Febbraio 2010
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La decisione storica presa recentemente dalla Francia riapre l'annosa questione dell'opportunità di mascherare il volto delle donne islamiche col burqa. Un'analisi della condizione della donna, ancora violata in troppe nazioni
Giù il burqa, si accomodi!
di Alessia Ferrara
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La situazione delle donne nel mondo muta in relazione alla cultura che soggiace nel paese di appartenenza. Per ogni diversa civiltà la condizione della donna assume di caso in caso aspetti camaleontici e spesso, purtroppo, inquietanti ed inaccettabili. Le donne occidentali hanno combattuto per la loro emancipazione. Hanno avuto la possibilità di rivendicare il proprio diritto di sentirsi libere da condizionamenti e privazioni.
Dopo lunghe lotte femministe, iniziate a partire dall'800 in vari paesi europei, oggi la civiltà occidentale vanta la parità tra i due sessi e ne professa l'uguaglianza in tutti i campi. La donna dell'Occidente viene rispettata e lasciata libera di manifestarsi in ogni sua forma di pensiero ed espressione, come è giusto che sia in ogni cultura civile. Purtroppo lo stesso non accade in molti altri paesi del mondo.
Se pensiamo all'Africa bisogna assolutamente considerare il fondamentale ruolo che le donne svolgono per le loro famiglie e per l'intero continente. Sono madri, mogli, infaticabili lavoratrici. Si impegnano in casa per mantenere la famiglia, occupandosi loro stesse del rifornimento di acqua percorrendo lunghi tragitti a piedi, lungo strade poco pratiche. Lavorano inoltre con le altre donne in cooperative per l'agricoltura, il commercio o la trasformazione di materie prime.
È dunque sul loro lavoro che si regge la struttura sociale ed economica africana. In Senegal le ore lavorative di una donna sono 18 e purtroppo, se ci si sposta in altre zone, il numero non cambia di molto. Oltre a questo c'è da dire che gli uomini africani sono poligami, condizione che naturalmente viene accettata dalle varie mogli. Alla base di una simile struttura sociale vi è il concetto intrinseco nella società africana che vede le donne totalmente al servizio della comunità e quindi dell'uomo. Inoltre ricordiamo la penosa, dolorosissima e mutilante pratica dell'infibulazione, ancora conseguenza di una visione antica e svilente per le donne africane.
Nel Bangladesh (Asia) troviamo un altro caso sconcertante di violenza, sempre e comunque derivante dalla concezione che si ha in quei paesi della donna. Colei che rifiuta l'uomo che la tradisce o che comunque svela poco gradimento nei suoi confronti, viene deturpata con dell'acido gettatole sul volto. Questa violenza inaccettabile ed inumana comporta danni che nella maggior parte dei casi sono irreversibili (il volto delle povere vittime è irrimediabilmente compromesso e in certi casi alcune donne perdono anche la vista). Gli uomini che commettono tale reato incorrono, per fortuna, in interventi punitivi che vanno da svariati anni di reclusione all'ergastolo. L'unico dato positivo di tale realtà è che negli ultimi 10 anni il numero di simili violenze è nettamente diminuito.
Spostandoci ancora, verso ovest, arriviamo nell'estesa terra dell'Islam, in un universo culturale ormai noto. La cultura islamica, paventando il movente di natura religiosa, costringe le donne ad indossare il burqa. C'è da precisare che, data l'estensione del territorio, ci sono zone in cui le donne hanno ottenuto molti privilegi, dapprima prerogativa esclusiva dell'uomo. In altre zone, però, le donne non hanno libertà di parola, né di espressione, né addirittura di spostamento. Non solo. Come nel caso africano, le islamiche devono subire la poligamia maschile, potendo essere anche oggetto di rifiuto, dunque ripudiate dall'uomo.
Le donne dell'Islam, indossando il burqa, sono una sorta di rappresentazione fisica della visione del "concetto di donna" che risiede alla base della cultura presente nei territori citati e non solo. Una visione che diverge palesemente da quella occidentale, riguardo la quale si è esposta qualche giorno fa la Francia, per la prima volta nella storia dell'Occidente. Il Parlamento francese ha istituito un'apposita commissione che, dopo sei mesi di valutazione, si è espressa in merito, concludendo con un rapporto in cui si dichiara che il burqa offende i valori nazionali della Francia.
Per questo motivo il paese deve prendere atto di tale condizione e deve vietarne l'uso. Addirittura la commissione tiene a precisare che le donne saranno costrette a mostrare il volto all'interno di luoghi pubblici. La repubblica francese evidenzia chiaramente la propria posizione ed è così ad un passo dal vietare il burqa negli spazi pubblici. Finalmente uno Stato che difende la sua cultura dicendo no al burqa e ai valori in esso racchiusi. Il Presidente Sarkozy ha infatti affermato: "La dignità della persona e l'uguaglianza assoluta tra l'uomo e la donna sono valori essenziali della Francia".
Fa riflettere che, a tutt'oggi, ci siano ancora milioni di donne sottomesse, costrette a subire violenze fisiche e psicologiche. Ogni paese che si dichiara civile non può che dar seguito a quanto affermato dal Presidente di Francia, aiutando le donne appartenenti ad altre culture a sentirsi finalmente libere.
10 febbraio 2010
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