Marzo 2010
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Il nuovo millennio ha mandato in pensione il simpatico sorriso giallo per lasciare spazio al più inquietante teschio
Fashion skull, la moda ridotta "all'osso"
di Valentina Loporchio
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Secondo una recente indagine si è deliberato che il simbolo degli anni 2000 sia stato il teschio con le tibie incrociate, che ha soppiantato il ben più allegro e innocuo smiley giallo degli anni '90, onnipresente in abbigliamento e accessori, nonché portavoce delle nostre più disparate impressioni sotto forma di emoticon. Lo stesso studio ha suscitato non pochi commenti e relative perplessità, per il fatto che l'ultimo decennio, governato da Internet, dalla new economy e dal progresso galoppante possa essere stato riassunto in un'immagine forte e non certo sprizzante allegria e felicità.
La direttrice di "Oggi" Monica Mosca ha scritto a proposito un editoriale, esprimendo la sua nostalgia per quelle faccine gialle tanto carine e inoffensive (e nemmeno tanto, visto che non tutti sanno che lo smiley era spesso raffigurato nelle pasticche di ecstasy e di altre sostanze chimiche brucia-neuroni).
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Anche se si considerano le innumerevoli varianti dello "skull", da piratesco a gotico, da metallaro a zuccheroso motivo per le adolescenti, c'è chi è riuscito ad interpretarne il senso di tutto ciò. Ebbene, c'è chi ha visto nel teschio un senso escatologico ed apotropaico, considerata l'ancestrale paura del 2000; vi ricordate infatti quanta fifa ci ha messo l'ipotesi del "millennium bug"?
E che dire delle cronache del decennio appena passato, costellato da colossali tragedie umanitarie, conflitti di civiltà, stragi ed attentati? Eppure lo studio (e la moda) parlano chiaro. Non c'è infatti nessuna t-shirt, fibbia di cintura, cravatta, calzettone, gonna, collant, sneaker, ombrello, articolo di cancelleria e bijoux che non sia stato contagiato dal viso tutto denti e orbite oculari.
Delfina Delettrez Fendi
In particolar modo i gioielli paiono esser stati contaminati da questo trend più di ogni altro accessorio, addosso a fanciulle in fiore e donne attempate. Marta Marzotto ad esempio, lo scorso dicembre alla prima della Scala, ha sfoggiato un collier con ben undici teschi in swarovsky con tanto di mandibole semoventi, dato poi in beneficienza per raccogliere fondi sulla fibrosi cistica. Sempre eccentrica, la contessa; eppure ha colto il lato più irriverente e originale della moda e dell'eleganza, facendosi beffa di tante altre dame ingioiellate con brilli ben più consueti.
Chi tra i più innovativi "jewel designer" ha trovato in teschi ed ossa la sua fonte di ispirazione è stata certamente Delfina Delettrez Fendi, giovanissima e talentuosissima creatrice di gioielli, erede di buoni geni creativi: d'altronde, difficile potesse nascere qualcosa di diverso dall'unione di Silvia Venturini Fendi, dell'omonima casa di moda, e del gioielliere francese Bernard Delettrez. Malgrado la giovane età (ventitrè anni), la nostra creatrice, ex compagna dell'attore Claudio Santamaria e mamma della piccola Emma, può già vantare diverse collezioni, un paio di negozi monomarca, un brand conosciuto a livello internazionale, illustri collaborazioni (come la recentissima partecipazione alla collezione Primavera/Estate 2010 delle calzature di Giuseppe Zanotti) e addirittura due sue creazioni in mostra permanente al Louvre.
L'ultima sua collezione, chiamata - guarda un po' - "Anatomik", ha come soggetti mani, occhi, teschi, tibie, tutti colorati e creepy, realizzati in materiali particolari, come ferro, marmo, vetro di murano, smalti dai colori accesi e cuoio assieme a oro perle, diamanti neri e pietre preziose. Degno di nota è sicuramente il bracciale-anello che imita il complesso osseo della mano, ergo con falangi, ossa metacarpali, trapezi e scafoide. Il tutto realizzato in oro bianco e giallo e brillanti. Gotici, un po' dark, sfrontati, e allo stesso tempo spiritosi e colorati: gioielli dedicati a chi si sente eccentrica e non ha certo paura di un decennio appena concluso e di un altro appena iniziato.
16 marzo 2010
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