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Alla scoperta del curling

Marzo 2010

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Paragonato per grado di difficoltà agli scacchi, questo gioco dalle origini scozzesi è sempre più popolare, soprattutto in nord Europa, Stati Uniti e Canada

Alla scoperta del curling

di Giorgio Tosto

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Rink, hog lines, tee lines, skip, lead. Al 99,9 % degli italiani queste parole dicono poco o nulla, ma rappresentano alcuni dei cardini della disciplina che andremo ad illustrare in questo viaggio all'insegna delle attività sportive più desuete, insolite ma non per questo meno interessanti: dedicato a chi è alla ricerca di novità e a chi ritiene che lo sport non sia riducibile al solo calcio.

Per trovare le prime tracce del curling, il cui nome può letteralmente tradursi in "lancio del disco su ghiaccio", è necessario risalire al primo decennio del 1500: il riferimento è alla famosa Pietra di Stirling (Stirling stone), una incisione che prende il nome dalla omonima località scozzese nella quale è contenuta la primissima testimonianza di curling "ante-litteram". Il gioco dunque nasce nella Scozia del sedicesimo secolo, dove nel periodo invernale gli abitanti del luogo utilizzavano i laghi ghiacciati come superficie per far scorrere il più lontano possibile le pietre prese dal letto dei fiumi che, levigate dal lavoro dell'acqua, si prestavano bene a questo tipo di intrattenimento.

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Curlig d'epoca in Ontario (Canada) nel 1909 - notare le 'broom' impiegate allora, vere scope in saggina

Col passare del tempo si assistette ad una evoluzione del gioco: l'obiettivo principale divenne dunque la precisione del lancio, non la sua forza ed in questo è possibile trovare anche una importante similitudine col gioco delle bocce. Tra XVII e XIX secolo la pratica di questo gioco ebbe una sempre maggior diffusione e a riprova di ciò si può citare la nascita del primo club di curling nel 1716 proprio nella regione dello Stirlingshire e la progressiva definizione di regole e tecniche che culminò con la redazione di un primo regolamento ufficiale da parte del Caledonian Curling Club nel 1838.

Ma addentriamoci ancor di più nel mondo del curling, soffermandoci sulle regole del gioco e sulla attrezzatura necessaria. Il campo da gioco, chiamato rink, altro non è che una lastra di ghiaccio le cui dimensioni a norma di regolamento raggiungono i 45 metri di lunghezza e i quasi 5 metri di larghezza; alle due estremità del rink troviamo le cosiddette "house", in parole povere i bersagli da centrare, caratterizzati da tre anelli di diverso colore (blu, bianco e rosso dal più grande al più piccolo) il cui diametro sfiora i 4 metri. Il rink, poi, è diviso longitudinalmente a metà da una linea chiamata center line che, al centro esatto dei bersagli, (le già citate "house") si incontra con la tee line, posta a cinque metri dal fondo pista: altre importanti linee di demarcazione sono le "hog lines", situate a 11 metri dall'inizio della pista. A fondo pista, poi, in corrispondenza dell'inizio della center line, sono posizionate delle staffe definite hacks, il cui importante scopo è quello di fornire ai giocatori un sostegno al momento dell'esecuzione del tiro.

Ed eccoci agli elementi fondamentali che costituiscono l'attrezzatura; i sassi utilizzati dai giocatori, le stones, sono sfere di granito blu provenienti dall'isoletta scozzese di Ailsa Craig e aventi un peso di quasi 20kg: il loro fondo è concavo, in modo tale che solamente la corona esterna venga a contatto con il ghiaccio, permettendo così un ottimo scivolamento della stone, mentre alla sommità dei sassi vengono applicate delle maniglie, necessarie per permettere ai giocatori di effettuare il lancio. La scopa, broom, ha la fondamentale funzione di pulire il ghiaccio al passaggio della stone: questo compito, come vedremo a breve, viene affidato a quei giocatori che non stanno effettuando il lancio; un altro particolare importante è costituito dalle scarpe che devono necessariamente essere dotate di suole differenziate, una liscia e scivolante (uno scivolo di teflon), l'altra realizzata in materiale abrasivo in modo tale da mantenere l'equilibrio sul ghiaccio.

