Maggio 2010
4 Maggio 2010  ______________________________________________________________________________________________________________________________________________
Tra passato e futuro nella capitale turistica del Regno Marocchino: il fascino arcaico delle strade, gli odori e i profumi e l'alternanza tra lusso sfrenato e grande povertà
Marrakech, la Città Rossa
di Laura Vargiu
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La chiamano "la città rossa" e il perché appare chiaro fin dal primo istante in cui si giunge lì. A Marrakech, metropoli moderna dal cuore antico, il colore rosso, infatti, è quello dominante: dalle case alle mura di terra che circondano la medina, tutto è intriso di questo colore che, sotto varie tonalità e sfumature, sembra dare un aspetto malinconico alla città.
Con i suoi quasi mille anni di storia, Marrakech è uno dei principali centri del Marocco e tra quei posti al mondo che ancora esercitano un fascino particolare sull'immaginario occidentale; lo testimonia il gran numero di turisti che, complice una relativa convenienza economica, la visitano tutto l'anno, per non parlare degli stranieri che vi abitano da tempo (soprattutto francesi, il cui attaccamento a questa terra risale all'epoca coloniale) e di quelli che continuano a trasferirsi tuttora, non ultimi gli stessi italiani.
I nuovi quartieri residenziali in costruzione danno alla città l'immagine di un enorme cantiere a cielo aperto e di uno sviluppo urbano perennemente in sospeso. Sebbene la vita in Marocco costi poco, almeno in rapporto alla nostra moneta, le ville di lusso che sorgono in questi quartieri non sono certo alla portata di tutti; ad esempio, la zona chiamata in francese la Palmeraie, situata tra la strada per Casablanca e quella per Fès, non offre che l'imbarazzo della scelta a coloro che vogliano investire nel mattone centinaia di migliaia, se non milioni di euro. Ma tutto ciò stride terribilmente con la povertà dignitosa di buona parte della gente locale e la miseria di chi per strada chiede da mangiare.
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Gli innumerevoli alberghi della Ville Nouvelle
Si resta impressionati nel vedere la quantità di alberghi presenti a Marrakech; costruiti molto spesso gli uni a pochi metri dagli altri, si intuisce quanto possa essere dura la concorrenza nel settore. La maggior parte degli hotel di media categoria e di quelli a quattro e cinque stelle è situata nella cosiddetta Ville Nouvelle, cioè nei nuovi quartieri di tipo occidentale che conobbero una forte espansione negli anni '50 e '60 quando vi si trasferirono la borghesia marocchina e gli stranieri residenti in città. Nella stessa zona è possibile trovare anche moltissimi locali per tutte le tasche, dove gustare da un piatto tipico locale a qualcosa di più internazionale, per non parlare del numero di pasticcerie e café in cui sorseggiare il classico tè alla menta servito secondo un rituale a noi sconosciuto ed ormai perduto in altri Paesi arabi.
Ma il posto senza dubbio più affascinante, quello in cui si respira un'atmosfera unica, è la parte storica della città, nota col nome arabo di medina, inserita nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Le possenti mura che la racchiudono hanno una lunghezza complessiva di circa 20 km e, essendo state costruite in terra, necessitano di una continua manutenzione; al tramonto il colore ocra della terra risalta ancora di più, rendendo Marrakech degna del suo appellativo.
Addentrarsi nelle vie dei vari suq della medina è un'esperienza interessante, lasciandosi smarrire tra i vicoli tortuosi, tra colori, odori e profumi, tra contrattazioni inconsuete e un'arte senza tempo di mercanteggiare. Porta d'accesso ai labirintici suq è Jemaa el-Fna, la grande piazza, cuore pulsante della città vecchia e forse di tutta Marrakech.
Utilizzata nei secoli passati per eseguire le sentenze capitali (non a caso il suo nome significa letteralmente "l'assemblea della morte"), Jemaa el-Fna offre uno spettacolo quotidiano che richiama i turisti e i marocchini stessi, specialmente a partire dall'imbrunire, quando la piazza si anima di incantatori di serpenti, giocolieri, cantastorie e artisti di vario genere, il tutto in movimento fra le bancarelle in cui si prepara da mangiare in condizioni igieniche alquanto discutibili; il fumo dei fornelli si alza sulla piazza, spargendo i suoi odori forti e mescolandosi con le numerose luci che rischiarano la folla chiassosa fino a notte tarda. Chi si reca a Jemaa el-Fna, la mattina troverà una piazza quasi vuota, con ancora i postumi della notte precedente, e sonnecchiante in attesa della serata successiva.
Poco distante dalla piazza sorge un altro simbolo di Marrakech: la Koutoubia. Si tratta della moschea con il più alto minareto che si possa scorgere nel panorama urbano, tant'è vero che esso è visibile da moltissimi punti della città. La sua costruzione risale alla fine del XII secolo e rappresenta un mirabile esempio di architettura marocchino-andalusa.
A Marrakech e in tutto il Paese (fatta eccezione per la Grande Moschea di Casablanca) lo stile austero e lineare delle moschee diverge notevolmente da quello riscontrabile in altre parti del mondo islamico e resterà deluso chiunque pensi di trovarvi le imponenti costruzioni tipiche della Turchia o, in generale, del Vicino Oriente. Né è possibile visitare all'interno queste sobrie moschee poiché, per i non musulmani, vige un inappellabile divieto di accesso, risalente all'epoca del protettorato francese.
fonte: YouTube - MarcoPolo.tv
Seppure non sia come quello di altre metropoli arabe, il traffico è comunque caotico e resta per il visitatore uno degli aspetti più curiosi della vita quotidiana: oltre al consueto spettacolo di vecchi modelli di auto (che da noi difficilmente potrebbero essere ancora a norma di legge), si vede sfrecciare per le strade cittadine un incredibile esercito di motorini sui quali si muovono in modo disinvolto giovani e meno giovani, uomini e donne velate (ma anche senza velo), singoli e - si stenta a credere ai propri occhi - famiglie intere. È l'immagine di una città che si affanna e va veloce, mentre le carrozze trainate da cavalli - spesso denutriti - portano a spasso i turisti secondo i ritmi lenti di un Marocco antico in parte scomparso.
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