Gennaio 2010
______________________________________________________________________________________________________________________
Un'analisi del mondo del lavoro alla luce della percezione che ci danno televisioni e giornali. Come si vive la situazione in Europa e in Italia
Lo spettro della disoccupazione, un tema sempre più caldo
di Andrea Ferraro
______________________________________________________________________________________________________________________
Molte sono le tematiche che esulano la reale percezione che noi abbiamo di esse. Le avvertiamo, ma non dando loro il giusto peso. Di disoccupazione in Italia, soprattutto in seno al continuo tramonto annunciato della grande crisi, se ne parla, ma mai con i dovuti toni. Un problema reale al quale, o si dà troppa importanza in casi specifici o, peggio, verso il quale si tende a girare la faccia e fare gli scongiuri.
La Banca d'Italia considera il tasso di disoccupazione "reale" superiore al 10%: 2.600.000 persone. Un calcolo che associa ai disoccupati anche i cassintegrati cronici e i "lavoratori scoraggiati". Quelli, cioè, che rinunciano a cercare occupazione perché ritengono la situazione sfavorevole. Anche se i cittadini non sembrano accorgersene.
Afflitti da una "percezione" diversa e distorta. La disoccupazione, infatti, preoccupa il 37% degli italiani, secondo un' indagine di Demos per Unipolis sullo stato di sicurezza. Il 2,5% più dell'anno scorso, ma il 7% più di due anni fa. È motivo di angoscia, non solo in Italia, anche nel resto d'Europa.
Il 51% dei cittadini della UE la indica fra le due principali emergenze da affrontare. E il 40% aggiunge anche la crisi economica. Ma, nel nostro paese, sembra quasi che si cerchi di smorzare i toni dei dati alla mano, un modo come un altro per evitare gli stati ansiogeni e la conseguenziale angoscia collettiva.
Sia il ministro Sacconi che il premier Berlusconi parlano di disfattismo, inutile allarmismo, confondendo l'approccio analitico alla questione come un attacco al potere. Si parla di occupazione, argomento al centro dell'attenzione in tutta Europa. In Italia, invece, nei Tg dei canali nazionali e in quelli delle principali tv commerciali, alla disoccupazione e alle difficoltà economiche delle famiglie, nel periodo fra il 18 ottobre e il 7 novembre 2009, viene dedicato il 7% delle notizie "ansiogene".
Quelle, cioè, che raccontano fatti e contesti critici. L'anno prima lo spazio dedicato alle medesime tematiche era oltre 4 quattro volte superiore: 27%. Due anni prima, intorno al 16%. Per cui la disoccupazione c'è, si sente e fa paura. Quindi il problema resta. Solo che se ne parla meno. Un'analisi condotta dall'Osservatorio di Pavia ha rivelato che al tema "occupazione e contesti critici" la tv italiana dedica un terzo dello spazio rispetto alla media degli altri Tg europei; mentre l'argomento "evergreen" della neonata tv digitale resta la criminalità.
Quindi, per sfidare il clima del "va tutto bene" sono per primi i lavoratori (e i non ancora tali) che sfidano l'audience dei temi che di più attirano l'attenzione del pubblico: la tv infatti dedica molto più spazio alle forme di protesta, dal blocco di una strada, all'occupazione di una fabbrica, rispetto all'approfondimento della tematica in sé per sé. Le notizie che sconvolgono il pubblico, insomma, vengono sempre preferite ai reati degli immigrati, ma si continua a vederle come situazioni isolate. Cosa non bisogna fare per attirare l'attenzione e creare notizia.
30 gennaio 2010
vai alla pagina successiva.. >>
Per la tua pubblicità su
4U magazine scrivi a:
info@erredigi.net
______________________________________________________________________________________________________________________
______________________________________________________________________________________________________________________