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Siamo ciò che mangiamo?

Dicembre 2009

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Il cibo spazzatura, secondo una ricerca inglese, favorisce e accelera la depressione.
Siamo ciò che mangiamo?

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Chi consuma alimenti grassi, molto zuccherati e lavorati ha il 60% in più di cadere in depressione rispetto a chi basa la propria dieta su frutta, verdura e pesce.
Lo conferma la University College London che ha pubblicato sul British Journal of Psychiatry il primo studio sulla relazione dieta e salute mentale.
Tutto ciò è in assoluta contrapposizione con la recente pubblicazione dell'Università del Nuovo Galles del Sud, nella quale si sostiene che l'assunzione del cosiddetto 'comfort food’, sia in grado di dare un senso di benessere nei momenti di ansia e depressione ( leggi il nostro articolo sull'argomento).

Sono stati analizzati 3486 persone (uomini e donne) la cui età media si aggirava sui 55 anni. I partecipanti hanno completato un questionario sulle loro abitudini alimentari e 5 anni dopo sono stati sottoposti a test psicologici per stabilire la predisposizione alla depressione e la soddisfazione personale. I risultati hanno evidenziato la tendenza al “male di vivere” in chi predilige il cibo spazzatura.

I ricercatori hanno avanzato diverse ipotesi sulla relazione dieta-stato mentale. Innanzitutto credono che gli alti livelli di antiossidanti in frutta e verdura siano un toccasana contro la depressione. Broccoli, cavoli, lenticchie spinaci e ceci sarebbero il cibo per la mente migliore. Altro aspetto è la diversificazione degli alimenti: una dieta varia dà più soddisfazione rispetto al concentrarsi su poche tipologie di cibo.
Effetto inverso invece quello provocato dal junk food. Eric Brunner, uno dei ricercatori, afferma: «Se la dieta si basa su alimenti che provocano sbalzi del valore di zuccheri nel sangue, si possono verificare scompensi a livello cerebrale e sul sistema endocrino con effetti yo-yo sull’umore».


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