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Un sogno chiamato Shuttle (seconda parte)

Gennaio 2010

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Attraverso l'STS e i sistemi di propulsione riutilizzabili, continua il nostro viaggio nel mondo della navetta spaziale più famosa

Un sogno chiamato Shuttle (seconda parte)

di Giuseppe Picca

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Lo Space Trasportation System (STS) è la prima astronave riutilizzabile nella storia dell'astronautica. Difatti, fino alla sua entrata in servizio, ogni volta che un razzo vettore ("Redstone", "Titan" e "Saturn") veniva lanciato, tutti i suoi componenti andavano perduti stadio dopo stadio, e questo influiva in maniera pesante sui costi delle missioni spaziali.
L'idea di una navetta riutilizzabile comincia a circolare alla NASA mentre i primi uomini devono ancora arrivare sulla Luna. Infatti nel 1966 iniziano i primi collaudi di piccoli velivoli che vengono portati in volo e appesi sotto l'ala di un bombardiere B-52, per essere poi sganciati e fatti rientrare come alianti atterrando su una pista. Nel 1969 la NASA assegna a quattro grandi società spaziali americane un contratto di studio per realizzare un velivolo spaziale riutilizzabile.

Alla fine dei sei mesi del contratto la General Dynamics, la Lockheed, la McDonnell Douglas e la Rockwell International presentano un progetto di una navetta composta da due moduli completamente riutilizzabili. Fra i piani del Governo americano vi era anche la costruzione di una stazione spaziale in orbita terrestre ma, purtroppo, l'interesse per lo spazio, dopo l'euforia dello sbarco sulla Luna, stava scemando. I bilanci della NASA cominciarono ad essere ridimensionati e venne scelto di abbandonare, momentaneamente, il progetto per la stazione spaziale per concentrare tutti gli sforzi sulla navetta.

Per limitare ancora i costi, si decise di adottare un sistema con un solo veicolo, aiutato al lancio da due razzi convenzionali riutilizzabili, ed in grado di rientrare come un normale aereo. Nel 1972 il Presidente Nixon approva il piano della costruzione che viene affidato alla Rockwell. Per la base di lancio verranno utilizzate le infrastrutture del Kennedy Space Center in Florida e le stesse rampe di lancio, adattate ed aggiornate, delle missioni Apollo per la Luna.

Tutto è pronto per dare alla luce quello che è considerato il più complesso e completo mezzo aerospaziale della storia. Ed ecco quindi che, dopo anni di studio e prove tecniche, il 12 settembre del 1977 vede la luce il primo Shuttle. La sua complessità è tale che sono stati impiegati migliaia e migliaia di uomini per lo studio, la realizzazione e la gestione del sistema STS. Ma come è composto questo fenomenale mezzo che aveva visto, nella sua storia, anche una prova di imitazione da parte dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche con lo Shuttle dell'est chiamato Buran (tempesta)?

Lo Space Trasportation System è composto da tre parti: dallo Space Shuttle Orbiter - OV (la navetta vera e propria che può trasportare sino ad un massimo di 10 persone), dall'External Tank - ET (il serbatoio esterno di colore arancio) e dai due Solid Rocket Boosters - SRB (i due razzi ausiliari laterali di colore bianco).

Ma scendiamo un pochino nei particolari parlando più approfonditamente delle caratteristiche di ogn'uno di queste tre parte. Lo Shuttle (che in gergo tecnico viene anche chiamato Orbiter) è un aerospazioplano riutilizzabile formato da un'ala a delta, da una fusoliera che é dotata di grande e imponente impennaggio verticale. Lo Shuttle è inoltre equipaggiato con tre motori principali per il decollo da terra (Space Shuttle Main Engines - SSME), più 2 motori per le manovre in orbita terrestre (Orbital Manuvering System - OMS) e, inoltre, è dotato di 38 piccoli motori che controllano l'assetto (Thrusters)

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