Marzo 2010
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La ricerca del Sé attraverso la meditazione buddista e le pratiche di rilassamento psicofisico
Lo Zen e l'anima
di Alessia Ferrara
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Zen
Lo Zen: non una filosofia, non una dottrina ma una pratica. Affascina ma lascia anche perplessi, data la complessità che lo contraddistingue, unita a quel po' di mistero che non guasta mai per creare suggestione e curiosità. Il termine deriva dal giapponese, significa meditazione e trova fondamento nel buddismo mahayana. Esso professa la possibilità per ogni individuo (e non solo per i monaci), di arrivare al nirvana, cioè allo stato di "illuminazione".
Lo zen reinterpreta, introiettandole, le tre principali dottrine buddiste che ne rappresentano il punto di partenza: anatta, anicca e dukkha. L'anatta è fondamentale per l'esistenza del buddismo e ne costituisce il fulcro. Considera l'uomo ignorante poiché ignora la sua condizione di "sé" appannaggio di quella di un "io" individuale. È con l'illuminazione che si libera dall'inganno di essere solo un "io" per lasciar posto alla condizione del "sé". L'anicca invece sostiene che tutto cambia ed è in divenire, niente dura ed ha sostanza. Secondo il dukkha (sofferenza), infine, si può giungere al nirvana attraverso un percorso di dolore fisico e spirituale, ossia liberandosi da tutti quei desideri che ammaliano l'uomo. Partendo da anatta, anicca e dukkha lo zen arriva al buddismo mahayana che pone al centro della propria dottrina il vuoto, ossia la realtà assoluta svuotata di ogni aspetto determinato e strutturato.
Dunque l'anima della realtà assoluta è proprio il vuoto. Arrivare ad essa è altresì possibile svuotando mente e cuore da tutti i pensieri, i sogni, i desideri. Nello zen infatti nessun vuoto è mai vuoto, ma semmai è il mezzo per arrivare alla realtà assoluta, quindi l'obiettivo che esso stesso si prefigge. Zazen (za-seduto), koan, satori sono invece le tre parole che rappresentano appieno il mondo zen, la meditazione. Innanzitutto va precisato che la meditazione zen è ben diversa dall'idea che si ha in Occidente di essa in quanto tale. Quella zen nulla ha a che vedere con la riflessione su un'idea, un concetto o con il dialogo interiore con Dio. La meditazione zen vuole letteralmente svuotare la mente e nulla più. Qualsiasi costruzione mentale sarà così allontanata per arrivare a quello stato di incoscienza grazie al quale l'uomo è, semplicemente. Quindi la meta della meditazione zen altro non è che risalire alla radice del Sé, eliminando, con calma e pazienza, la convinzione di un io individuale.
Ma come fare a percorrere tale strada? Partendo dallo zazen che indica la modalità vera e propria per eseguire la respirazione: seduti con le gambe incrociate, busto dritto, testa inclinata di poco in avanti, palmi delle mani che si toccano e sguardo fisso su un punto. Rinunciare al pensiero logico per eliminarlo è ciò che consente di perseguire lo scopo della meditazione zen: l'abbandono dell'Io per la scoperta del Sé. Esistono dei veri e propri mezzi per fare questo. Shikantaza è il primo modo per iniziare tale percorso e consiste nello stare seduti senza far nulla, fissare immobili un muro, senza pensare, lasciando in pace la mente affinché possa vagare libera nei suoi meandri. Concentrarsi su come respirare è un altro mezzo per eliminare il pensiero aiutando la mente ad impegnarsi sull'esecuzione migliore della respirazione. Si arriva così al koan.
Esso rappresenta il terzo strumento impiegato dalla meditazione zen per svuotare la mente e consiste nel porsi un quesito che non ha una risposta, come per esempio: "Che rumore fa una sola mano?". In tal modo ci si renderà conto, impegnandosi nel tentativo di giungere alla soluzione, che la logica non c'è e verrà così abbandonata a favore del koan stesso. Il passo successivo è arrivare all'illuminazione, cioè al satori. Ciò avviene quando, una volta raggiunto il koan e la sua successiva scomparsa per far posto al vuoto mentale, lo spirito si apre ad un nuovo modo di concepire la realtà e avrà dunque raggiunto l'illuminazione. Naturalmente sotto la guida di un maestro sarà più facile seguire un simile percorso, che resta comunque completamente individuale e soggettivo e può durare diversi anni proprio perché ogni persona segue un suo cammino differente.
Spesso chi si avvicina alla meditazione zen lo fa per indagare se stesso, per intraprendere un percorso che lo guidi alla scoperta di una propria vita interiore al fine anche di migliorare la vita quotidiana, sempre più spesso al lavoro o in famiglia, per avere un approccio più rilassato e tranquillo con il mondo circostante.
Individuare e capire la vera natura dello zen non è di certo facile. Indagarne le origini e la derivazione è senz'altro più semplice. Sicuramente la pratica assidua e seria dello zazen per attraversare il koan (e dunque giungere al satori) è la chiave necessaria ed imprescindibile per arrivare a comprendere l'essenza vera e profonda di una guida che può condurre a mondi paralleli tanto sconosciuti quanto incredibili e surreali, a vantaggio della riscoperta di un animo più calmo e sereno.
30 marzo 2010
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