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No Dildo No Party!

Dicembre 2009

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Riunioni tra donne all'americana, in stile Tupperware, come una volta. Ma nella valigetta stavolta ci sono i sex toys. Uno sguardo sul fenomeno con Bettina Zagnoli
No Dildo No Party!

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Bettina Zagnoli

di Livio Costarella



Ci sono giocattoli e giocattoli. Comunemente si rivolgono ai bambini o agli animali, più difficilmente agli adulti. Esiste però la tendenza ad usare il giocattolo con una precisa esigenza: l'apprendimento di qualcosa. Accade nel mondo animale: provate a dare un gomitolo di lana a un cucciolo di gatto; svilupperà un'abilità e una coordinazione motoria che in futuro saranno necessarie per la caccia e la sopravvivenza.

E allora perché non pensare che anche i cosiddetti "sex toys" siano i "giocattoli" per gli adulti? Oggetti che stimolino un miglior apprendimento delle tecniche sessuali o dell'autoerotismo? L'idea fila un po' dovunque, ma in Italia - guarda un po' - siamo indietro rispetto ad altri paesi europei.
Badate bene: non si parla di sexy shop o di semplici falli di gomma che persino negli anni '80 si vendevano via contrassegno postale; erano pubblicizzati in orribili pagine di colore giallognolo poste alla fine di settimanali e mensili più o meno patinati, insieme ai fantomatici "occhiali a raggi X", quelli che consentivano di vedere attraverso i muri. Neanche Star Trek!

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Oggi, invece, i tempi sono profondamente cambiati ed anche la fruizione del sesso. Bisognava inventarsi qualcosa. Ci ha pensato la bolognese Bettina Zagnoli, con quelli che ama definire "dildo parties". Intendiamoci: Bettina non ha inventato nulla di nuovo. In Spagna li chiamano Tupper-Sex, in omaggio ai famosi Tupperware americani, utensili da cucina per la conservazione e il trasporto di cibi. Ma lei è l'unica, in Italia, a organizzare questi speciali "parties".

Di che si tratta? Lo spiega lei stessa: "Organizzare incontri con sole donne per mostrare loro gli ultimi prodotti in fatto di sex toys, provenienti direttamente dai migliori negozi di Londra o Parigi, ma anche dal resto d'Europa". Proprio come le massaie americane dei Tupperware: valigetta elegante, atmosfera conviviale, Bettina dà loro il benvenuto e comincia a decantare le virtù di ogni giocattolo. Naturalmente senza alcuna dimostrazione pratica: cosa c'è di meglio che immaginarne l'effetto o volare con la fantasia?

Bettina, peraltro, non passa inosservata: donna raffinata e di grande fascino, matrimonio da favola alle Seychelles (diventate per lei una seconda casa), un passato da grafico pubblicitario e una notevole passione per la fotografia erotica d'autore. Fieramente gelosa dei propri spazi e del rispetto, prima di tutto. La sua non è l'attività di un sexy shop qualunque (che spesso appare più come un semplice discount del sesso). Tutt'altro: gli oggetti che vende sono gioielli del piacere che qualche artista potrebbe anche pensare di mettere in mostra, prima o poi.

"Nel 2006 - racconta- feci il grande passo: decisi di aprire, in pieno centro a Bologna (sotto la Galleria Falcone Borsellino), una boutique di lingerie di lusso e sex toys di design. Dopo due anni mi resi conto che concettualmente l'operazione commerciale era troppo avanti rispetto all'imborghesimento bolognese. La mia è in realtà una città non così aperta come qualcuno pensa. Tuttavia era uno shop di lusso curato nei minimi particolari e molto londinese nell'ispirazione estetica. Per questo, probabilmente, creava già un distacco in partenza: la clientela era molto selezionata perché la lingerie costava moltissimo e alcuni oggetti avevano un design molto particolare".

I clienti tipo? "Le donne desideravano quella lingerie particolarissima come un regalo. Probabilmente da parte di qualche amante. Ma vivevo quel lavoro come una continua ricerca: acquistai anche articoli per donne in gravidanza. Capi d'abbigliamento che potessero dare un tocco di femminilità in più anche al pancione. Ma nessuno acquistava queste cose in Italia: troppi perbenisti e falsi moralisti".

Fu nel 2008 che si accese la lampadina: Bettina chiuse e trasferì Marabù Lingerie (così si chiamava) su internet ( www.marabushop.com). L'aiutarono i consigli del marito, di un amico che vive a Londra e la tecnologia galoppante degli ultimi sex toys. "Preferisco chiamarli sensual toys", però confessa.

I "dildo parties" sono stata una rapida conseguenza: il boom di "Sex and The City" ha sdoganato definitivamente oggetti come il "Rabbit" (uno dei più comuni vibratori) e anche le amiche si sono fatte coraggio, riunendosi con Bettina per questi piccoli happening didattici sull'autoerotismo (info@marabushop.com).

"Mi diverto da morire - sorride Bettina - e ho scoperto che mi piace mettere a proprio agio le persone. Ecco perché li organizzo rigorosamente con amiche o comunque con persone fidate. Non metterei mai annunci sul giornale, né andrei in posti come i club privè, non mi interessa".

Poi c'è "Minx", un vibratore di design molto costoso, esposto anche al Moma di New York, l'ovetto wireless, le polsiere-gioiello, il "Bunny" e tanti altri prodotti. C'è da scegliere, insomma. "La donna, generalmente, si diverte molto - confessa Bettina - e in fondo questi oggetti, che hanno un bellissimo design, servono soprattutto a quelle coppie che vogliono ravvivare le proprie effusioni sessuali".

E se Bettina non nega la possibile apertura dei "dildo parties" anche a coppie o uomini (purché non estranei), non rimane che farsi una cultura a tutto tondo. "La lettura che consiglio è un pamphlet di consigli molto simpatici e utili della nota pornostar francese Ovidie: si chiama "Osate…sapere tutto sui sex toys" ed è un vademecum completo sul loro utilizzo al meglio, ma anche una lettura simpatica per chi vorrà conoscere un po' meglio il proprio corpo".


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