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Don Vitaliano, “disobbediente” alla cattiva politica

Marzo 2010

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Intervistiamo il parroco di Mercogliano (Av), celebre per il suo impegno religioso e sociale, tra provocazioni e speranze

Don Vitaliano, "disobbediente" alla cattiva politica

di Pietro Paciello

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Circa 2000 persone hanno aderito all'appello lanciato su Facebook per la candidatura alla Regione Campania di don Vitaliano della Sala, il famoso prete "disobbediente" e pacifista, attualmente parroco a Mercogliano (Avellino), il suo paese natale. Una candidatura "di rottura" nei confronti di una classe politica vista sempre più distante ed insofferente verso problemi come la disoccupazione, il lavoro precario e l'emarginazione, nonché finalizzata a rendere più efficace l'impegno religioso-sociale mediante la sua trasposizione sul piano della politica attiva.

Purtroppo, don Vitaliano, questo progetto che peraltro l'avrebbe portata a far parte di quel ristretto "club" di preti impegnati nella politica, da don Sturzo a Gianni Baget Bozzo, è naufragato.

Sebbene una norma del Diritto Canonico vieti di fare politica attiva ai preti, quelli che tu citi ricevettero l'autorizzazione dal loro vescovo, di modo che tale norma venisse aggirata. A me sarebbe piaciuto fare questa esperienza e ritengo che soprattutto oggi sia giusto e doveroso che un prete, impegnato in diversi ambiti della vita sociale, dalle carceri ai centri di recupero per tossicodipendenti, cominci a fare politica in maniera aperta e non sottobanco, magari distribuendo in chiesa i fac-simile di questo o quel candidato come se fossero santini. Oggi, per esempio, ci sono vescovi e preti della Chiesa Ortodossa che siedono nella Duma russa. Questo dovrebbe far riflettere la Chiesa Cattolica.

Allora è stato il suo vescovo a negarle l'autorizzazione?

Col mio vescovo, che non mi ha mai negato nulla, ho discusso in merito alla questione della mia candidatura, e alla fine abbiamo convenuto che, per ora, fosse meglio lasciar perdere. Oggi, e non credo che sia un mistero, nella Chiesa italiana v'è una dura contrapposizione tra la Santa Sede e la CEI, i cui capi, rispettivamente Bertone e Bagnasco, si contendono l'esclusiva dei rapporti con la politica italiana, e in questo clima era poco opportuno che un prete intervenisse nell'agone politico.

Specie se il prete in questione è considerato un "disobbediente", se non addirittura un "sovversivo".

Esatto, anche se questa mia rinuncia è solo temporanea, non definitiva.

Quale sarebbe stato il suo programma, se si fosse candidato?
Innanzitutto creare un maggior coinvolgimento della "base", della società civile, nelle decisioni della politica: l'appello su Facebook, infatti, parte proprio da questa "base", che vede sempre più profondo il baratro tra essa e la politica istituzionale. Mi sarei impegnato a combattere la già difficile battaglia contro la disoccupazione. E poi c'è la questione ambiente: in Campania v'è poca raccolta differenziata, e il territorio, che ha dei paesaggi, dei monumenti e dei parchi meravigliosi, è sempre più deturpato da cumuli d'immondizia, detriti di varia natura, ecc. Se lo si tutelasse, se ne avrebbe un ritorno positivo non solo in materia di salute, ma anche di occupazione. Per raggiungere questi obiettivi è altresì importante che i vari partiti mettano da parte le divergenze ideologiche: in tal senso credo che solo un prete possa svolgere un ruolo di mediazione in virtù del suo impegno in ambito sociale, spesso svolto in situazioni in cui lo Stato è latitante.

Naturalmente proseguirà la sua attività politico-pastorale tramite il suo blog, ovvero la "parrocchia virtuale" (www.donvitaliano.it), dove con linguaggio a volte aspro denuncia le ipocrisie delle gerarchie vaticane e le storture di certa politica.

