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Gli abiti invenduti? Buoni per la spazzatura, ma rigorosamente lacerati

Febbraio 2010

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L'incredibile caso dei capi d'abbigliamento invenduti dalla "H&M" e trovati in grandi quantità nei cassonetti. Rigorosamente distrutti. Le proteste delle associazioni americane di volontariato

Gli abiti invenduti? Buoni per la spazzatura, ma rigorosamente lacerati

di Giulia Murolo

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Ha il cartellino, è nuovo e non è stato venduto. Allora lo strappiamo. Stiamo parlando di capi di abbigliamento. Un episodio che ha dell'assurdo ma che invece ha un riscontro nella realtà. La scoperta è stata fatta da una giovane studentessa della "City University" di New York (di nome Cynthia), che passeggiando nelle ore notturne per le strade della città si è imbattuta in piramidi di vestiti depositati nelle vicinanze dei cassonetti, erano tutte buste stracolme di abiti tutti con cartellino, nuovi ma "perfettamente" lacerati.

Sbalordita alla vista di quei "rifiuti", ha deciso di portarli nella sua casa di Brooklyn sperando di poter poi trovare qualcuno disposto a sistemarli per renderli indossabili. Cynthia ha spesso trovato, durante le sue passeggiate sulla 35esima strada, indumenti della famosa azienda di abbigliamento svedese "H&M". Tutti distrutti nella spazzatura: in quella sera di dicembre, infatti, si è imbattuta in circa 20 sacchi di vestiti dell'azienda svedese, tutti rigorosamente tagliati.

Gli scarti riportavano tutti il cartellino del negozio H&M che regna sulla 34esima strada, appena ad est di Sixth Avenue a Manhattan. Le preziose buste contenevano indumenti mai indossati e che, per evitare che venissero rivenduti o utilizzati, qualcuno aveva tagliato prima di gettarli via. Guanti con dita tagliate, giacche con fodere strappate, maglie con grandi buchi al centro, calze tagliate, scarpe con le suole distrutte.

La bizzarrìa è stata poi raccontata dal New York Times che ha dedicato alla multinazionale svedese (presente in 22 paesi nel mondo) un approfondito articolo pubblicato lo scorso 5 gennaio. La notizia ha lasciato sgomenti i newyorchesi, che nelle stagioni invernali sono solitamente alle prese con temperature gelide, senza parlare del livello di povertà abbastanza diffuso: i dati ufficiali dicono che a New York un abitante su cinque vive sotto la soglia di povertà. Pare che i quintali di vestiti fossero lasciati al bordo della strada praticamente ogni notte.

L'azienda produttrice, attraverso il suo portavoce Nicola Christie, si è pubblicamente scusata ed ha affermato che la politica aziendale non è assolutamente quella che invece è stata attuata dal negozio di Manhattan. Al contrario, abitualmente, vestiti invenduti vengono donati dall'azienda svedese ad associazioni di beneficenza, ed ha anche assicurato che ciò che è avvenuto non accadrà mai più. Non molto tempo prima di questo spiacevole avvenimento, peraltro, la multinazionale di abbigliamento low cost aveva suscitato l'ammirazione dei consumatori più attenti con il lancio di una nuova linea di abbigliamento "sostenibile" e con la dichiarazione di voler limitare fortemente lo spreco di carta. Un errore che sicuramente le costerà caro.

Non diverso è stato il caso "Wal-Mart". Non si sa ancora se si sia trattato di pura coincidenza o casualità, ma nelle settimane precedenti il Natale, in corrispondenza della 35esima strada, sono stati ritrovati centinaia di capi di abbigliamento altrettanto lacerati, questa volta con il marchio Wal-Mart. Il gigante della grande distribuzione, negli Stati Uniti, ha lasciato borse piene di vestiti distrutti: ogni abito, infatti, aveva buchi enormi realizzati a macchina. Non sono mancate le repliche da parte di associazioni americane di volontariato, che si sono dimostrate subito disponibili a raccogliere gli abiti per i più poveri.


10 febbraio 2010

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