22 Luglio 2010  ______________________________________________________________________________________________________________________________________________
Gli studi abbondano, ma non c'è nessuna conclusione chiara sul fatto che il latte possa essere un alimento buono o cattivo
Bevete più latte o non bevetene affatto
dalla Redazione
Poche cose nella vita hanno l'aspetto puro e semplice come un bicchiere di latte. La lista degli ingredienti sulla confezione è piacevolmente breve. Tutto ciò che dice è "latte", forse insieme ad alcune informazioni aggiuntive come vitamina A e vitamina D. Senza conservanti, senza coloranti artificiali, niente fruttosio, zuccheri aggiunti. Nulla. Solo latte. Una particolare miscela di sostanze nutritive - tra cui proteine, calcio, magnesio e potassio - che non si può trovare altrove.
Ma come molte cose che appaiono semplici, ci sono informazioni che non risultano chiare e scontate come si suppone. Il latte fa bene o male? Quanto se ne deve bere? Meglio quello intero, scremato o UHT?
Secondo l'USDA, il Dipartimento di Agricoltura statunitense, è consigliabile bere almeno tre tazze di latte al giorno per individuo adulto. Ma la ricerca sulle proprietà del latte non è ancora sufficientemente chiara. "Questo è uno dei prodotti più complessi e interessanti nel campo dell'alimentazione," dice il Dott. Walter Willett, presidente della facoltà di nutrizione alla Harvard School e nutrizionista tra i più importanti al mondo "e noi non abbiamo ancora tutte le risposte sui suoi reali benefici."
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Molti nutrizionisti di alto profilo affermano che il latte in grandi quantità è una parte essenziale della dieta quotidiana che può aiutare a prevenire osteoporosi, problemi cardiaci, cancro e altre malattie.
D'altra parte, animalisti e promotori del veganismo sostengono che il latte vaccino è un "incubo nutrizionale che non fa parte della normale dieta umana". Il dott. Neil Barnard, fondatore del PCRM (Physicians Committee for Responsible Medicine, organizzazione no-profit promotrice di un'alimentazione vegana) dichiara: "E' grave, il latte è nutrizionalmente perfetto solo per uno scopo: alimentare un vitello. L'idea che dovremmo bere il latte da una mucca è proprio bizzarro."
Dal suo punto di vista invece Willett sostiene che "una o due tazze di latte ogni giorno costituiscono una sorta di 'cassetta di sicurezza', un obiettivo ragionevole e nutriente. Ma oltre a questo," dice, "i vantaggi non sono chiari, e ci potrebbero essere alcuni rischi".
Tra i cibi che vengono maggiormente attaccati per la loro salubrità ci sono appunto i prodotti lattiero-caseari Secondo un report del sito ufficiale del PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) "sono un pericolo per la salute, sono legati a allergie, stipsi, obesità, malattie cardiache, cancro e altre problematiche … il latte è spesso contaminato con sangue di mucca o pus".
The Physicians Committee for Responsible (Comitato dei Medici per la Medicina Responsabile) ha da sempre individuato il latte come un prodotto particolarmente pericoloso della tipica dieta occidentale. Il sito web PCRM riporta che i grassi saturi presenti nei latticini aumentano il rischio di malattie cardiache. Il sito attacca anche la saggezza popolare secondo la quale i latticini aiuterebbero a prevenire problemi ossei. Mette inoltre in evidenza il Nurses Health Study, una ricerca sviluppata nell'arco di 12 anni e che ha coinvolto di più di 77.000 donne, che ha dimostrato che non vi è alcun legame diretto tra assunzione di latticini e irrobustimento osseo o riduzione dell'incidenza di fratture.
Al contrario, nel 2009 il Journal of American College of Nutrition riporta studi statistici che dimostrano che un aumento della quantità di prodotti lattiero-caseari nella dieta incrementa la densità ossea. Uno studio di 12 mesi finanziato da una società greca di prodotti lattiero-caseari ha richiesto ad un gruppo di donne di assumere 1.200 milligrammi di calcio e 300 milligrammi di vitamina D sotto forma di prodotti caseari (che equivalgono a circa quattro tazze di latte). Queste, alla fine del periodo di analisi hanno sviluppato ossa dell'anca e della colonna vertebrale più forti rispetto al gruppo di donne che hanno mantenuto la loro dieta normale.
Anche il cuore risente degli influssi del latte. Il potassio contenuto aiuterebbe a mantenere sotto controllo la pressione sanguigna, l'acido linoleico coniugato - un acido grasso presente nel latte e delle carni bovine - sembra riesca ad abbassare il rischio di attacchi cardiaci, mentre la parte grassa provocherebbe un aumento di colesterolo definito "cattivo", negativo per la circolazione.
Insomma, non se ne viene a capo.
A complicare le cose ora interviene anche un ultimo studio, al quale hanno partecipato anche laboratori di ricerca italiani. Hanno scoperto che gli uomini che bevono molto latte sono a rischio di incremento di cancro alla prostata. Il latte infatti contiene ormoni naturali - tra cui un ormone chiamato IGF-1 - che stimola la crescita.
Willett e altri esperti temono che una grande quantità di questo ormone potrebbe contribuire a sviluppare cellule cancerose, in particolare appunto alla prostata e, in misura minore, alle ovaie.
Ora siamo ai raffronti, dati alla mano, per una verifica approfondita delle incidenze sulle evoluzioni di fenomeni tumorali legati più o meno strettamente all'assunzione di latte. Si incrociano i dati legati a fenomeni di formazioni neoplastiche, studiando i risultati di 45 ricerche precedenti che coprono quasi 27.000 casi di cancro alla prostata, dove finora non è stato trovato nessun diretto legame tra i prodotti caseari e un sensibile aumento della malattia. Allo stesso modo, il collegamento tra latticini e cancro ovarico rimane poco chiaro. Lo studio di oltre 325 mila donne in 10 paesi non ha evidenziato alcuna prova che il consumo di prodotti animali in genere - comprese uova, carne e, appunto, latte - ha aumentato il rischio di cancro ovarico. Lo studio è stato finanziato da diverse società di ricerca sul cancro, ministeri della salute e organizzazioni di ricerca statali.
In definitiva, la verità sul latte è a metà tra i due estremi. Continuiamo a consumarne, facendo affidamento sui vecchi adagi dei nonni che consigliavano, su qualsiasi cosa, moderazione.
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