23 Giugno 2010  ____________________________________________________________________________________________________________________________________________
Qualità e costo della vita, ecologia, infrastrutture: le valutazioni delle indagini "Mercer" sono ormai un fondamentale strumento per le multinazionali ma anche molto utili per chi viaggia
Le migliori (e peggiori) città del mondo
di Vincenzo Caramia
E' Vienna ancora una volta - e per il secondo anno consecutivo - la città con la migliore qualità della vita al mondo. Ad affermarlo è l'indagine annuale della società londinese di consulenza Mercer Human Resource Consulting, secondo uno studio su 221 grandi città del mondo.
Milano, la prima città italiana a essere annoverata fra le prime cinquanta, è al 41° posto, Roma al 54°. Ultima classificata, come del resto era prevedibile, è Baghdad, capitale irachena.
Alla vigilia delle grandi partenze per le vacanze, soprattutto per chi predilige la scoperta delle città, ecco dunque uno strumento di analisi, che tuttavia può essere utilizzato in due sensi opposti. Può prevalere, infatti, la scelta di conoscere luoghi dove si vive meglio rispetto a quella di orientarsi verso realtà peggiori, per scoprirne le ragioni e, perché no, magari anche il fascino. D'altra parte il viaggio, è o non è soprattutto scoperta?
Le città sono confrontate con New York, punto di riferimento, cui è attribuito un punteggio di 100. Obiettivo dello studio di Mercer, finanziato da istituzioni pubbliche e imprese private, è quello di fornire un parametro di rimborso equo per i dipendenti inviati all'estero. Ormai però, con il passare degli anni, la graduatoria è diventata un classico, utilizzato un po' da tutti e per diversi scopi. Due città svizzere, Zurigo e Ginevra, si trovano al secondo e terzo posto, seguite a pari merito da Vancouver, nel Canada e Auckland in Nuova Zelanda. Tra le città statunitensi, che non fanno bellissima figura, la meglio piazzata (31° posto) è Honolulu, evidentemente la meno "americana" di tutte, mentre Singapore è la migliore delle località asiatiche (28°) ma è anche al primo posto per le infrastrutture urbane. Per l'Africa e il Vicino Oriente è Dubai la capitale meglio qualificata, al 75° posto della classifica globale.
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In sintesi quindi, le città europee continuano a dominare, assieme a quelle canadesi e del "down under" oceanico, la parte alta della classifica, i primi venticinque posti: fra le capitali, Berna è al nono posto, Berlino al 17°, Stoccolma al 20°; Parigi e Londra sono rispettivamente in 34° e 39° posizione.
Il ranking ecologico. Sempre da Mercer, arriva un ranking stilato su criteri strettamente ecologici, che tengono conto di qualità dell'acqua potabile, dello smaltimento dei rifiuti, di presenza di parchi urbani e di livello di inquinamento dell'aria. Calgary si guadagna il primato, mentre nessuna città italiana rientra fra le prime cinquanta. Al secondo posto c'è Honolulu, al 3° un'altra città canadese, la capitale Ottawa, al pari con Helsinki. Poi Wellington, Minneapolis, Adelaide e Copenhagen. Ultima delle cinquanta città che fanno parte della classifica stilata con parametri ecologici, è Francoforte.
Lo studio di Mercer per elaborare la classifica sulla qualità della vita, che ha interessato 215 città, si basa su trentanove fattori raggruppati in dieci categorie, che vanno dalla situazione politica, sociale ed economica fino a quella dei servizi pubblici, sanitari, dei trasporti, alle strutture ricettive, alle bellezze naturali.
La classifica di quest'anno identifica, inoltre, le città dotate delle migliori infrastrutture: energia elettrica, acqua, servizi telefonici e postali, trasporti pubblici, traffico e numero di voli internazionali dall'aeroporto locale. Singapore è al primo posto (109,1 punti), seguita da Monaco al secondo posto e da Copenhagen al terzo. Le città giapponesi di Tsukuba e Yokohama sono al 4° e 5° posto, mentre Dusseldorf e Vancouver sono al sesto posto a pari merito. Baghdad è ultima in classifica con soli 19,6 punti.
