Marzo 2010
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Nato in Scandinavia alla fine del 19° secolo, l'orienteering è un perfetto esempio per coniugare attività fisica e rispetto per l'ambiente che ci circonda
Non perdiamo la bussola
di Giorgio Tosto
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Buona lettura delle carte geografiche, capacità di orientamento, voglia di stare all'aria aperta e fiato da vendere: queste sono le più importanti ma non uniche caratteristiche da possedere per chiunque voglia cimentarsi nell'orienteering, uno dei tanti sport quasi del tutto sconosciuti al grande pubblico italiano, ma molto famoso e praticato in Scandinavia (sua terra d'origine), nei paesi dell'est europeo, nonché in nord America.
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Un po' di storia: le prime testimonianze relative a questa disciplina sportiva risalgono al 1897, quando nei pressi della città norvegese di Bergen un gruppo di appassionati organizzarono a livello puramente amatoriale una prova di sci-orienteering (una variante di questo sport molto simile allo sci di fondo), ma bisogna avanzare fino al 1919 per l'organizzazione della prima gara ufficiale che ebbe luogo a Stoccolma e alla quale parteciparono più di 200 concorrenti. Tredici anni dopo ha luogo la prima gara internazionale che, ovviamente, vide opposte le due nazioni "culla" di questo sport, Svezia e Norvegia. Da allora l'orienteering iniziò una decisa espansione verso i paesi dell'Europa dell'Est (principalmente Cecoslovacchia, Unione Sovietica e Ungheria), la Svizzera e oltreoceano negli Stati Uniti.
Un'altra data cardine per l'espansione e la regolamentazione di questo sport è il maggio del 1959, anno in cui in Svezia vide la luce l'International Orienteering Federation che, nel corso dei decenni successivi, rivestì un ruolo fondamentale per la sua promozione e per l'organizzazione, a partire dal 1965, dei campionati del mondo di specialità. Nel corso degli ultimi due decenni, poi, si sono moltiplicati gli sforzi per far rientrare l'orienteering nel ristretto novero delle discipline olimpiche, ma con scarsi risultati: ai Giochi Olimpici invernali di Nagano, nel 1998, venne inserita a scopo dimostrativo la disciplina dello sci-orienteering (che fra l'altro vide l'affermazione del pluricampione del mondo italiano Niccolò Corradini), anche se questo non è stato sufficiente a spingere il Comitato olimpico internazionale all'inclusione della disciplina a Torino 2006 e a Vancouver quest'anno, chiudendo ogni possibilità anche per l'edizione che si terrà a Soci, in Russia, fra quattro anni: la motivazione è sempre stata la mancanza di fondi sufficienti.
Addentriamoci ora nelle caratteristiche salienti di questo sport. Nella cosiddetta "corsa orientamento" (l'orienteering è praticabile anche in mountain-bike, sugli sci ed esiste un orienteering definito "di precisione", rivolto ai diversamente abili) lo scopo principale consiste nel portare a termine un percorso in cui l'atleta, per mezzo di una carta da orientamento fornita poco prima dell'inizio della gara, deve raggiungere una serie di "punti di controllo" (solitamente in ordine sequenziale) che vengono segnalati con quella che in gergo viene chiamata "lanterna", un parallelepipedo di stoffa dai colori bianco e arancione. Gli "orientisti", che solitamente partono distanziati di un paio di minuti l'uno dall'altro (ma questo può variare a seconda del tipo di gara), decidono poi la tipologia di percorso da seguire assecondando le loro predisposizioni: chi punta sulla velocità della corsa, ad esempio, potrà scegliere il percorso più lungo ma con meno dislivelli, mentre chi ritiene di avere un ottimo senso dell'orientamento potrà decidere di inoltrarsi nei boschi e di abbreviare così il tragitto. Vincerà la gara chi avrà raggiunto tutti i punti di controllo prestabiliti nel minor tempo: ad ogni "lanterna" corrisponderà un preciso codice e quindi l'atleta che raggiungerà il punto di controllo dovrà punzonare il codice corrispondente sul proprio cartellino, in modo tale che la giuria possa verificare l'avvenuto passaggio del concorrente in quel determinato luogo.
