Gennaio 2010
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Le scorte di greggio, motore primo di moltissime attività umane, si stanno esaurendo. E le grandi potenze dormono
Petrolio: This Is The End
di Ettore Russo
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E' ormai opinione comune che la civilizzazione, così come la conosciamo, sia destinata ad avere fine. E per carità, non è la solita apocalittica profezia di turno della "Nostradamus-Maya & co.", di cui ormai abbiamo piena la testa e i cinema. Semplicemente, anni ed anni di ricerche e studi da parte di geologi, fisici ed economisti in giro per il mondo hanno portato alla formulazione della cosiddetta Teoria del Picco del Greggio.
Una teorizzazione secondo la quale, nell'anno 2005, il pianeta Terra ha raggiunto il picco massimo di estrazione del prezioso oro nero e quindi, inesorabilmente, le scorte di petrolio nel 2030 saranno uguali a quelle del 1980.
Guardando il grafico questo è evidente pure per i meno esperti e può sembrare non preoccupante. Ma non si tratta solo di seguire col dito un tracciato disegnato su carta: le considerazioni su questo fenomeno sono ben altre.
La popolazione globale, stando alle proiezioni, tra vent'anni sarà il doppio rispetto a quella del 1980 e decisamente più petrolio-dipendente. Con la conseguenza che la domanda mondiale di petrolio avrà un'impennata vertiginosa, mentre l'offerta sarà sempre più scarsa; i costi di produzione cresceranno e si innescherà una vera e propria guerra alle risorse residue.
Teoria, questa, che fu abbondantemente anticipata in tempi non sospetti dal geologo americano Marion King Hubbert. Egli, mostrando il risultato dei suoi studi, lanciò un monito alla sua nazione ipotizzando che il picco massimo di estrazione di greggio negli Stati Uniti si sarebbe raggiunto nel 1970. Predisse inoltre il picco mondiale nell'anno 2000. Così non è stato. Il Dr. Hubbert ha sbagliato la sua previsione di 5-10 anni. Addirittura. La comunità scientifica ha però riconosciuto la validità del suo lavoro, tant'è che il Picco del greggio è anche conosciuto come Picco di Hubbert.
Circa l'errore di previsione del geologo abbiamo scritto "addirittura" di proposito. Ci siamo mai domandati infatti se l'energia, in termini generali, abbia una sua storia? Esistono storicamente l'età della pietra, quella del bronzo, quella dell'oro e così via. Ma ci siamo mai chiesti se esiste un'era dell'energia?
Guardando il grafico, noterete con stupore che tutto quello che abbiamo implementato in termini di energia (petrolio compreso) non è che un piccolissimo rigonfiamento su un grafico. Dall'anno zero fino al quattromila l'energia ricoprirà solo una minuscola area; non contemplando le civiltà presenti prima dell'avvento di Cristo. Ci chiediamo quindi cosa siano 5-10 anni nella previsione di un fenomeno di così ampia portata.
La soluzione al problema appare lontana. Molte delle attività oggi svolte avvengono, infatti, grazie al petrolio. E non si tratta solo dei trasporti o dell'agricoltura, ma della moderna medicina, della distribuzione dell'acqua, della difesa nazionale. Per non parlare di tutto ciò che è direttamente derivato dal petrolio, come dispositivi elettronici basati su microchip, plastica, internet, asfalto e autostrade, fino alle moderne città che vanno mantenute produttive e illuminate. Un intero modo di pensare e concepire il progresso potrebbe essere stravolto.
E non va meglio ragionando in termini di energie alternative. Pannelli solari, pale eoliche, celle ad idrogeno, biodiesel e nucleare richiedono tutte grandi lavorazioni metallurgiche. Ognuno di questi elementi fa uso di componenti come alluminio, argento, platino, che una volta scoperti devono essere estratti. Perfino l'uranio è destinato ad esaurirsi.
Né possiamo puntare su nuove fonti petrolifere non ancora scoperte.
Il picco massimo nella scoperta di giacimenti petroliferi è stato infatti raggiunto nel 1962 e simili livelli sono oggi impensabili. Non basterebbero dunque le ingenti quantità di greggio scoperte nel Golfo del Messico o in Canada a sopperire al graduale esaurimento.
Resta da chiedersi, quindi, se gli attuali governi siano coscienti di questa situazione e se stiano cercando delle soluzioni. Certamente le amministrazioni statunitensi erano consapevoli del problema già alla fine degli anni settanta, quando la CIA approntò un non meglio classificato dossier sulla questione. C'è anche chi ipotizza che la risposta recente dell'amministrazione Bush al Picco del Greggio sia stata la guerra in Iraq: ma questo andrebbe approfondito in altro luogo insieme ad altre teorie cospiratorie. Nessuno, invece, è in grado di confermare il livello di coinvolgimento di Barack Obama, sebbene sembri certo che alcuni componenti del suo staff siano informati sulla vicenda. Per il momento, il dibattito mondiale è maggiormente incentrato sui problemi legati al clima e al riscaldamento globale.
Le difficoltà nell'inquadrare e risolvere una situazione sulla carta potenzialmente critica emergono tutte dalle parole del Dr. Hubbert, che già negli anni cinquanta affermò: "La nostra ignoranza non è così vasta quanto il nostro fallimento nell'usare ciò che conosciamo."
E se pensiamo che gli studi attuali hanno rincarato la dose, arrivando ad affermare che i figli dei nostri figli non potranno mai viaggiare su un aereo, forse la situazione non è poi così da trascurare.
Basterebbe magari, a parere di chi scrive, soffermarsi meno sui problemi climatici e più sulle conseguenze del crollo petrolifero e sulla nostra incapacità di razionarlo equamente. In fondo, lo stato attuale di salute del clima globale è fortemente condizionato dall'importanza che il petrolio riveste nelle nostre vite. Come sarà la vita sulla Terra dopo il crash petrolifero e il prosciugamento di ogni giacimento? Riflettiamoci.