Marzo 2010
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Per medici e sociologi si tratta di un vero e proprio allarme sociale: l'alcol è una delle "malattie" più diffuse tra i giovanissimi
Alcol, ubriachi del nulla
di Sabina Sestu
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Sembra una contraddizione in termini, la vita si allunga ma si bruciano le tappe. I bambini fanno le prime esperienze di qualsiasi cosa sempre più precocemente, come se non avessero tempo di assaporare le nuove conoscenze appena acquisite. Tra le tante cose che i ragazzini scoprono, a un'età in cui non sono ancora pronti a gestire la nuova esperienza, vi è anche l'alcol. A differenza degli altri paesi europei, l'Italia ha il triste primato di avere i più giovani bevitori di bibite alcoliche, 12 anni. La media europea è invece di 14 anni. Gli effetti dell'alcol a questa età sono fortemente deleteri per la psiche e il corpo dei giovanissimi, per non parlare dei costi sociali.
Ma a chi è imputabile la colpa di questo nuovo fenomeno, oggi così diffuso? Per la maggior parte degli studiosi che hanno studiato e osservato come sta cambiando la nostra società, ne sono responsabili gli adulti. Medici, psicologi e sociologi, ritengono che l'ingresso dei giovanissimi nel mondo dell'alcol sia da attribuire ad una concezione sbagliata che si ha sulla funzione sociale degli alcolici. Il vino continua ad essere considerato una parte integrante della dieta mediterranea, rendendo l'alcol una droga accettabile. E nelle pubblicità, che quotidianamente vengono mandate in onda alla tv, il messaggio implicito che viene trasmesso è appunto quello che bere è trendy.
Le industrie che producono e vendono alcolici seguono l'etica del mercato e pubblicizzano i loro prodotti rendendoli allettanti, socialmente accettabili e "innocui", se bevuti con moderazione. "Nonostante l'esistenza di comportamenti a rischio che non vanno sottovalutati, il consumo di bevande alcoliche in Italia - osserva la Federvini - resta saldamente legato a uno stile e a una tradizione legata alla convivialità, alla buona tavola e alla moderazione". È un tentativo, quello della Federvini, di sminuire un fenomeno che è fortemente in crescita e che investe individui facilmente influenzabili e a grave rischio, come sono appunto i ragazzini e gli adolescenti.
Tra le nuove mode che si stanno diffondendo tra giovani e giovanissimi c'è quella del "binge drinking", che significa bere in modo compulsivo fino ad ubriacarsi. Lo pratica il 34% dei bevitori almeno una volta alla settimana. Sono il 16% degli italiani ad esagerare col bicchiere, una percentuale allarmante. Mentre un ulteriore 26% beve quotidianamente.
I costi sociali dell'uso e abuso delle bibite alcoliche è sotto gli occhi di tutti. Le famose "stragi del sabato sera" mietono vittime da anni, centinaia di giovani e giovanissimi che si schiantano con le loro macchine sotto gli effetti dell'alcol. Ma, oltre gli incidenti stradali, vanno considerati come conseguenze delle ubriacature anche le altre principali cause di morte tra gli adolescenti: l'omicidio e il suicidio. Anche i costi sanitari sono altissimi. Nel 1995 è stata adottata la Carta europea sull'alcol in cui, tra l'altro, si afferma che "esistono dei chiari legami tra l'eccessivo consumo di alcol, la violenza, i comportamenti sessuali a rischio, gli incidenti stradali, le invalidità permanenti e i decessi. Il costo sanitario, sociale ed economico dei problemi derivati dall'alcol tra i giovani rappresenta un grave peso per la società."
In alcuni paesi europei si sono poste in essere delle strategie per attenuare il problema degli incidenti stradali dovuti allo stato di ubriachezza. In Inghilterra, ad esempio, sia giovani che adulti si accordano affinché qualcuno del gruppo rimanga sobrio e riporti tutti a casa sani e salvi. Nel Regno Unito il numero di incidenti stradali è stato drasticamente ridotto. E in Italia a che punto siamo? A parte aver aumentato il limite di velocità in autostrada, sembra che niente sia stato fatto per aumentare la sicurezza nelle nostre strade. Quel che è ancora peggio è il fatto che nulla sia stato compiuto per educare giovani e adulti ad un uso responsabile di sostanze così fortemente deleterie per sé e per gli altri.
26 marzo 2010
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