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Nelson l’invincibile

Marzo 2010

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L'ultimo film di Clint Eastwood (alla regia) celebra la straordinaria opera di Mandela, attraverso l'epopea rugbistica del Sud Africa nel 1995

Nelson l'invincibile

di Chiara Bilotta

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E' possibile sconfiggere l'apartheid attraverso il rugby? Accadde nel 1995 e l'artefice del "miracolo" fu Nelson Mandela. La sua storia oggi rivive nel film "Invictus", con la quale il regista Clint Eastwood ci trasporta nel cuore di una nazione ferita dalle lotte razziali tra bianchi e neri, il Sud Africa. Nelson Mandela (nel film ha il volto di Morgan Freeman), uscì di prigione dopo 27 anni, venne eletto Presidente e calcò la scena politica in un paese che lo guardava in maniera diffidente e ancora ignaro delle sue rivoluzionarie intenzioni.

E quella di Nelson fu una vera e propria rivoluzione d'ideali: il carisma di un uomo si prestò al linguaggio dello sport che non badava al colore della pelle. Dirompente come nient'altro, coinvolse davvero tutti. Così Mandela contattò Francois Pienaar, il capitano degli Springboks, la nazionale sudafricana che l'apartheid ha bandito dagli anni '80 dai campi di tutto il mondo, e insieme a lui cucì le trame di un sogno: vincere il mondiale di rugby.

E' un sogno che sfiorava i contorni dell'illusione perchè gli Springboks, reduci da partite per nulla esaltanti, partivano sfavoriti e qualsiasi pronostico garantiva la loro sconfitta. Non fu casuale la scelta di Nelson: scommettere proprio sugli "ultimi" e renderli vincenti per dimostrare che attraverso il coraggio, la solidarietà e la comprensione qualsiasi uomo, che sia bianco o nero, poteva raggiungere la vittoria. La scommessa riuscì: gli Springboks diventarono campioni del mondo e, nello stupore generale, bianchi e neri festeggiarono in un abbraccio che dissolse finalmente il fantasma dell'apartheid.

Il Sud Africa richiedeva un leader, Nelson ribaltò le attese del suo popolo ben sapendo, meglio di chiunque altro, di cosa avesse realmente bisogno: una chiave d'accesso semplice e diretta, al di là di qualsiasi slogan o campagna sociale, un messaggio privo di retorica e capace di attraversare le coscienze. Il Mandela di Eastwood non è un eroe istituzionale, nè un cavaliere romanzato: è quanto mai umano e rivela una sensibilità colma di sfumature.

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È fragile perchè ritorna alla vita dopo tanti anni di buio in una misera cella e sotto il fardello dei lavori forzati. È forte perchè, nonostante l'infausto destino che lo ha reso ultimo tra gli ultimi, con audacia e convinzione costruisce il suo riscatto. Un ex prigioniero diventa Presidente di una nazione e realizza il bene più grande: la pace tra bianchi e neri.
È "Invictus" (invincibile), come dice il poemetto di William Ernest Henley, da cui il titolo del film è tratto. Il messaggio è universale: ognuno di noi può ribellarsi ai colpi d'ascia della sorte, attraversare la porta stretta della vita e diventare signore del proprio destino.

8 marzo 2010



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