anni, la situazione non sembra migliorata.

Si assiste così alla solita e ormai tradizionale overdose di umanità, intimità, nevrosi, paranoia e ansia, questa volta condita da meno isterismo. Tutti ingredienti presenti in ogni pellicola mucciniana e che emozionano sempre in maniera particolare. Dopo il tentativo di redenzione di "Sette anime", dopo la ricerca della realizzazione professionale e soprattutto umana de "La ricerca della felicità", ecco che Muccino torna a quel tema a lui tanto caro e che aveva trattato anche in "Ricordati di me", oltre che nell'"Ultimo bacio": i rapporti umani e le crisi di coppia, tra le cose più complesse in assoluto che caratterizzano la vita.

In "Baciami ancora", il regista affronta questi temi da prospettive un po' diverse rispetto all'"Ultimo bacio", visto che i protagonisti ora sono dei quarantenni con dieci anni in più sulle spalle e hanno situazioni leggermente diverse rispetto al passato. Nell'"Ultimo bacio" Muccino ci aveva raccontato una storia più realistica, la storia di quelli che erano partiti e di quelli che erano rimasti, delle crisi che vanno e di quelle che vengono.

Puntando nuovamente su quegli attori protagonisti (assente solo Giovanna Mezzogiorno, sostituita da una brava Vittoria Puccini), il regista è riuscito comunque nell'intento di riportare quel tipo di storia in modo nuovamente credibile, a distanza di anni. Ci riesce forse anche grazie al fatto che i vari Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Pierfrancesco Favino, tra i più bravi interpreti della loro generazione in Italia, riescono a dare il meglio di se stessi proprio quando lavorano con il regista che li ha lanciati al grande pubblico.

Così, tra tradimenti, tira e molla, problemi di depressione, abbandoni, inguaribile libertinismo, insoddisfazioni, ritorni, partenze e una presenza femminile più forte (soprattutto la figura di Sabrina Impacciatore) e che soccombe meno a quella maschile, ecco che si assiste alla "storia di tutte le storie d'amore". Risulta essere piuttosto la storia di chi ha sogni infranti, di chi non ci ha mai creduto, di chi scende a compromessi e di chi si accontenta di quel che ha, anche se non è proprio come lo vorrebbe. Un miscuglio di cosciente disincanto, illusione e cinismo, a seconda della posizione dei vari protagonisti.

Tutto questo viene rappresentato in una pellicola forse dalla lunghezza eccessiva (2 ore e 19 minuti), in cui non manca, nella parte iniziale, qualche momento comico-grottesco che diverte.

Una pellicola resa forte, popolare e trainata, già molto prima dell'uscita nelle sale, dall'omonima colonna sonora di successo, firmata Lorenzo Jovanotti, che chiude il film. Un'opera che alla fine, nonostante tutto, colpisce ed emoziona grazie alla profondità della storia, o meglio delle storie raccontate, ma gran parte del merito va anche alla recitazione degli attori.

Dieci anni fa "L'ultimo bacio" ci aveva lasciato una sensazione positiva, una sorta di piacevole speranza. "Baciami ancora", invece, lascia uno strascico di immediata malinconia e, soprattutto, di utopia, nonostante non si possa non ammettere che la situazione finale a cui giungono i protagonisti rappresenti la realtà di qualcuno e di alcune coppie contemporanee.


6 febbraio 2010

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