Ecco, la "parrocchia virtuale" è sostanzialmente il frutto di una riflessione che da anni faccio con me stesso e cerco di comunicare agli altri, ovvero che bisogna uscire dall'idolatria della politica istituzionale: la politica non si fa solo nei parlamenti o nei consigli comunali, la si fa soprattutto per strada, nei posti che si frequentano. Oggi, soprattutto da parte dei giovani, si insegue quel miraggio della "poltrona", importante o meno che sia, che porta a tralasciare l'impegno politico vero e proprio che si esplica nel venire incontro ai bisogni della gente, nel confrontarsi con essa. E in modo totalmente disinteressato.

E sul versante religioso? Le sue posizioni sembrano concordare con quelle delle Comunità Cattoliche di base, di cui uno dei più noti esponenti, don Franco Barbero, fu dimesso dallo stato clericale in quanto favorevole alle unioni tra credenti omosessuali e alle teologie femministe.

I membri delle Comunità cattoliche di base sono tra i pochi che cercano di applicare i principi del Concilio Ecumenico Vaticano II, che oggi viene ridotto ad una semplice riunione di vescovi che non ha portato nulla di nuovo alla Chiesa. Come nella politica istituzionale, anche nella Chiesa cattolica la "base", che costituisce la maggioranza dei cattolici, non è tenuta in considerazione, anzi subisce le decisioni delle gerarchie. Eppure "Chiesa" deriva dal greco ekklesia, che significa "assemblea". Personalmente mi batto, per quanto possibile, per una maggiore democratizzazione della Chiesa stessa.

Nel blog non mancano le critiche e gli attacchi nei suoi confronti, cito per esempio un articolo del "Giornale", da lei "postato", nel quale la si accusa di aver trasformato la cerimonia nuziale di Luca "Zulù" Persico, leader dei "99 Posse" in una sorta di "apologia del terrorismo" per aver citato il testo di una lettera scritta dalla brigatista Mara Cagol indirizzata ai suoi genitori prima del suo matrimonio con Renato Curcio.
Le critiche, se civili e fondate, sono stimolanti e costruttive. Per quanto riguarda la lettera, io andrei ai contenuti che ritengo pieni di valori cristiani, mettendo da parte i nomi, che ovviamente fanno rumore: la Cagol è una cattolica che sta per iniziare la sua esperienza brigatista e sta per sposare un ateo come Curcio; nonostante tutto è intenzionata a sposarsi in chiesa. Non vi era alcun riferimento o incitamento al terrorismo. E' vero che faccio a volte delle azioni eclatanti e provocatorie, ma sempre meditate e volte ad indurre alla riflessione. Anche Gesù Cristo agiva in tal senso. Per il resto, amo confrontarmi a viso aperto con gli altri, specie se non la pensano come me.

Qual è la giornata-tipo di don Vitaliano?
Il mattino è dedicato alla burocrazia tipica di ogni parrocchia e poi c'è l'impegno nel sociale (distribuzione dei prodotti del banco alimentare, visita alle famiglie, ecc.); il pomeriggio è invece dedicato alla liturgia. Ma a volte vi sono avvenimenti eccezionali che rompono questa "monotonia": in questi giorni, per esempio, si sta vivendo la crisi della FMA-FIAT di Avellino con molti parrocchiani che rischiano di perdere il posto.

Chi andrà a votare alle Regionali?

Beh, in Campania la sfida sarà sostanzialmente tra due uomini di destra. Considero De Luca (il candidato del centro-sinistra, attuale sindaco di Salerno, ndr) un leghista nato nel posto sbagliato: ai tempi delle manifestazioni operaie e degli eventi organizzati dai centri sociali di Salerno vedevo in lui una persona per nulla incline al dialogo. Penso di non andare a votare come forma di protesta: anni fa avevo inviato al Presidente della Repubblica la mia scheda elettorale scrivendogli che l'avrei ripresa solo quando si sarebbe tornati a fare politica sul serio nel nostro Paese. Non sono il tipo che ama scegliere il meno peggio: è una cosa inutile.

16 marzo 2010




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