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Wolfman, la leggenda riprende vita

Febbraio 2010

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In sala il remake del classico horror L'uomo lupo: una rilettura moderna che infonde nuova linfa al mito

Wolfman, la leggenda riprende vita

di Vincenzo Caramia

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La passione per i sequel o per il ripescaggio strategico di alcuni titoli di successo (presi dalla tv o dal cinema) ha sempre, storicamente, affascinato produttori desiderosi di capitalizzare o a corto d'idee. E questo è confermato dall'ultimo trend. Tutto, o quasi, è già stato raccontato e in un'epoca in cui tornano in auge i vampiri e imperversano i supereroi presi a prestito dai fumetti, c'è posto così anche per Wolfman, il fanta-horror con Benicio del Toro (anche produttore), rifacimento del classico horror L' uomo Lupo di George Waggner.

Benicio del Toro

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Questo remake, che ha esordito con il discreto incasso di 2 milioni di euro nel primo weekend di uscita nelle sale italiane, è certamente al livello del film originale, seppur possa ricordare, più che l'impronta classica della storia, un miscuglio generale di più teorie sui licantropi. Di horror ha molto poco e non fa molta paura ma il film è comunque interessante perché, a parte quel poco di sangue che deve solo ricordare la brutalità della bestia, ci fa entrare in un'epoca diversa, fatta da mostri, leggende e da uomini che impotenti assistono allo scontro fra titani.

Film complesso, Wolfman affonda le sue radici culturali negli anni '40, quando la Universal creò un genere cinematografico nuovo e remunerativo. Si trattava di una derivazione dell'horror, in altre parole i cosiddetti "monster movie". A questo genere, che a sua volta si ispira alle figure presenti nei romanzi gotici, appartengono l"uomo invisibile", la "mummia", "Frankeinstein", vari mostri della laguna e l"uomo lupo" appunto.

La figura del licantropo protagonista del film del 1941 è diversa da tutti gli altri film horror prodotti dalla Universal: il povero protagonista Larry Talbot è schiacciato da un fato, un destino che sfugge al suo controllo ed è tipico della tragedia greca. Talbot non può far altro che assistere impotente alla maledizione che lo ha colpito, così come ogni volta vede comparire la stella a cinque punte sulla mano della sua prossima vittima.

Rifare oggi un film su questo tema senza tenere conto dei classici del genere è impossibile ma Wolfman non è una semplice riproposta della storia inventata da Curt Siodmack per L'uomo lupo di George Waggner (1941). Ne è piuttosto una rilettura moderna, contagiata da elementi che ne sottolineano il valore mitologico senza sminuirne il senso.

Wolfman non è stato realizzato solo per la ristretta cricca degli amanti dei film di mostri: è un'opera di genere spettacolare, opportunamente violenta, godibile sia a un livello più semplice che per chi ama cogliere i molti temi sparsi nella storia: il rapporto amletico tra il padre e Lawrence Talbot (non per niente nella finzione famoso attore shakesperiano), la tragedia di Edipo che termina qui in un orrore ancora più estremo, la psichiatria sperimentale e punitiva di fine Ottocento. Sono presenti anche i rapporti formali tra uomo e donna pronti a modificarsi in amore al solo sfiorarsi, l'oscurità che libera l'anima dannata nel carcere del corpo, la vendetta e la repressione sociale e sessuale. Tutti temi "alti", affrontati in un contesto palesemente "basso".

Del nuovo Wolfman è molto interessante l'aspetto visivo. La sceneggiatura è basata su quella originale del film del '41, che però aveva un'ambientazione contemporanea dell'epoca. Nel remake invece le immagini catturano bene atmosfere gotiche e romanticismo dell'Inghilterra tardo '800, sempre molto affascinanti e suggestive.

E' assolutamente impeccabile il trucco del mago del make up Rick Baker (sei volte premio Oscar, la prima, non a caso, per Un lupo mannaro americano a Londra). Il make up si unisce all'effetto meccanico e a quello generato al computer quasi senza interruzioni, in un'unione che non domina mai sull'attore e sulla credibilità del film. Un mix in perfetto equilibrio che rende Wolfman una pellicola tale da riuscire a catturare l'essenza del soggetto originale e a infondergli nuova linfa vitale.

Girato in Inghilterra e a Praga, in splendide location, con i grandiosi costumi della nostra Milena Canonero, Wolfman è un film moderno e al tempo stesso vecchio stile. A ogni luna piena, la leggenda può continuare a vivere.

24 febbraio 2010



4U magazine CINEMA - Speciale WOLFMAN

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