23 Giugno 2010  ____________________________________________________________________________________________________________________________________________
Gli ultimi dati sulle conseguenze nocive per chi fuma allarmano sempre di più. I vantaggi dati dall'astenersi dal vizio sono sotto gli occhi di tutti, ma una guerra a colpi di divieti non basta
Le bionde assassine
di Andrea Ferraro
Un miliardo di persone sulla faccia della terra sono schiave della tanto amata-odiata sigaretta. Il tabagismo coinvolge un settimo della popolazione mondiale, ognuno di loro convinto di poter smettere quando vuole. A pochi giorni di distanza dalla "Giornata Mondiale Senza Tabacco" i dati alla mano dell'Istituto superiore della Sanità, per quanto riguarda il numero dei fumatori in Italia, rivela percentuali imbarazzanti. Non sono bastati, infatti, i divieti nei luoghi pubblici, le multe salate e le campagne antifumo: il numero dei fumatori è di nuovo in salita e tende ad aumentare.
L'età media, nella quale si inizia, è tra i 15 e i 17 anni, il 34,2% delle donne e il 40,5% degli uomini. Così, per gioco, per emulare l'amico, o semplicemente per provare, iniziano il loro rapporto con la nicotina. Solo 3 persone ogni 10 (che tentano di farla finita col vizio) riescono ad arrivare fino in fondo con la loro scelta; gli altri riprendono in media dopo massimo 5 mesi. E' ovvio che smettere di fumare rappresenta una vera e propria sfida con se stessi, ma quali sono gli step da affrontare, le difficoltà e cosa può rafforzare la volontà di un individuo in astinenza?
Ultimamente una componente che ha contribuito ad arginare il diffondersi del vizio è stata la norma antifumo nei luoghi pubblici: dai dati Doxa gli intervistati, nell'ordine dell' 80%, sarebbero disposti all'estensione del divieto di fumo anche nei cortili e negli spazi all'aperto di proprietà delle scuole, nelle aree aperte degli ospedali, in misura minore nei giardini pubblici e addirittura alla guida. È ovvio che il semplice divieto non basta, gli strumenti utili che possono arginare il costume devono agire soprattutto sul comportamento: la molla che permette agli individui di dire no deve sempre scattare dentro se stessi, gli interventi esterni possono però aiutare a mantenere la giusta condotta.
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La probabilità di successo è 5 volte maggiore se ricorriamo all'aiuto del medico o se ci rivolgiamo ai centri antifumo che propongono terapie comportamentali e farmacologiche.
Un'indagine condotta una decina di anni fa, tra specialisti per catalogare le droghe in base alla loro velocità nel creare dipendenza, ha messo il fumo in cima alla lista, persino prima della cocaina. Infatti il fumo è il metodo migliore per trasportare una sostanza psicoattiva al cervello. In meno di sette secondi il 25 per cento della nicotina assorbita si è già fissata ai recettori cerebrali specifici. I benefìci per chi smette sono indubbi e quasi istantanei:
- 8 ore dopo: si abbassa la pressione arteriosa e si normalizza il battito cardiaco
- 48 ore dopo: migliorano il gusto, l'olfatto e la circolazione sanguigna
- 72 ore dopo: si respira meglio, si fa meno fatica a fare uno sforzo
- 2 settimane dopo: aumenta del 30 per cento la funzionalità polmonare
- 3 mesi dopo: migliora il metabolismo e si acquistano maggiori energie
- 1 anno dopo: scompare completamente il bisogno fisiologico di fumare
Decine sono i metodi di cura alternativa per il vizio del fumo: si va dalle sedute di gruppo all'agopuntura, dall'utilizzo di erbe medicinali simili alla nicotina fino alla fisioterapia a base di frutta per sopperire ai danni dell'astinenza. I metodi di certo non scarseggiano, ma fondamentalmente ognuno di questi è inutile se non accompagnato da una forte volontà di smettere. Le difficoltà da affrontare per chi smette si trovano paradossalmente nelle buone intenzioni degli altri di farli smettere: ghettizzare un fumatore, utilizzare gli spauracchi sui pacchetti, l'informazione sui rischi per la salute non aiuta; anzi, tutto ciò tende a far sentire perseguitato chi il vizio già ce l'ha e fa in modo che lo rafforzi.
Superata la dipendenza fisica, il difficile è interrompere la ritualità del fumare, la dipendenza psicologica: è quello il passo più difficile da compiere. Quanto alle diciture sulle confezioni di sigarette, che associano al fumo l'immagine del cancro, sono mosse psicologicamente negative. Il nostro inconscio non sa distinguere il bene dal male, registra il messaggio come un comando e può innescare davvero un processo di malattia. Oggi, in Italia, fumano 14 milioni di persone, ma fino a pochi anni fa erano otto milioni in più. Questi otto insomma ce l'hanno fatta, e degli attuali schiavi della sigaretta, l'80 per cento (dice una recente indagine promossa dai medici di famiglia) vuole proprio smettere. Al di là di tutte le crociate, insomma, aleggia nell'aria una gran voglia di buttare la sigaretta una volta per tutte.
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