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Libertà, niente sorrisi per la stampa

Maggio 2010

11 Maggio 2010  _____________________________________________________________________________________________________________________________________________

Un problema globale, storico e quanto mai attuale. L'Italia è "parzialmente libera" secondo l'ultima classifica di Freedom house

Libertà, niente sorrisi per la stampa

di Vincenzo Caramia

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"E' inquietante constatare come, anno dopo anno, importanti democrazie europee perdano progressivamente posizioni. L'Europa dovrebbe essere d'esempio sul fronte delle libertà pubbliche. Come possiamo denunciare le varie violazioni nel mondo se non siamo irreprensibili noi stessi in prima persona?".

Sono queste le parole preoccupate di
Jean-François Julliard, presidente di Reporters sans frontiers (Rsf), che si occupa ogni anno di stilare la classifica sulla libertà di stampa nel mondo. Secondo l'ultima graduatoria (ottobre 2009), i dati più rilevanti sono l'aumento della libertà di stampa negli Stati Uniti dopo l'insediamento di Obama (dal 40esimo posto al 20esimo), a rispecchiare un dato di grande trasformazione nei rapporti tra poteri politici e organi d'informazione. Ma c'è anche e soprattutto il peggiorare della situazione in paesi come Iran (172esimo) e Israele (150esimo, ma fuori dai territori israeliani), dove i segnali di miglioramento continuano a essere certamente troppo deboli.

E in Europa? La situazione qui non è delle migliori: Paesi come Francia (43esima), Spagna (44esima), Italia (49esima), Slovacchia (46esima), mostrano un progressivo restringersi degli spazi per la libertà di stampa. L'Italia attesta, in effetti, un trend di progressivo peggioramento. Era 35esima nel 2007, 44esima l'anno seguente e 49esima nel 2009: una perdita di 14 posizioni in soli tre anni.

Il paese in testa alla classifica è la Danimarca, seguita da Finlandia e Irlanda. In fondo alla lista (che conta 175 posizioni), per il terzo anno consecutivo, il "trio infernale" Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. Il più drammatico e ultimo caso è comunque quello di Honduras (128esimo posto, ma scenderà inevitabilmente), dove dall'inizio dell'anno sono morti sei giornalisti. Qui il presidente Lobo ha eliminato dai mezzi di comunicazione tutte le voci di dissenso, come dimostra la decisione di mettere a capo dell'"Impresa hondureña de telecomunicaciones" Romeo Vázquez, il generale che nel giugno del 2009 ha arrestato il presidente Manuel Zelaya dando il via al colpo di stato da cui è scaturito il governo attuale.

Ma torniamo al nostro Paese. Secondo RSF - si legge sul rapporto- a "giustificare" questo continuo regresso sono "le pressioni esercitate dal Cavaliere e il suo aspro interventismo, le violenze della mafia nei confronti dei giornalisti, oltre che un progetto di legge che limita drasticamente le intercettazioni da parte della stampa".
"
Siamo molto preoccupati per la situazione della libertà di stampa in Italia", ha commentato Julliard. "E' in corso una vera deriva - ha aggiunto - legata innanzitutto al conflitto d'interessi del capo del governo. In particolare l'elemento nuovo registrato quest'anno è l'atteggiamento aggressivo di Silvio Berlusconi nei confronti dei media".

"Molti si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran. Oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento - spiega lo scrittore Roberto Saviano.

"Oggi, chiunque decida di prendere una posizione sa che potrà avere contro non un'opinione opposta, ma una campagna che mira al discredito totale di chi la esprime. Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni. Libertà di stampa significa libertà di non avere la vita distrutta, di non dover dare le dimissioni, di non veder da un giorno all'altro troncato un percorso professionale per un atto di parola, come è accaduto a Dino Boffo.
L'Italia è il paese europeo che nei soli ultimi tre anni ha avuto circa duecento giornalisti intimiditi e minacciati per i loro articoli. Molti di loro sono finiti sotto scorta
".

Le parole di denuncia di Saviano sono la conferma che la libertà di stampa è ancora un problema che continua ad attanagliare la nostra società "democratica". Eppure il Cavaliere Berlusconi non ne è convinto: "Se c'è una cosa sotto gli occhi di tutti è che in Italia c'è fin troppa libertà di stampa".

Peccato però (anche se non c'era bisogno di quest'altra conferma) che siamo stati collocati di recente al 72esimo posto (e 24esimo su 25 tra gli Stati dell'Europa dell'ovest) da Freedom House, un'organizzazione internazionale seria e disinteressata, indipendente, fondata nel 1941 per garantire e monitorare nel mondo le libertà. E' una nuova preoccupante bocciatura. Il nostro Paese è stato declassato da Paese "libero" (free) a "parzialmente libero" (partly free), unico caso nell'Europa Occidentale insieme alla Turchia.

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Così, questa libertà che dovremmo avere, è pure troppa. Assurdo, se pensiamo che sono affermazioni di chi, con il suo ingresso nel mondo della politica, ha sconvolto il rapporto tra essa e la stampa. Quest'ultima deve avere il massimo livello di libertà perché ha il dovere di criticare, valorizzare o "ficcare il naso" dove gli affari non sono chiari e puliti. C'è poi un modo sleale di diffondere informazioni, di ingannare la gente e solo un giornalismo libero, attento, pure ironico può smascherare i trucchetti dei venditori di fumo.

La stampa non andrebbe né attaccata né censurata, come conviene invece a chi sta al potere, se critica e denuncia: gli errori e gli abusi dovrebbero essere puniti dalla magistratura, ma solo per fatti gravi e concreti. Bello a dirsi ma utopico, purtroppo, allo stato attuale, nei fatti.

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