Dicembre 2009
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Giornalismo e creatività: quale futuro per l'informazione?
Designer, Account, Planner: la comunicazione è qui
di Giulia Murolo
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Sino ad un decennio fa non se ne parlava tanto e la capitale era Milano con i suoi centri specializzati e all'avanguardia. Stiamo parlando di comunicazione. Pian piano le cose sono cambiate, tanto che si è cominciato a parlare di studi creativi, poi trasformatisi in agenzie.
Un processo lento, quello comunicativo, che è cresciuto e si è evoluto con gli stessi mezzi di informazione: i nostri acquisti sono passati dai pc inizialmente costruiti come grandi cassoni, a tecnologie sempre più sofisticate e portatili; poi si sono aggiunti i telefoni cellulari: all'inizio un bene di lusso per pochi, poi sono diventati un bene di consumo e di comunicazione di massa.
Il passaggio a internet è stato automatico: nato come strumento di lavoro impiegato nel mondo militare, si è arrivati alle chat e oggi ai social network. Questa è stata l'evoluzione che ha caratterizzato un ventennio: in concomitanza con il progresso tecnologico, poi, si sono sviluppate nuove professionalità, per fortuna non più concentrate solo a Milano. Si è cominciato a lavorare sulla comunicazione a Roma e, spostandosi sempre più a sud, in tutta la penisola.
Dall'aziendale all'istituzionale il passo è stato breve: perciò una serie di leggi e direttive hanno imposto il diritto-dovere di informare e poi di comunicare. In realtà lo scandalo tangentopoli ha creato tra i cittadini un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni. E' stato consigliato agli amministratori di non parlare con linguaggio burocratico: tutto doveva essere accessibile, trasparente e comunicabile.
In realtà correva solo l'anno 2000 e l'allora Ministro della Funzione Pubblica fece approvare una legge che ha disciplinato sin da allora tutte le attività di comunicazione, definendo nuove professionalità.
Un'occasione per tutti i laureati in lettere, che non ne hanno voluto sapere della scuola e dei suoi ritmi: la comunicazione, dal quel momento in poi, è stato lo strumento per le pubbliche amministrazioni per spogliarsi dai panni della burocrazia per diventare strutture di partecipazione.
Nell'anno accademico 2000/2001 all'Università di Bari approdava il primo corso di Scienze della Comunicazione; pochi sono stati i temerari che hanno accolto con entusiasmo questo nuovo corso con qualche problema di organizzazione all'inizio e poi migliorato nel tempo. In realtà molti giovani dottori in scienze della comunicazione hanno trovato poco o quasi nulla del lavoro sognato.
Le redazioni giornalistiche hanno assunto aspiranti giornalisti in cerca di patentino, numerosi grafici si sono trasformati in comunicatori e molti commercialisti si sono convertiti in professionisti del marketing. Qualcosa, nel settore, si è mosso: le istituzioni hanno cominciato a credere nel valore della comunicazione e dei suoi giovani professionisti.
Oggi, per tutti quei temerari letterati e per coloro che amano questa bellissima professione, la speranza risiede nelle nuove professionalità legate alla comunicazione o all'informazione: si cercano addetti alle pr, comunicatori, addetti stampa, grafic designer, freelance, account manager, strategic planner, copy strategy, e operatori marketing. L'epoca della comunicazione è appena cominciata.