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Loft dolce Loft, addio vecchia Factory

Febbraio 2010

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Le ultime tendenze sui gusti abitativi contemporanei. Da Warhol ai nuovi architetti e creativi di oggi

Loft dolce Loft, addio vecchia Factory

di Silvia Fucigna

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Una magia architettonica, una tendenza, uno stile di vita. Stiamo parlando del loft, una tipologia abitativa che stuzzica la fantasia di architetti e arredatori, ma anche di creativi ed eccentrici personaggi. L'idea, come spesso accade, nasce nelle metropoli americane, da atipici personaggi in cerca d'autore con pochi soldi in tasca, quelli che abbiamo visto e rivisto nei film a metà fra genio e sregolatezza.

Quelli che vivono nel loft. Come tutte le mode che hanno a che fare col riutilizzo, anche questo è strettamente legato alle contemporanee necessità abitative, agli alti costi degli immobili con conseguente bisogno di trovare spazi alternativi che possano essere riadattati a rispondere alle esigenze familiari e lavorative.

Torneranno in mente a tutti le centinaia di fotografie scattate all'interno della "Factory" di Andy Warhol dagli anni '60 in poi, spazio ottimale per artisti e musicisti senza regole. E continuano a non esserci regole all'interno dei loft: spesso gli arredi sono ridotti all'osso, le vetrate sono grandi e i serramenti scarni. Si mantiene molto, anzi il più possibile, degli elementi che davano carattere all'edificio industriale presente in precedenza, esaltandoli e mostrandoli come elementi di un'architettura ora irriproducibile, storica.

Spesso l'unico elemento isolato è la zona dei servizi, mentre non ci sono separazioni, o sono date solo da elementi di arredo, fra la zona notte e la zona giorno. Gli ambienti possono essere zen con candidi cuscini e geometrici disegni oppure fatti di pilastri in ghisa e altissime scaffalature di acciaio, i mobili saranno su misura o pezzi di design, le luci soffuse o originali della struttura, la cucina tecno o vintage.

L'avanguardia, in questo senso e per quel che riguarda il Belpaese, ce la mostra ancora una volta Milano, schierando alcuni eccellenti esempi di ex architettura industriale in aree strategiche della città. Potremmo cominciare con quella che fino a poco più di dieci anni fa era il quartier generale della Schlumberger, una fabbrica di strumenti di precisione, che una volta chiusi i battenti ha lasciato un "vuoto" di quasi 30.000 mq. L'area sita in via Savona, via tra le più interessanti della città, di sicuro non poteva passare inosservata dai creativi milanesi che presto l'hanno scelta come abitazione.

Giuseppina Motta e Luca Papiani fondano nel 1999 lo studio di architettura MPa, studio che non costruisce ma reinventa vecchi e abbandonati spazi industriali, carichi di fascino, originali e richiestissimi. E nelle ex Acciaierie Riva hanno deciso di vivere con la propria famiglia proprio i fondatori, un loft di 1.000 mq tutto da creare che i due architetti hanno studiato e rivisto nei minimi dettagli.

Ancora una volta grandi vetrate, molta luce e pareti bianchissime. Enormi spazi completati da piccoli ambienti a fare da appendice alle esigenze di una normale famiglia con figli. La cubatura sovradimensionata, esasperata da mobili minimal, cede la scena ad un meno strutturato spazio esterno ma comunque attrezzato ad hoc per il relax.

Appena fuori dal centro, a Lambrate, un'altro "famoso" sceglie di vivere in una fabbrica. Filippo Facci, giornalista televisivo, si fa suggerire dall'architetto Gianluigi Mucci, il giusto modo per trasformare l'ex Faema in un'abitazione estremamente versatile, tanto da essere vissuta sia come abitazione che come spazio di lavoro.

In 300 mq infatti sono dislocati la zona living, la cucina, lo studio e un set fotografico e pubblicitario a disposizione degli "addetti ai lavori", mentre un'enorme vetrata accompagna la vista all'esterno in una terrazza di 75 mq che arricchisce l'atmosfera della zona divani regalando luce in abbondanza . Particolari sono inoltre gli arredi, un alternarsi di armonie cupe e saturanti con giochi di luce minimalisti.


Ognuno ha quel che si merita!


6 febbraio 2010

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