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L’arte contemporanea, questa sconosciuta

Marzo 2010

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Perfino Freud aveva difficoltà a comprenderla. Eppure l'arte contemporanea punta a smuovere le coscienze con una rivoluzione profonda del linguaggio

L'arte contemporanea, questa sconosciuta

di Angela Patrono

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Lucio Fontana

Risale a poche settimane fa la notizia che ha destato non poco scalpore nel mondo culturale italiano: qualcuno ha deturpato l'opera di Lucio Fontana "Concetto spaziale - Attese" (1968), custodito presso la Galleria d'arte moderna di Roma. E l'ha fatto nel modo più vile che si possa mai immaginare: con la sua saliva. Lo sputo è stato scoperto nel marzo 2009. Si trovava in un angolo del vetro protettivo dell'opera. Secondo la soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli c'è stata un'intenzione e una "mira" ben precisa, anche perché, come racconta lei stessa, "il sistema di allarme entra in funzione solo quando qualcuno supera i 45 centimetri di distanza. Chi ha sputato, lo ha fatto ad almeno mezzo metro".

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Chiaramente il soggetto, che consiste in cinque tagli su tela bianca, non è di facile comprensione. Si sa che in passato sono stati compiuti altri gesti inconsulti contro le opere d'arte, come gli sfregi alla Pietà di Michelangelo e al Nettuno di Piazza della Signoria a Firenze. Ma mai qualcuno aveva agito in modo così emblematico e tutt'altro che innocuo. Sì, perché quello sputo è un gesto di profondo disprezzo non solo rivolto all'opera in sé stessa, ma a un'intera categoria: quella dell'arte contemporanea.

Nella dimensione postmoderna in cui viviamo, dove le barriere tra soggetto e oggetto sono sempre più labili, anche l'arte ha risentito dei bruschi mutamenti socio-culturali come il predominio dei media. Già il filosofo Walter Benjamin, nel 1936, aveva sostenuto la cosiddetta "perdita dell'aura" dell'originale, la cui unicità viene saccheggiata dai mezzi tecnologici. L'arte diventa allora alienazione, esplorazione soggettiva dei territori dell'interiorità, e il vero protagonista del dipinto non è più la scena rappresentata, ma al contrario, l'occhio di chi guarda, che sia l'artista stesso o un semplice osservatore.

I primi fermenti di questa rivoluzione culturale si hanno tra il XIX e il XX secolo. L'avvento della fotografia, che riproduceva il reale alla perfezione, spinse molti artisti a indagare sulle possibilità estranee al mondo oggettivo. Questo portò alla dissoluzione delle forme e di conseguenza a movimenti come l'Astrattismo o il Cubismo, i quali inizialmente non poterono che causare scalpore nella frivola società della Belle Epoque.

Perfino Sigmund Freud sembrò nutrire delle perplessità sulla pittura espressionista e surrealista: non lo convinceva la presenza di elementi del processo primario, lo stesso in cui si formano e combinano le associazioni mentali nei sogni. Arrivò addirittura a considerare i surrealisti "dei puri folli", salvo poi conoscere personalmente Salvador Dalì e ammettere la sua "innegabile maestria tecnica".

L'arte contemporanea non si riduce al soggettivismo puro: può essere anche un modo per smuovere le coscienze e per stimolare la partecipazione civica: l'osservatore, dunque, da statico contemplatore, diviene soggetto impegnato e consapevole. La protesta contro l'ordine costituito e le convenzioni fu portata avanti, ad esempio, dai Dadaisti, che nel 1920 in una mostra a Colonia invitarono i visitatori a rompere gli oggetti esposti, come in una simbolica "rottura degli schemi".
Eppure, l'arte contemporanea rimane tuttora lontana dal sentire comune. Come far sì, allora, che la gente familiarizzi con il suo linguaggio un po' ostico? Accostando, per esempio, un artista amatissimo a uno che non ti aspetti. Come nel caso della mostra tenutasi nei mesi scorsi a Roma su Caravaggio e Bacon, distanti cronologicamente ma vicini concettualmente.

E, a proposito di Fontana, la sua tela "incriminata" sarà riproposta al pubblico dal 13 maggio, presso la "Gnam" di Roma, nel corso di una mostra dedicata nientemeno che al concetto di taglio nel Novecento. La risposta migliore che si potesse mai dare a un insulto così meschino.


16 marzo 2010


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