Il curling, elemento fondamentale, è un gioco dove si affrontano due squadre da quattro elementi ciascuna. Ad aprire le danze per ogni squadra è il lead, il primo tiratore, che ha il compito di effettuare il delivery (tiro d'inizio); dandosi lo slancio dal blocco di partenza (l'hack), il giocatore scivola verso la hog line e prima di raggiungere tale linea deve rilasciare il sasso: il lancio è da considerarsi nullo se non supera la hog line o se esce dalla delimitazione del rink. I lead di entrambe le squadre, alternandosi, lanciano le stones a disposizione, dopodiché tocca ai second e ai third (secondi e terzi) eseguire i due lanci; il quarto giocatore a disposizione, lo skip, è solitamente l'elemento dotato di maggiore esperienza e senso tattico e per questo, mentre i primi tre giocatori effettuano il lancio, egli ( che è anche il capitano della squadra) si sposta nella zona della house per dirigere le procedure di lancio seguendo la strategia più adeguata.

Quando il capitano deve lanciare, viene sostituito nel suo compito "strategico" dal vice-skip. I due giocatori che non stanno effettuando il lancio, poi, sono impegnati nel cosiddetto sleeping, utilizzano cioè le scope per indirizzare la stone appena lanciata nel punto indicato dal capitano, tutto questo spazzolando con grande foga il ghiaccio davanti al sasso; tramite lo spazzolamento, infatti, si genera un calore che causa lo scioglimento di parte del ghiaccio procurando una accelerazione nel lancio: interrompendo l'azione delle scope l'effetto attrito aumenta di colpo e quindi le stones si fermeranno nel punto voluto.

L'obiettivo del gioco (e qui è insita la grande vicinanza con le bocce) dev'essere quello di piazzare le stones il più possibile vicino al centro del bersaglio: per raggiungere questo scopo, dunque, è anche possibile urtare una stone avversaria per scalzarla dalla sua posizione.

Quando entrambe le squadre hanno esaurito gli otto lanci a disposizione il punteggio viene calcolato in base al numero di sassi piazzati più vicino al centro della house rispetto alla più vicina stone della squadra avversaria. Questo significa che in ogni end (le frazioni in cui è suddivisa un incontro di curling) soltanto una delle due squadre può fare punti: la procedura verrà ripetuta per dieci end e, in caso di ulteriore punteggio di parità alla fine dell'incontro, ci sarà spazio per gli extra end (dei veri e propri tempi supplementari).

Il curling divenne sport olimpico per la prima volta a Chamonix nel 1924, ma dopo l'edizione di Lake Placid nel 1932 venne rimosso dagli organizzatori per ricomparire solo a Nagano, in Giappone, nel 1998; nel corso delle ultime due olimpiadi si è registrato un assoluto dominio di Svezia e Canada, rispettivamente nel settore femminile e in quello maschile.

In Italia, come già precedentemente affermato, il curling fa parte di quegli sport di nicchia praticati da una esigua minoranza di appassionati, principalmente nelle vallate alpine dove gli sport invernali hanno un maggior seguito; la difficoltà nell'acquisire nuovi praticanti è legata prima di tutto al fatto che sono necessarie delle strutture ad hoc. Basti pensare che nella nostra penisola esistono 21 curling club per un totale di poco più di 400 tesserati e che gli impianti dove si pratica esclusivamente il curling sono solamente otto: due piste a Cortina d'Ampezzo (che può essere considerata la "capitale" italiana del curling) e a Claut (provincia di Pordenone), una a Courmayeur, Cembra (Trento), Luserna (Torino) e Torino, con ben tre piste a Sesto San Giovanni all'interno di un impianto che è però polivalente. Per chi volesse cimentarsi in questo sport l'attrezzatura richiesta è minima: servono una tuta e un paio di scarpe con una suola antiscivolo (le scarpe ad hoc hanno un costo vicino ai 100 euro), mentre le scope e le stones vengono fornite dai club: chi volesse avere una broom personale sappia che il prezzo si aggira attorno ai 70 euro.


8 marzo 2010



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