7 Luglio 2010  _______________________________________________________________________________________________________________________________________________
Blogs e social networks potrebbero suggerire le nuove strategie commerciali di molteplici mercati economici, prevedendo fortune e sventure di prodotti e servizi
Il futuro è nel post
dalla Redazione
Nel tempo che impiegherete a leggere la frase di apertura di questo pezzo, più di mille "tweets" saranno stati cinguettati e decine di post pubblicati su altrettanti blog. Molti avranno come contenuto solo effimeri messaggi: lamentele personali, pettegolezzi dei quali interessa poco o nulla a nessuno, se non alle parti interessate. Eppure, nonostante questa mole di inutilità informativa, è possibile ricavare da quel torrente di informazioni dati indispensabili per fare previsioni sulle tendenze economiche e sociali che riguardano tutti noi.
L'interesse per l'idea di analizzare i dati web per fare previsioni è cominciato circa un anno fa, quando i ricercatori di Google hanno analizzato la frequenza d'uso di determinati termini di ricerca, o keywords, per cercare di generare previsioni di vendita di immobili, autoveicoli e altri prodotti.
Hal Varian, capo economista di Google, e il suo collega Hyunyoung Choi, nella loro analisi dei dati, hanno dimostrato come le ricerche degli utenti web svolte su alcuni prodotti attraverso il motore di ricerca, come ad esempio i tipi di automobili, le caratteristiche o gli allestimenti, variava in stretta correlazione con i dati di vendita mensili immediatamente successivi delle case automobilistiche. Google conserva infatti tutta la documentazione completa di ciò che viene cercato attraverso il suo motore, e tutte le informazioni sono disponibili quasi istantaneamente. Ciò potrebbe rendere il metodo di analisi di Varian e Choi un sistema molto più rapido per valutare il comportamento di acquisto o di previsioni di vendita rispetto ai sistemi statistici tradizionali, che spesso sono sviluppati guardando a modelli e parametri di acquisto relativi agli anni precedenti.
Altri ricercatori hanno analizzato quanto termini di ricerca più disparati possano suggerire come prevedere ogni genere di comportamenti. Alla fine del 2009, ad esempio, attraverso gli occhi esperti degli economisti della Banca d'Italia, è emerso che il volume di ricerche per termini come "lavoro" o "ricerca occupazione" è stato un buon indicatore del cambiamento e della tendenza del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. I ricercatori dell'Università della Ruhr a Bochum, in Germania, hanno invece dimostrato che monitorare le ricerche di Google per i beni di consumo riesce a fornire un mezzo migliore di previsione di vendita al dettaglio rispetto al metodo tradizionale utilizzando indagini sugli atteggiamenti dei consumatori (il cosiddetto Consumer Confidence Index).
Ora altre fonti, ad esempio blog, post su forum e social network come Twitter sono le nuove piattaforme da esplorare e la varietà degli argomenti di cui trattano i milioni di siti "social" potrebbero significare che altri modelli di acquisto e di mercato possono essere esplorati. "Le possibilità sono enormi", dice Joseph Engelberg , un ricercatore finanziario presso l'Università di Chapel Hill, nel North Carolina.
Twitter può rivelarsi utile per sondaggi e proiezioni politiche, per esempio. Bryan Routledge e i suoi colleghi della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania, gestivano un gruppo di analisi su tweets inviati nel periodo antecedente le ultime elezioni presidenziali americane del 2008, relative ai candidati Barack Obama e John McCain. Hanno usato i risultati per cercare di valutare le intenzioni di voto con l'elezione si avvicinava.
I ricercatori hanno scoperto che il "sistema twitter" consentiva un monitoraggio molto più attendibile rispetto ai sondaggi di opinione più formali. E mentre questi non erano in grado di migliorare l'esattezza dei loro dati, il lavoro di ricerca svolto sui cinguettii del social network ha dimostrato di poter essere un'alternativa di gran lunga più economica, rapida e precisa, dice Routledge.
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I post possono anche essere utilizzati per prevedere il comportamento del mercato azionario, secondo Eric Gilbert e Karrie Karahalios dell'University of Illinois, che hanno presentato le loro scoperte alla Conferenza internazionale su blog e Social Media a Washington DC.
Hanno usato oltre 20 milioni di post del sito LiveJournal per generare un indice dello stato di allarmismo nel settore finanziario degli Stati Uniti, che hanno chiamato l'Indice ansia. Si tratta di una misura della frequenza con la quale una serie di parole relative all'apprensione compaiono nel post. Questo parametro è stato applicato alla previsione dei movimento dello Standard & Poor's 500, un indice del mercato azionario basato su grandi imprese pubbliche degli Stati Uniti, con un riscontro eccellente sulle reali fluttuazioni economiche del parametro, corrispondente alle dichiarazioni postate nei giorni precedenti. "Ciò dimostra che l'indice può essere un utile campanello d'allarme per le tendenze economiche generali. I blog possono fornire una fotografia sufficientemente attendibile di ciò che sta accadendo nella società", dice Gilbert.
E' probabile che il potere predittivo di queste tecniche porterà i ricercatori a sviluppare metodi più sofisticati per misurare il contenuto emotivo di blog e tweets, in modo da guardare e monitorare una sempre più ampia gamma di prodotti e servizi.
Altri ricercatori sono invece scettici circa l'attendibilità di blog e tweets. Paul Tetlock presso la Columbia University di New York ha esposto come i mercati azionari sono naturalmente inclini a essere influenzati in modo inaspettato. Nel 2007 dimostrò come i timori espressi in un articolo pubblicato dal The Wall Street Journal abbiano pesantemente influenzato il successivo comportamento del mercato azionario, semplicemente basandosi su alcune notizie anche infondate.
"Il problema con l'utilizzo di dati estratti da blog e simili, - dice Tetlock, - è che sono solo indirettamente legati alle decisioni reali del mercato. Una persona che parla in modo ansioso o preoccupato in un blog può non riscontrare il suo timore in fase di avvicinamento al mercato commerciale. Inoltre, la gente su molti di questi siti sono giovani o addirittura bambini, il cui generale stato ansia è probabilmente solo debolmente correlato con il comportamento dei loro genitori".
I termini di ricerca, contrariamente, sono un "mezzo particolarmente promettente per prevedere il comportamento del mercato," dice Tetlock. Si tratta infatti di una misura diretta di ciò che la gente cerca e che possono essere messi facilmente in relazione al comportamento reale del mondo.
Quindi attenti a cosa scrivete e dove lo postate, potreste mandare in malora una multinazionale o far crollare la Borsa di New York.
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