Da questa veloce descrizione emergono quelli che sono gli elementi salienti di questa attività sportiva, sintetizzabili in alcune parole chiave. Il primo elemento da considerare è senza ombra di dubbio il percorso: è importantissimo che l'organizzazione fornisca agli atleti una carta da orientamento che sia la più completa possibile e che permetta quindi ai partecipanti di poter decidere in brevissimo tempo il tipo di tracciato da scegliere per arrivare alla meta. In tal senso nel corso dei decenni la federazione internazionale è arrivata a stabilire regole chiare ed uniche per quello che riguarda la simbologia nelle carte; il colore bianco viene utilizzato per descrivere una zona facilmente percorribile, il verde scuro rappresenta una zona boschiva caratterizzata da una fitta vegetazione, mentre se il verde è più chiaro si avrà una migliore percorribilità; con il giallo si indicano i prati e il blu sta ad indicare la presenza di acqua (ruscelli, specchi d'acqua). Le cartine utilizzate dagli atleti, non dimentichiamolo, sono differenti dalle normali cartine topografiche e vengono realizzate ad hoc in modo tale da riportare con la maggiore esattezza possibile sia le caratteristiche del terreno (la presenza di dislivelli), sia la presenza di oggetti quali massi, grandi alberi, corsi d'acqua; le carte da "orientista", poi, sono realizzate in scala 1:15000 se si tratta di gare su lunga distanza, mentre la scala diminuisce in caso di manifestazioni che hanno luogo in un contesto cittadino (anche 1:7500).
Il secondo fondamentale elemento da considerare è l'ambiente nel quale si svolgono le gare. Una particolarità dell'orienteering è quella di essere uno sport, se così possiamo dire, eco-sensibile: chi pratica questa attività ha quindi la possibilità di entrare in stretto contatto con la natura circostante attraverso boschi, corsi d'acqua, parchi e con la possibilità di apprezzare da vicino le bellezze paesaggistiche che tutto il territorio italiano riesce ancora ad offrire. L'orienteering dunque contiene in sé un alto valore educativo: se praticato nelle scuole, ad esempio, riuscirebbe forse a sensibilizzare i giovani ad un maggiore rispetto della natura e dell'ambiente circostante, coniugando a questo un'ottima possibilità di allenare assieme mente e corpo.
Un altro punto chiave da sottolineare, per incentivare i lettori ad incuriosirsi ed avvicinarsi a questa insolita (per noi italiani) pratica sportiva è che l'orienteering è uno sport per tutti: a prescindere dalle gare agonistiche anche i semplici appassionati possono facilmente avvicinarsi a questa attività, vista la semplicità dell'attrezzatura necessaria. E' importante essere muniti di una tuta, per facilitare i movimenti, di un paio di scarpe da tennis e ovviamente di una bussola, elemento fondamentale per orientare la cartina e quindi iniziare la "caccia" alle lanterne. Ciò che non deve mancare, poi, è la rapidità nell'impostare la strategia di gara e nel prendere le decisioni. La regola d'oro? Mai buttarsi giù se ci si trova in difficoltà: la buona volontà e la lucidità, alla fine, premiano sempre!
Per chi volesse approfondire la conoscenza dello "sport dei boschi" il consiglio è quello di visitare il sito internet della federazione italiana sport orientamento, (www.fiso.it) costantemente aggiornato su tutte le gare che si svolgono in Italia, dove si possono reperire tutte le informazioni possibili sul regolamento, l'organigramma della federazione e le modalità di affiliazione: c'è anche una sezione dedicata appositamente alla scuola, con corsi di base
organizzati dalla federazione rivolti in particolar modo ai docenti di
Educazione Fisica.
16 marzo 2010
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