Marzo 2010
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Il brillante futuro del cinema e della tv sembra risiedere nel trionfo della tecnologia 3D. Saremo davvero costretti a usare sempre più spesso gli occhialini stereoscopici?
Le tre dimensioni del cinema
di Silvia Resta
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Campione di incassi storico e a livello internazionale, "Avatar" di James Cameron, è una pellicola che al momento rappresenta al meglio lo stato dell'arte del tridimensionale. Per restare in tema Cameron (regista anche di "Titanic"), questa non è però che la punta dell'iceberg riguardo all'innovazione che sta entrando negli ultimi tempi nelle sale cinematografiche. Diretto da Tim Burton, anche "Alice in Wonderland", nelle sale in questi giorni, spera di avere lo stesso successo che ha avuto "Avatar". Come anche "Toy Story 3" e tanti altri di prossima uscita.
Si accentua così sempre di più la tendenza di progressiva "infantilizzazione" del cinema, già in atto ormai da diversi anni con l'incremento della computer grafica. Ciò che conta ormai non è uno sviluppo della storia e del racconto come lo intendiamo in senso classico, ma piuttosto la ricerca di situazioni che producano la meraviglia dello spettatore e che gli provochino stati di reazione emotiva e corporale (dalla fascinazione, alla paura), piuttosto che intellettuale.
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Inoltre, visto l'enorme successo al cinema, la tecnologia 3D arriverà anche nei salotti di casa. Espn, il network americano controllato da Walt Disney, lancerà negli Stati Uniti il primo canale televisivo a tre dimensioni e a dare il "calcio d'inizio" sarà il prossimo mondiale di calcio in Sudafrica, con la partita inaugurale, trasmessa in diretta, tra i padroni di casa e il Messico, l'11 giugno 2010.
In questa impresa Espn non è però sola. Si parla infatti di una possibile "joint venture" di Discovery Channel con il pioniere Imax e la Sony, ossia un accordo di collaborazione tra le due imprese, con l'obiettivo di realizzare un progetto sinergico: creare a partire dal 2011 il primo canale Usa interamente in 3D per offrire film, trasmissioni di storia naturale, di spazio, esplorazioni, avventura, scienza e tecnologia e programmi per bambini. Cioè tutti quei contenuti "premium" che promettono maggiore appeal in 3D. E che potranno essere forniti, oltre che da Discovery, Sony Pictures Entertainment e Imax, anche da partner terzi.
Che i tempi siano maturi per un nuovo passo in avanti nel salotto di casa lo confermano anche le anticipazioni che giungono dal Consumer Electronic Show di Las Vegas, la più grande fiera internazionale di elettronica di consumo. Tra le novità annunciate c'è appunto la televisione in 3D, che dovrà essere abbinata a speciali occhialini per godere delle immagini tridimensionali. Non un ostacolo insormontabile, visto che "i consumatori sembrano disposti a mettere gli occhiali in un cinema", ha spiegato l'amministratore delegato di Imax, Richard Gelfond. E in più anche Howard Stringer, responsabile della Sony, già immagina una tv in 3D senza bisogno di occhiali "in 3-5 anni".
Una tendenza conseguente allo sviluppo di questa nuova tecnologia, è quella dei remake, ovvero i rifacimenti di vecchi film che hanno fatto la storia del cinema in versione 3D, che daranno così la possibilità a nuove e vecchie generazioni di godersi i proprio film preferiti con una nuova esperienza visiva ed emotiva. Se sarà vera rivoluzione o meno, certo non si sa di preciso, ma appare chiaro che in futuro sempre più registi e sempre più film, dai generi più disparati, saranno in 3D ed il cinema tornerà, si spera, ad essere come in passato un luogo in cui assistere ad un qualcosa di unico ed esclusivo.
"Il 3D non è un capriccio, ma una realtà", afferma ad esempio Tim Burton, che addirittura aggiunge che il tipico "mal di testa da frazionamento", lamentato da tutti gli spettatori dopo la visione di un film in 3D, diventerà addirittura un'esperienza molto piacevole.
Ma forse non è tutto bello come apparentemente può sembrare. Qualche paura c'è ed è anche giusto che sia così. Ad esempio si corre il rischio che il successo della tecnologia risulti un'attrattiva maggiore del film stesso. Hollywood, insomma, potrebbe trovare una soluzione allo spinoso problema della carenza di idee con un sistema molto semplice e indolore. E in più un pubblico voglioso di 3D potrebbe ancora di più escludere le produzioni più piccole ed indipendenti, rendendo ancor più insignificante la loro fetta di mercato: tuttavia quest'ultimo problema è relativo, anche perché è ragionevole pensare che per molti anni 3D e 2D convivranno, dividendosi il mercato e i diversi pubblici.
Ma nonostante questi possibili problemi, si può comunque affermare che il fenomeno 3D sia destinato a durare. Come tutte le cose nuove, all'inizio crea qualche diffidenza e sicuramente per ora il concetto di terza dimensione si può affiancare solo ad esigenze di natura economica e industriale; ma come la maggior parte delle innovazioni tecnologiche, ben presto finirà per avere conseguenze anche in campo estetico ed espressivo. All'inizio si tratta solo di novità a effetto che servono per incuriosire gli spettatori: è necessario un po' di tempo, dunque, perché gli autori prendano dimestichezza con il nuovo mezzo e tentino delle sperimentazioni linguistiche.
Tutti pazzi per il 3D? Lo diranno gli spettatori e mai come quest'anno l'impressione è che nelle loro mani (o nel loro portafogli) possa giocarsi una buona fetta del futuro di questa industria. A quanto pare, infatti, la gente non si ferma a fissare il prezzo del biglietto dietro gli occhialini scuri.
15 marzo 2010
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