Parakatil, senior researcher di Mercer, ha osservato: "Le infrastrutture hanno un'incidenza significativa sulla qualità della vita degli expatriates. Se funzionano bene, sono spesso date per scontate, ma possono generare un grave disagio quando vengono a mancare. Le aziende devono offrire indennità adeguate per compensare i propri expatriates di queste e altre privazioni".
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Secondo l'ultima indagine sul costo della vita poi, Tokyo ha scalzato Mosca dal primo posto in classifica ed è ritenuta la città più cara per gli "expatriates" (i dipendenti inviati all'estero). Osaka è al secondo posto e recupera nove posti rispetto allo scorso anno, mentre Mosca scende al terzo posto. Ginevra recupera quattro posizioni e si attesta al quarto posto, mentre Hong Kong ne recupera una e sale al quinto. Johannesburg ha sostituito Asunción in Paraguay come città più economica in classifica. I primi dieci posti sono occupati da città europee e asiatiche, salvo New York che è ottava.
Anche in questo caso, New York è utilizzata come città di riferimento con 100 punti; tutte le città sono raffrontate con New York e le oscillazioni dei cambi sono calcolate rispetto al dollaro. Tokyo ottiene 143.7 punti ed è quasi tre volte più cara di Johannesburg con un punteggio di 49.6. L'indagine Mercer copre 143 città in sei continenti e mette a confronto il costo di oltre 200 articoli in ogni città, compresi alloggi, trasporti, cibo, abbigliamento, prodotti per la casa e il tempo libero. Tutto ciò fa di questa indagine la più completa sul costo della vita, ed è uno strumento importantissimo per le multinazionali.
Nella classifica di quest'anno si osservano notevoli variazioni nelle posizioni delle città, dovute principalmente alle oscillazioni dei cambi a livello mondiale. La maggior parte delle città europee ha perso posti in classifica; Varsavia ha subito il cambiamento più indicativo, perdendo ben settantotto posti (dal 35° al 113°). Londra e Oslo, entrambe tra le prime dieci nella classifica dello scorso anno, hanno perso rispettivamente tredici e dieci posizioni. La stessa tendenza si registra in Australia, Nuova Zelanda e India. Sydney ha perso cinquantuno posizioni, passando dal 15° al 66° posto e Mumbai è scesa dal 48° al 66° posto. Le città di USA, Cina, Giappone e Medio Oriente sono invece salite in classifica. New York è una new-entry tra le prime dieci, passando dal 22° all'8° posto, Pechino si attesta al 9° posto contro il 20° del 2008. Il Giappone ha ora due città tra le prime dieci e Dubai ha recuperato trentadue posizioni per attestarsi al 20° posto.
Nathalie Constantin-Métral, altra senior researcher di Mercer, commenta: "Tra le conseguenze dirette della recessione economica dello scorso anno abbiamo osservato delle fluttuazioni significative nella maggior parte delle valute mondiali, il che ha inciso profondamente sulla classifica di quest'anno. Molte valute, tra cui l'Euro e la sterlina inglese, si sono fortemente indebolite rispetto a un dollaro più forte, facendo scendere vertiginosamente nelle classifiche diverse città europee. A causa della forte esposizione a molteplici economie e valute, le aziende multinazionali continuano a essere gravemente colpite dalla crisi finanziaria. Il costo dei programmi per gli expatriates è notevolmente influenzato dalle oscillazioni nei cambi e dai tassi di inflazione. Ora che il contenimento dei costi e i tagli sono tra le maggiori priorità per quasi tutte le organizzazioni, è fondamentale tener d'occhio le evoluzioni dei fattori che determinano il costo della vita per gli expatriates e le indennità per l'alloggio. Per le aziende multinazionali è importante confrontarsi sistematicamente con le altre organizzazioni, per garantire pacchetti retributivi equi e allineati al mercato".
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