31 Luglio 2010  ______________________________________________________________________________________________________________________________________________
Dalla mente di Vincenzo Natali arriva l'ultima, scioccante variazione sul tema tanto caro alla Mary Shelley del Dottor Frankenstein: un salto nell'oscurità dell'animo umano che da sempre agogna a emulare il suo Dio creando la vita dal nulla
Splice, giocando con la Creazione
di Vincenzo Caramia
Il "Sundance Film Festival" di quest'anno è stato impressionato dalla presentazione dell'ultima fatica di Vincenzo Natali, Splice, un'opera provocatoria che usa la settima arte per sollevare domande inquietanti sulla natura umana e sulla nostra potenziale tendenza verso la sindrome dell'onnipotenza, le cui conseguenze sono spesso disastrose.
La trama è semplicissima: due scienziati (il bravissimo Adrien Brody e Sarah Polley) oltrepassano i limiti imposti dall'etica e dalla legge per raggiungere nuovi vertici del sapere, usando del DNA umano combinato con quello, scomposto, di varie specie animali, creando una nuova creatura con la quale instaurano un rapporto parentale contro ogni regola scientifica e morale. Succede così che, come ogni cosa in natura, "Dren" (questo il nome datole dai suoi "genitori"), non si comporterà secondo la logica di chi l'ha creata, ma si evolverà secondo regole nuove ma allo stesso tempo antiche, cercando disperatamente di ottenere quello che ogni creatura in gabbia vuole: la libertà. "Dren", che è impersonata magnificamente da Delphine Chanéac, è il vero fulcro vitale della storia, una metafora nella quale si rispecchia l'umanità o disumanità dei suoi artefici. Ma anche se la trama del film è abbastanza lineare, le emozioni e le riflessioni che ne scaturiscono non lo sono per niente. Splice non è il classico film horror, dove spesso il genere è fine a se stesso, e così come in altre delle precedenti opere di Natali ("Il Cubo") il film, così come il finale, rimane aperto all'interpretazione del pubblico.
"Il finale suggerisce che dopo aver creato qualcosa come Dren è impossibile contenerla, si introdurrà nel mondo. Questa è la natura della scienza, non possiamo disimparare quello che abbiamo scoperto. Che sia una cosa positiva o negativa, preferisco lasciare al pubblico la decisione in merito", spiega il regista Natali.
"Splice" è stato presentato ai Festival di Toronto e Sitges, dove ha vinto il premio per i migliori effetti speciali.
Finalmente Vincenzo Natali (solo il nome è italiano, è nato a Detroit e ha nazionalità canadese) riesce a portare sullo schermo il progetto su cui lavora da almeno dieci anni. L'idea di "Splice" nasce subito dopo il successo di "Cube", ma fin dall'inizio è un progetto troppo ambizioso. Problema principale del film sono gli effetti speciali, nel 1998, infatti, ancora non si avevano le tecnologie visuali necessarie per ricreare la creatura immaginata dal regista.
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Una creatura ibrida che ha bisogno di una combinazione di effetti digitali e trucco su un personaggio reale, in questo caso l'attrice francese Delphine Chaneac. Dal 2001, le notizie e i grandi progressi nella ricerca genetica e biochimica aiutano Natali a rendere più solida e credibile la sua sceneggiatura. Al di là del sogno di ricreare la vita, argomento che ritroviamo in film come "A.I. Intelligenza artificiale" (del 2001, dove comparivano i "mecha-robot" in grado di provare sentimenti) o grandi classici come "Metropolis" (del 1927), in "Splice" l'obiettivo si spinge oltre ricreando una "nuova forma di vita" con una doppia finalità: commerciale e terapeutica. Adrien Brody e Sarah Polley interpretano una coppia di scienziati che dividono appartamento e laboratorio. Insieme lavorano come detto su un progetto di genetica che aspira a combinare il DNA di diverse specie animali con lo scopo di ricreare nuove forme di vita "ibride". Gli interessi delle parti implicate nel progetto però divergono notevolmente: mentre da una parte le imprese che hanno investito vogliono subito sintetizzare una proteina da immettere nel mercato, dall'altra i due scienziati vogliono combinare il DNA con quello umano per poter cosi combattere, a lungo termine, le malattie tuttora incurabili.
Di fatto il film s'ispira al dibattito che fin dal 1988 investe le comunità scientifiche internazionali: la moralità degli esperimenti condotti da Irving Weissman sulla combinazione tra cellule madri e cellule ibride. Il risultato dell'esperimento segreto che si chiama "Dren" (acronimo di "Nerd"), è un essere timido e viscerale che raggiunge l'età adulta in poche settimane. "Dren" diventa parte integrante nella vita dei due protagonisti e conferma la teoria sull'imprevedibilità degli esperimenti pilota. Natali riesce a ricreare una vicenda credibile e avvincente pur restando quasi sempre bloccato nell'atmosfera da laboratorio.
Di certo insomma, proprio perché esperimenti pilota, non si tratta di esperimenti semplici piuttosto anzi di qualcosa di molto rischioso e pericoloso. Per fortuna la curiosità umana non si è spinta ancora fino a tanto.
Il cinema invece, sin dagli albori, ha trattato il tema "trangenico". Oltre i già citati "A.I. Intelligenza artificiale" e "Metropolis", impossibile non pensare ad "Alien" (1979) e a "20.000 leghe sotto la terra" (1965). Nel primo le vicende ruotavano attorno ad una terrificante specie aliena, che nel film era identificata con la generica definizione "xenomorfa". Queste creature erano delle perfette macchine per uccidere e si riproducevano parassitando gli altri esseri viventi, che morivano al momento della nascita del piccolo alieno. In questa pellicola ci trovavamo di fronte alla rappresentazione di forme indefinibili e di una fusione "oscena" dell'umano con l'alieno, dell'organico con l'inorganico. In "20.000 leghe sotto la terra" invece è memorabile il passaggio segreto che portava a una città sottomarina, abitata da quegli esseri mostruosi.
Che dire poi degli effetti speciali e dell'incredibile evoluzione che hanno avuto nella storia. Basta pensare a quando King Kong era impersonato ancora da un uomo che indossava una pelliccia. Davvero tantissimo tempo fa, se si pensa che ora siamo nell'epoca del digitale in cui tutto è veramente possibile, simbolico il recente caso di "Avatar", entrato di diritto nella storia del cinema. Che questo accada anche per "Splice", sembra molto difficile, ma siamo comunque di fronte a un interessante film di genere e dai molti spunti di rilievo, che di sicuro attirerà l'attenzione di molti appassionati.
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