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Monna Lisa, l'autoritratto di Leonardo

Febbraio 2010

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A 491 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, tra i più grandi geni del mondo, si torna a parlare della misteriosa attribuzione del suo quadro più celebre. Con qualche polemica

Monna Lisa, l'autoritratto di Leonardo

di Sabina Sestu

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Le sue opere hanno ispirato romanzi (il più famoso "Il codice da Vinci" di Dan Brown), suggerito ricerche scientifiche, sorpreso per la loro modernità, ma, oltre a essere fonte di continua meraviglia, molti dei suoi capolavori sono ancora avvolti da un velo di mistero che affascina studiosi e ricercatori di tutto il mondo.
Tra le sue tante opere d'arte quella che più attira la curiosità di molti è la Gioconda, nota anche come Monna Lisa, una pittura ad olio su legno di pioppo che misura 77x53 cm che il grande Maestro dipinse a Firenze tra il 1503 e il 1506.
È uno dei dipinti più famosi al mondo, raffigurante una donna dal sorriso enigmatico e un'espressione pensierosa, che alcuni studiosi ritengono rappresenti Lisa Gherardini, sposa in seconde nozze di Francesco Bartolomeo del Giocondo (da cui il nome di "Gioconda"), mentre secondo altri rappresenta la madre del pittore. Negli anni si sono formate numerose ipotesi e polemiche attorno a quest'opera, l'ultima in ordine di tempo è quella formulata dalla ricercatrice americana Lillian Schwartz, secondo la quale La Gioconda non sarebbe altro che un autoritratto del Maestro.

La Schwartz ha eseguito particolari test al computer che hanno messo in evidenza una notevole somiglianza tra i lineamenti della Gioconda e quelli dell'artista. Questi nuovi risultati hanno convinto un team di studiosi italiani a richiedere la riesumazione del corpo del pittore, perché "solo recuperando lo scheletro di Leonardo potremo ricostruire il suo viso e confrontarlo con quello della Monna Lisa", ha detto l'antropologo Giorgio Gruppioni, durante un'intervista rilasciata al prestigioso Times.

Le spoglie di Leonardo si trovano ad Amboise (in Francia), dove egli si trasferì nel 1516, ospite di Francesco I re di Francia e dove vi morì tre anni dopo, nel 1519, all'età di 67 anni. Il gruppo di studiosi diretto da Silvano Vicentini ha già contattato le autorità locali e i proprietari della dimora dove si trovano le spoglie di Leonardo per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie alla riesumazione. Secondo il Times i permessi dovrebbero arrivare entro la prossima estate. Una volta riesumato il corpo di Leonardo dovrebbe essere effettuata la datazione al carbonio 14 e in seguito si potrebbe comparare il DNA con i resti di alcuni suoi parenti, per capire se le ossa rinvenute appartengano proprio al grande Maestro.

"Potremo scoprire dettagli che non sono presenti nei libri di storia. Dall'analisi delle ossa saremo in grado di capire se a causare la morte del pittore sia stata la sifilide, la tubercolosi o qualche altra malattia. D'altronde la sifilide fece numerose vittime nel primo trimestre del 1500" afferma Vicentini. Numerosissime le critiche a questo nuovo progetto a partire da Nicholas Turner, curatore del Getty Museum di Los Angeles, che pensa sia una follia: "Per molti Leonardo è veramente una fissa. Noi sappiamo chi è la donna del quadro, ne conosciamo l'identità. Se il pittore fosse vivo sarebbe amareggiato da tutto questo".

Anche Vittorio Sgarbi critica il progetto, in quanto non capisce come questa operazione possa essere utile per capire la Gioconda, in quanto lui da tempo è arrivato a una conclusione, e cioè che la Monna Lisa non nasconda alcun mistero e che non ci sia niente da comprendere che non sia chiaro all'apparenza. Il quadro si trova attualmente esposto al Louvre di Parigi e appartiene di diritto alla Francia, in quanto fu acquistato dal re Francesco I direttamente da Leonardo: si dice che il maestro abbia ricevuto 4000 ducati d'oro per la sua opera, una cifra enorme per l'epoca.

Le controversie sul quadro non riguardano solo la sua identità: venne infatti rubato nel 1911 e del furto vennero accusati due personaggi d'eccellenza il poeta Guillaume Apollinaire e il grande Pablo Picasso, entrambi scagionati. In seguito si scoprì che a trafugarlo dal Louvre fu un italiano, Vincenzo Peruggia, convinto che il quadro appartenesse all'Italia e che uscì tranquillamente dal museo con il quadro sotto il cappotto. Fu la sua avidità a farlo scoprire, cercò infatti di vendere il quadro a un mercante di Firenze. Dopo aver fatto il giro di tutta Italia, il quadro venne restituito alla Francia nel 1913. La verità è che il fascino delle opere di Leonardo continuerà per sempre e nessuna teoria o ipotesi su di esse riuscirà a scalfirne il mistero.

3 febbraio 2010

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