Febbraio 2010
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L'evoluzione iconografica dei santi nel nuovo millennio: la loro nuova e inaspettata veste è quella dei famosissimi cartoon giapponesi
I nuovi santini hanno gli occhi a mandorla
di Angela Patrono
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I Santi Evangelisti
Occhi grandi, corpo volutamente sproporzionato e un tocco di computer graphic. È il nuovo volto dei santi della tradizione cattolica, per la prima volta rivisitati in stile manga. I soggetti sono esposti dal 6 febbraio presso il Museo Diocesano di Venezia in una mostra dedicata a loro, dall'emblematico titolo Scherza con…i santi. L'esposizione, che si terrà fino all'11 aprile, ha come scopo quello di avvicinare le giovani generazioni alla riscoperta della tradizione e dei suoi simboli. Sì, perché nonostante le perplessità che possono suscitare in un cattolico vecchio stampo, questi santi sono fedeli alla rappresentazione iconografica tramandata nei secoli: Santa Lucia ha gli occhi sul vassoio, San Marco è accompagnato da un leone, San Sebastiano viene trafitto dalle frecce e così via.
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In realtà lo "Studio Ebi" di Brescia, realizzatore del progetto, aveva già compiuto un'operazione simile due anni fa: si trattava di Che santo è?, una serie di 42 cartoline, poi ampliate e divenute libro, che rappresentano dei veri e propri santini contemporanei. Sul dorso di ogni cartolina troviamo una graziosa e coloratissima immaginetta manga, sul retro il significato del nome, la ricorrenza e cenni biografici.
Queste iniziative dal carattere innovativo non hanno lo scopo di banalizzare le figure dei santi, ma al contrario, di esaltare le loro figure come modello sempre attuale, puntando su un linguaggio fresco e comprensibile. Soprattutto dai più giovani, assuefatti, per esempio, al linguaggio dei manga, che ormai ha preso piede anche in Italia grazie all'invasione trentennale di cartoni e fumetti provenienti dal Sol Levante.
In ogni caso, dietro questo simpatico progetto c'è uno studio approfondito e rigoroso, sostenuto da un comitato scientifico che si avvale della collaborazione di esperti come Giuseppe Fusari, storico dell'arte e docente di Iconografia e Iconologia presso l'Università Cattolica di Brescia. Come spiega Paolo Linetti, coordinatore del team dello Studio Ebi, "i santi sono stati riprodotti tenendo in considerazione il corretto abbigliamento, non solo per periodo storico, ma anche per zona geografica. Ad esempio, per realizzare Santa Lucia (al lato) abbiamo principalmente tenuto in considerazione non solo gli elementi sopra indicati, ma soprattutto il corpo della santa che riposa a Venezia, dissimile dall'immaginario collettivo che la vede alta, bionda con gli occhi azzurri (gli occhi raffigurati da noi nel piatto sono marroni, a ricordo di quelli terreni, mentre i nuovi azzurri divengono simbolo del veder più chiaramente dopo il martirio)". Hanno riscosso in particolare molto successo i santi di colore, a evidenziare che la gente ne ha abbastanza dei soliti stereotipi iconografici.
Santa Lucia, in versione tradizionale e manga
Il "papà" dei manga, Osamu Tezuka
È ormai attestato che i manga, con la loro forza espressiva a volte esasperata (vedi i deformed, caricature stilizzate al massimo che esprimono tutte le sfaccettature dei sentimenti), riescono a parlare al cuore dei più giovani. E un numero sempre crescente di autori sta cercando di imitare questo stile: si moltiplicano le riviste, i giornalini o per usare un termine tecnico i tankobon, cioè le testate periodiche che racchiudono una parte della storia a puntate.
Nel 2007 l'ex premier giapponese Taro Aso, grande estimatore di questa forma d'espressione, ha addirittura istituito un International Manga Award, una sorta di premio Nobel per i mangaka non giapponesi. Il successo planetario è stato tale che perfino la Disney ha aggiunto una collana dedicata ai manga tra le sue pubblicazioni. Basti pensare al caso di Kindgom Hearts, videogioco (poi fumetto) nel quale personaggi in stile tipicamente manga convivono con personaggi dell'universo disneyano. Ma in un certo senso, questo è anche un omaggio doveroso al "papà" dei manga, Osamu Tezuka, il quale, per il suo Kimba, il leone bianco affermò di essersi ispirato ai languidi occhi del Bambi disneyano, dal quale deriverebbero così gli occhioni espressivi di molti personaggi manga.
Insomma, neppure i santi sfuggono a questa affascinante e vivace contaminazione tra oriente e occidente. Aspettiamo curiosi la prossima puntata.
22 febbraio 2010
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