4U Magazine

Cerca nel mese

Vai ai contenuti

Disoccupazione, il grave problema sempre più attuale

Febbraio 2010

______________________________________________________________________________________________________________________

Comunicati stampa, percentuali e statistiche: chi conosce la reale situazione italiana ed estera?

Disoccupazione, il grave problema sempre più attuale

di Annalisa Audino

Commenta questa notizia o suggeriscine altre alla nostra casella di posta elettronica

_____________________________________________________________________________________________________________________

Si chiama Tra le nuvole la nuova commedia americana sul "tagliatore di teste" in tempo di crisi: un affascinante George Clooney licenzia chi gli capita a tiro perché "l'economia, il profitto, le necessità aziendali vogliono così". E sembra bonariamente sorridere (sempre che ci sia da sorridere) su ciò che accade negli uffici di mezza Europa da un po' di tempo a questa parte.

I giornali pubblicano ogni giorno bollettini di guerra con le percentuali dei disoccupati in ogni Regione, nelle grandi città e nei vari settori di produzione, mentre i Ministri sostengono che la crisi sia ormai alle nostre spalle e non si rendono conto che,

vai alla pagina successiva.. >>

_____________________________________________________________________________________________________________________

Per la tua pubblicità su
4U magazine scrivi a:
info@erredigi.net

_____________________________________________________________________________________________________________________

forse, questa calamità economica che si è abbattuta sull'Europa sta solo affilando le unghie per doppiarci e dare un altro colpo di coda. Perché al di là dei comunicati stampa, degli articoli giornalistici, delle percentuali e dei sondaggi, ci sono le persone, diciamo pure nel caso specifico gli italiani, giovani e meno giovani, che con la crisi, la disoccupazione ed un mercato del lavoro ormai impazzito, fanno a pugni ogni giorno.

Molti giovani disoccupati vivono tra una collaborazione qui, un contratto a progetto là, una sostituzione a destra e un part-time di poche settimane a sinistra. Chi scrive, nell'ultimo mese, si è sentita offrire uno stage di un anno senza rimborso spese, a 60 km da casa e senza prospettive, un lavoro pagato metà in nero e metà no, un lavoro di sei mesi pagato con in cambio una stanza per vivere, tre collaborazioni a titolo gratuito perché "nella vita non si sa mai", un posto da commessa a 200 km da casa perché era necessario provare all'azienda quanto fossimo disposti a vivere per lei.

Ci sono laureati a casa, in attesa di un posto di lavoro o ormai rassegnati a passare da uno stage all'altro nella speranza che prima o poi gli anni passino, l'età non sia più "da stage" e qualcuno si degni di offrire un contratto. Twitter, Facebook, LinkedIn e tanti altri social network sono diventati le ultime spiagge su cui chiedere, direi implorare, che qualcuno li assuma.

Li chiamano bamboccioni, fannulloni, li accusano di restare a casa dai loro genitori fino ai trent'anni o di non saper progettare il futuro come i coetanei stranieri. Qualcuno addirittura li prende in giro proponendogli la paghetta mensile, in cambio del taglio delle pensioni dei loro genitori, gli unici che grazie a Dio permettono loro un futuro: ma dove andranno così?
Per non parlare di coloro che hanno una famiglia e si sono ritrovati sui tetti a difendere un lavoro tanto odiato quanto amato, a difendere la semplice dignità e il proprio diritto di sopravvivenza.

Nelle piazze esplodono i cortei e le guerriglie, mentre sul web spopolano i blog dei precari e dei disoccupati ormai in fase di disperazione: si firmano Precaria09, Serendipity (facendo riferimento al significato della parola, quella sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra), Odioilmiostage, nostage, LaStancaSilvye e avanti di questo passo. Sono persone arrabbiate (qualcuno ha trent'anni passati e tanto giovane non è più), stanche, deluse dagli adulti che promettono e non mantengono, sempre più convinte che il loro Paese non è fatto per i giovani o che i proclami dedicati alle pari opportunità, alla flessibilità, al miglioramento e alla meritocrazia non siano altro che bolle di sapone.

Già, le pari opportunità. Negli Stati Uniti una moglie su cinque ha uno stipendio più alto del marito di circa il 22%. Addirittura è più alto il numero delle donne che hanno un livello di educazione più elevato dei compagni di vita. In Italia? L'occupazione femminile resta inchiodata al 47,2% contro oltre il 70% di quella maschile e le opportunità di assunzione sono molto più che dimezzate.

L'Italia si sta trasformando sempre più in una repubblica (termine sempre più discutibile) fondata sulla raccomandazione e sullo sfruttamento. Il posto fisso non esiste più, ormai bisogna farsene una ragione, ma è necessario che chi ha le redini del mercato del lavoro e dell'economia si imponga di mettersi in gioco per dare maggiore stabilità e opportunità concrete ai lavoratori, oltre che garanzie: io lavoro (bene o male, questo è un discorso a parte), tu mi paghi (tanto o poco, anche questo è un discorso a parte). Da che mondo e mondo è sempre stato così e così deve restare.
Si chiama "giustizia minima" o "diritto al lavoro".

18 febbraio 2010


______________________________________________________________________________________________________________________


Torna ai contenuti | Torna al menu