Febbraio 2010
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In occasione dei 500 anni dalla morte, scopriamo il sorprendente legame di Sandro Botticelli con l'artigianato, il cinema, la musica e la letteratura
Botticelli fuori e dentro il tempo
di Angela Patrono
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Autoritratto di Sandro Botticelli - 1475
Sono passati 500 anni dalla morte di Alessandro Filipepi, alias Sandro Botticelli (1445-1510), eppure la sua arte non smette di esercitare ancora oggi un fascino sottile ed enigmatico, con i suoi personaggi dall'aria assorta, le atmosfere fuori dai canoni spazio-temporali e il senso di incompiutezza narrativa che lascia ampio spazio all'immaginazione.
Nel XIX secolo, Botticelli ispirò la corrente artistica dei Preraffaeliti in Inghilterra. I tratti idealizzati delle donne botticelliane si riscontrano nei dipinti di Edward Burne-Jones e Dante Gabriel Rossetti; quest'ultimo compose il sonetto For Spring by Sandro Botticelli, che riscattò il pittore da secoli di oblio.
Da allora è stato tutto un fiorire di citazioni letterarie: da D'Annunzio, che descrive donne ornate di "foglie e di fiorelli/ come la donna dell'allegoria/ che apparve in sogno a Sandro Botticelli" (Chimera, 1889), a Proust, che in Un amore di Swann (1913) descrive la folgorazione del protagonista per Odette, una donna che paragona a Sefora, personaggio biblico affrescato da Botticelli nella Cappella Sistina.
Non manca neppure una dedica musicale, da parte del compositore Ottorino Respighi il quale nel 1927 eseguì il Trittico Botticelliano, ispirato a tre famosi dipinti del maestro: la Primavera, l'Adorazione dei Magi e la Nascita di Venere. Perfino il cinema gli ha reso omaggio: basti pensare a Ursula Andress che emerge dalle acque come la Venere in Agente 007: Licenza di uccidere (1962) oppure a Miranda, la protagonista di Picnic a Hanging Rock (1975) che per la sua bellezza viene paragonata a un angelo del Botticelli.
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Ma chi era realmente il creatore della Nascita di Venere? Sappiamo che era un artista poliedrico, infatti il suo talento non era confinato nell'ambito della pittura: fu anche creatore di disegni per tarsie (tra cui quelle per il Palazzo Ducale di Urbino), fine conoscitore di gemme preziose (mosse i primi passi proprio nella bottega di suo fratello Antonio, orafo) nonché disegnatore di arazzi e stendardi. Proprio alla sua abilità nel riprodurre gemme preziose e alla sua inventiva come decoratore di tessuti sono dedicate due mostre che avranno luogo quest'anno nella sua Toscana: "Pregio e bellezza. Cammei e intaglio dei Medici" al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, Firenze, dal 25 marzo al 27 giugno, e la Biennale Internazionale del Merletto a Sansepolcro, dall'11 settembre al 15 novembre.
Non tutti, però, conoscono un'altra grande passione di Sandro Botticelli: la Divina Commedia. A questo proposito, il biografo Giorgio Vasari racconta nelle Vite un aneddoto che vede protagonisti Sandro e un suo amico, accusato di eresia dal pittore con tanto di convocazione davanti al Vicario. Il motivo? Pur sapendo leggere a malapena, l'amico si permetteva di commentare e citare Dante.
Alla fine l'accusa di eresia si rivelò una burla ben architettata da Sandro (che, come racconta sempre Vasari, non era nuovo a questo tipo di scherzi), ma questo serve a farci capire come il pittore dovesse nutrire una vera e propria venerazione per Dante e la sua opera.
Alcune delle illustrazioni della Divina Commedia del Botticelli
Infatti Botticelli si cimentò in un'impresa osata solo da pochi altri grandi (tra i quali possiamo ricordare Blake e Doré): l'illustrazione della Divina Commedia. Nel 1481 uscì un'edizione a stampa della Commedia con il commento dell'umanista Cristoforo Landino. Botticelli realizzò alcuni disegni per le incisioni, ma poi dovette interrompere l'impresa per recarsi a Roma ad affrescare la Cappella Sistina. Tornato da Roma, Sandro, su committenza di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici (il cugino del Magnifico), eseguì verso gli anni '90 del Quattrocento altre illustrazioni del poema, che possiamo rintracciare nelle novantadue pergamene conservate tra Roma (presso la Biblioteca Apostolica Vaticana) e Berlino. E' interessante come il pittore sia riuscito a riprodurre fedelmente l'odissea del sommo Poeta nel mondo ultraterreno. Dante e Virgilio vengono seguiti passo dopo passo nella loro traversata infernale, in sequenza, con una tecnica paragonabile a quella del fumetto.
Proprio nei disegni dell'Inferno è visibile la vena ironica di Botticelli, soprattutto nelle rappresentazioni dei diavoli. Il Purgatorio viene rappresentato nelle sue complesse simbologie mentre nel Paradiso domina un'essenzialità che rivela la pienezza spirituale di cui è invaso il regno dei beati.
Insomma, Botticelli si rivela un pittore-poeta dall'animo complesso, capace di passare in un attimo dal sacro al profano, dalla burla alle meditazioni filosofiche. E forse, è per questo che ancora oggi lo sentiamo così vicino.
24 febbraio 2010
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