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Nessun giocattolo viene lasciato indietro

23 Giugno 2010  ____________________________________________________________________________________________________________________________________________

A distanza di undici anni, ecco il terzo e ultimo capitolo della saga firmata Pixar che inaugurò l'era dei lungometraggi in computer grafica. Questa volta è in 3D e riesce anche a commuovere

Nessun giocattolo viene lasciato indietro

di Vincenzo Caramia

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In principio fu un'alleanza forzata tra i protagonisti giocattolo Woody, il cowboy, e Buzz Lightyear, l'uomo dello spazio. Andy, il piccolo proprietario dei giocattoli preferisce Woody tra tutti ma quando sua madre gli regala quel fantastico pezzo di fantascienza modernista di Buzz, ci mette poco a invertire l'ordine di preferenza. E quando il piccolo Andy se ne va a dormire, Woody, Buzz e company si svegliano e conducono una loro libera esistenza.
Un'alleanza forzata tra i due perché si trovano ad affrontare assieme una prova di sopravvivenza di primo grado; Andy e la famiglia iniziano il trasloco e la giocosa compagnia rischia seriamente di essere abbandonata.

Quattro anni dopo, in "Toy Story 2", Woody si trova in grosso pericolo perché rischia di finire in Giappone e di non rivedere mai più i sui compagni. Ma Buzz accompagnato da Slinky Dog, Mr. Potato Head, Rex e Hamm si lancia nell'impresa di salvarlo.
Adesso, dopo undici anni, tornano i pericoli per gli apparentemente indifesi giocattoli, con Andy ormai in età da college e con le valigie pronte per andarci.

Arriva nelle sale italiane "
Toy Story 3 - La grande fuga", alla cui base c'è un'idea forte, che in qualche modo chiude il cerchio rispetto al primo film: in questo nuovo capitolo, Andy, il proprietario dei giocattoli, parte appunto per il college e Woody, Buzz e compagnia vengono donati per errore a un asilo. Ma se dapprima la nuova casa dei giocattoli sembra un paradiso, in cui essere utilizzati ogni anno da bambini diversi, presto i nostri eroi-giocattolo scopriranno quanto possa essere logorante la loro nuova vita, e progetteranno l'inevitabile evasione. La nuova casa si rivelerà, infatti, una sorta di asilo-lager, dove i bambini di ogni etnia sanno essere anche feroci e dove altri giocattoli, che portano nei loro occhi dolori immensi, come l'essere stati rifiutati o dimenticati dagli adorati proprietari, si sono trasformati in aguzzini.

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In quest'ultimo episodio, non mancano i nuovi personaggi. Su tutti l'orso rosa che profuma di fragola Lotso Grandi Abbracci, dall'apparenza tanto gentile, ma in realtà è un tiranno che rinchiude pupazzi e animaletti in gabbie con l'aiuto di soldatini e del minaccioso bambolotto Big Baby. Da non trascurare anche l'istrice con i caratteristici pantaloncini lederhosen di nome Pricklepants. Ma la new entry di maggior spicco è soprattutto il complessato e vanesio Ken, un dandy formato giocattolo, che nella storia incontra per la prima volta nella vita Barbie (arrivata all'asilo insieme ai giocattoli di Andy). Nasceranno scintille che promettono di scatenare l'ilarità del pubblico e la loro love story rappresenta un'inevitabile crescita del film.

Il merito di questa nuova avventura per Woody & C. è, come le precedenti volte, della Pixar, già artefice dei bellissimi "Alla ricerca di Nemo" (2003), "WALL-E " (2008) e "Up" (2009).

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Si tratta del secondo sequel dell'originario "Toy Story", risalente al 1995 e che fu il primo lungometraggio d'animazione della storia completamente sviluppato in grafica computerizzata. L'embrione dell'idea di un film basato sui giocattoli si poteva già trovare in "Tin Toy" del 1988, che fu il primo cortometraggio in computer grafica a vincere il Premio oscar. In questo corto compare per la prima volta la figura di un bambino, neonato, che terrorizza un giocattolo dotati di propria volontà, che cerca invano di scappare e nascondersi. Di seguito "Toy Story" svelò a tutti i bambini "l'anima" dei giocattoli e ricordò ai più grandi la loro infanzia o adolescenza attraverso la visione di quei personaggi che furono parte di un passato importante.

Tom Hanks, che presta dal primo episodio la voce al coraggioso cowboy Woody, racconta: "Ho figli grandi e altri piccoli. Toy Story ha rappresentato tappe importanti per tutti noi, con gioie e dolori palpabili per le ferite che anche ai giocattoli il destino riserva. Accompagnare Toy Story verso un'età più adulta è stato importante. Il film ormai fa parte dell'immaginario infantile e di quello adulto e celebra il valore del gioco e dell'amicizia".

John Lasseter, il boss della Pixar e della Disney, ha diretto i primi due film ma per questa pellicola ha passato la mano al regista Lee Unkrich. E' sua e di Andrew Stanton l'idea-base del copione: "
Mi sono ispirato con tutte le emozioni di un padre all'ingresso del mio primogenito al college. Lo aiutai a preparare tutti i bagagli e mentre lo osservavo spostare il fido cowboy Woody e gli altri giocattoli, mi resi conto che avevo le lacrime agli occhi". Il tema del passaggio alla prima maturità è il cuore centrale della pellicola perché anche i giocattoli, in una sorta di metafora della vita, sono costretti a confrontarsi con la realtà e con il fatto che le abitudini e gli affetti si trasformano e le difficoltà avanzano.

"Toy Story 3", che si pensa possa diventare il più grande successo di sempre della Pixar, rappresenta la conferma di come ormai anche il cinema d'animazione si stia avviando verso una sempre più marcata serialità (basta pensare a Shrek, arrivato al quarto film, tra poco in uscita, e anche all'annunciato seguito di Monsters & Co., sempre firmato Pixar). Un genere che riscuote sempre più successo, tra i grandi e tra i più piccini, grazie al mix di fantasia, emozioni e divertimento che solo esso riesce a garantire.

Per mantenere fedele il ricordo dei personaggi fin dal primo episodio, nella versione italiana, per Woody e l'astronauta Buzz, le voci saranno ancora quelle di Fabrizio Frizzi e Massimo Dapporto.

4U MAGAZINE - speciale Toy Story 3

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