Marzo 2010
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I ricercatori dell'Università di Pavia mostrano l'affinità tra la musica classica e un corretto battito cardiaco
Il cuore ama la lirica
di Rosa Cirillo
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Diciamoci la verità: l'opera lirica non è sempre da tutti apprezzata. Soprattutto i più giovani la appellano come noiosa e priva di trasporto; forse perché abituati a note che riescano a mettere a soqquadro corpo e anima. Ma tutto questo è un grosso errore. I crescendo e i decrescendo che ci vengono offerti dai più grandi maestri di questo campo rappresentano un vero toccasana; soprattutto per il corpo!
Un gruppo di ricercatori italiani dell'Università di Pavia ha pubblicato sulla rivista "Circulation" i risultati di un particolare studio. Analizzando le reazioni di 24 volontari (perfettamente sani) all'ascolto di cinque brani di musica classica (la "Nona Sinfonia" di Beethoven, "Turandot" di Puccini, una "Cantata" di J.S. Bach, "Va' Pensiero" e "Nabucco" di Giuseppe Verdi e molti altri) si è riscontrato che questo ritmo permetteva di sincronizzare al meglio il battito del cuore, stimolando il sistema circolatorio a una rapida ripresa dopo eventi cardiovascolari anche gravi come un infarto o un ictus.
In particolare, si è verificato che ad ogni crescendo musicale l'organismo dei volontari era sottoposto ad un'accelerazione del battito cardiaco, ad una respirazione più incalzante e ad un innalzamento della pressione sanguigna. Viceversa, durante i decrescendo il corpo sembrava rilassarsi e il cuore diminuiva gradualmente il proprio battito, la respirazione appariva man mano più lenta e regolare.
Tale alternanza di ritmi e la variazione di tempi musicali ottimizzerebbero il lavoro del cuore. Per essere più precisi, è necessario sottolineare che il brano che riesce meglio in questo compito è l'"Aria" di Giuseppe Verdi. Quest'ultima, caratterizzata da periodi musicali della durata di circa 10 secondi, sembra essere il brano che più si avvicina al corretto battito cardiaco, donando il ritmo giusto al nostro organo, troppo spesso fuori tempo.
2 marzo 2010
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