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Guerra informatica tra HTC e Apple

Marzo 2010

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I due colossi dell'industria hi-tech in tribunale sono l'emblema di un mercato ormai saturo

Guerra informatica tra HTC e Apple

di Andrea Ferraro

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L' High Tech Computer Corporation, conosciuta con il suo acronimo di HTC è una compagnia di Taiwan che basa i propri prodotti sul sistema Microsoft Windows CE. L' Apple Inc. (fino al 2007 Apple Computer Inc.), invece, è un'azienda informatica statunitense che produce sistemi operativi, personal computer, software e multimedia, con sede a Cupertino, nel cuore della Silicon Valley (California).

Due giganti dell'industria hi-tech, multinazionali che per introiti potrebbero eguagliare il prodotto interno lordo di parecchie nazioni, capaci di modificare le mode, gli stili di vita, persino la cultura: il trend di una generazione. La tecnologia è anche questo. Due titani che però hanno difficile convivenza da un po' di tempo a questa parte: Apple ha fatto causa alla società HTC per violazione di brevetto, sostenendo che la società taiwanese si sarebbe appropriata di ben 20 brevetti registrati da Apple. La causa è stata depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti nel Delaware e presso l'International Trade Commission statunitense.

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Il tutto nasce da alcune dichiarazioni di Steve Jobs, l'amministratore delegato dell'azienda californiana che, in un comunicato ufficiale, ha mosso accuse ben poco implicite all'azienda capostipite dei motori di ricerca: Google di Mountain View. I brevetti sottratti, infatti, sono legati all'interfaccia utente dell'iPhone e all'architettura hardware alla base dello smartphone. Non è difficile leggere in questa notizia il primo atto dell'inasprimento dei rapporti tra Apple e Google: quest'ultima, così facendo, non ha fatto altro che "sconfinare" nel mercato degli Smartphone.

I telefoni prodotti da HTC, infatti, impiegano la nuova piattaforma software
Google Android OS mobile, ritenuta dall'azienda della mela morsicata molto simile all'OS di iPhone. "Potevamo decidere di stare seduti a guardare i concorrenti rubare le nostre invenzioni brevettate, o fare qualcosa: abbiamo deciso di fare qualcosa. Riteniamo che la concorrenza sia una cosa sana, ma i concorrenti devono creare la propria tecnologia originale, non rubare la nostra".

Steve Jobs

Queste sono le dichiarazioni di Jobs, che non lasciano spazio alla libera interpretazione. Ovviamente, repentine sono state le repliche dell'azienda che controlla già il mercato asiatico e australiano, prima produttrice al mondo di smartphone che utilizzano Google come SO mobile, il "Nexus One" primo fra tutti, forte di un'esperienza nel campo di oltre 13 anni, "non solo un innovatore nel campo della tecnologia mobile, ma anche il possessore di un gran numero di brevetti".

HTC collaborerà con il sistema giudiziario degli Stati Uniti per proteggere le sue innovazioni e i propri diritti - ha dichiarato l'azienda - aggiungendo che non crede che l'azione legale di Apple rappresenti una minaccia per la sua attività nel breve termine. L'impatto più rilevante dello scontro ha avuto i suoi maggiori riscontri sul calo dei due titoli in borsa, dove le azioni HTC sono calate del 2 per cento, per una perdita netta di 6,5 dollari taiwanesi, chiudendo a 323,5, corrispondenti a 10,10 dollari statunitensi.

Nonostante la notizia abbia impiegato poco tempo a fare il giro del mondo, questo tipo di cause, riguardanti i brevetti delle aziende tecnologiche, sono quasi all'ordine del giorno: alcune sono frutto di spionaggio industriale, altre mirano a screditare i grandi nomi, a danneggiare la concorrenza. La stessa causa intentata da Apple fu fatta in passato da un'altra grande azienda leader del settore (la Nokia, proprio verso l'impero degli iPhone). Una lotta che quindi sembra esistere da sempre e che sta a dimostrare solo quanto, negli ultimi tempi, il mercato degli smartphone abbia monopolizzato i target delle grandi aziende che vivono di hi-tech. La cosa peggiore che può capitare all'utente medio in questi casi è solo una: avere lo stesso oggetto con un marchio diverso. Dunque il trend è ancora al sicuro.

15 marzo 2010


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