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Entra in vigore anche in Italia la Class Action

Gennaio 2010

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Il nuovo anno in Italia ha portato un regalo molto gradito ai consumatori, l'azione di classe o Class Action. La legge relativa è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Ecco in pillole in che cosa consiste e come deve essere usata

Entra in vigore anche in Italia la Class Action

di Sabina Sestu

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La Class Action, in sostanza, è un’azione giudiziaria promossa da uno o più cittadini che si sentono danneggiati dal comportamento scorretto di un’azienda o di un ente e che chiedono al Tribunale competente di accertarne la responsabilità e di stabilire il risarcimento dei danni se dovuti.
Se la sentenza ha esito positivo è valida per tutti coloro che hanno aderito alla causa. È certamente un vantaggio per il cittadino italiano, in quanto, almeno inizialmente, non è necessario il patrocinio di un avvocato.
L’azione di classe può essere presentata da un singolo cittadino, associazione o comitato con un atto di citazione al Tribunale competente.


Se più cittadini si sentono lesi per gli stessi fatti e contro lo stesso ente o azienda, le cause vengono riunite. Prima dell’avvento di questa legge erano le associazioni dei consumatori ad avere l’esclusiva nel promuovere l’azione, ma dal primo gennaio chiunque può esperirla.
Chi vuole agire tramite la class action aderisce alla causa collettiva, rinunciando però in tal modo ad ogni altra azione individuale.
I tribunali abilitati in Italia sono undici e precisamente: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari.

La class action ha avuto il suo avvio negli Stati Uniti negli anni ‘60, paese dove si può intentare causa alle aziende, società ed enti che agiscono contro gli interessi dei singoli cittadini. Ultimamente una class action è stata intentata dagli editori e autori riuniti contro il noto motore di ricerca Google per aver violato i diritti di copyright sui libri e per agire in regime di monopolio.

Ma in Italia funzionerà allo stesso modo? Pare proprio di no. Mentre sembra che negli States si possa fare causa contro qualsiasi azienda (pensiamo ai casi che hanno avuto esito positivo come quello riguardante le multinazionali del tabacco accusate di aver provocato il cancro a diversi cittadini americani e che sono state costrette a pagare milioni di dollari), in Italia sono stati posti diversi paletti.

In primo luogo la legge non è retroattiva e non può essere quindi applicata a illeciti antecedenti al 1° luglio 2008: la fanno franca, quindi, tutte quelle vicende che hanno colpito i risparmiatori italiani negli anni precedenti, da Cirio a Giacomelli, da Parmalat ai bond argentini. Inoltre non viene finanziata la class action per intentare causa alla Pubblica Amministrazione e non si può fare causa per beni acquistati per svolgere attività professionale. Le cause contro la PA non hanno carattere risarcitorio, ossia gli utenti non otterranno un euro: si possono denunciare i disservizi ma questi saranno tesi solo a tenere sotto pressione l’amministrazione pubblica.

L’effetto che il Ministro Brunetta vorrebbe così ottenere sarebbe quello di maggior efficienza e qualità, ma è alquanto difficile credere che se non si è costretti a pagare per i disservizi questi andranno a migliorare. In Italia le prime a preoccuparsi per una possibile introduzione della class action sono state le banche, che ora aspettano di vedere come si svolgeranno le azioni intentate contro di loro dai cittadini, i quali si lamentano per le commissioni troppo elevate applicate ai conti correnti, tanto per dirne una.

Lo spirito della class action americana è sempre stato quello di tutelare i più deboli attraverso un istituto giuridico che desse la possibilità al topolino di sconfiggere la montagna. In Italia, anzi in tutta Europa, non esiste una legge che possa definirsi così all’avanguardia come quella americana. Ci si augura, quindi, che la nuova legge introdotta quest’anno sia solo il principio di una maggiore tutela del consumatore e del singolo cittadino contro lo strapotere delle imprese, industrie, banche e istituti finanziari.


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