Marzo 2010
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Sempre più acceso il dibattito sull'attendibilità del televoto. Un affare da 60 milioni di euro l'anno
Televoto, va in onda la farsa
di Vincenzo Caramia
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Il televoto è davvero lo strumento di democrazia più avanzato nella civiltà dell'etere del nuovo millennio? I diretti interessati lo spacciano per quello che in realtà non è. Con Sanremo si sono riaperte le polemiche sul televoto, indicato come procedura democratica di espressione della volontà popolare. Ma è corretto nutrire più di un dubbio in proposito. Esso non è rappresentativo, funziona bene dal punto di vista dello spettacolo ma manca di trasparenza.
Antonella Clerici, durante la diretta televisiva sanremese, mentre si scatenava la contestazione dell'orchestra (orchestrata ad arte) e quella del pubblico in sala, si è espressa in termini categorici a proposito della questione, sovrastando i fischi del pubblico con la seguente massima: "Il popolo sovrano ha scelto i suoi tre finalisti".
Cosa discutibile, poiché lo strumento in suo possesso è appunto proprio il televoto.
Esso infatti non è per niente rappresentativo. Il perché lo spiega sul sito economico La voce.Info Riccardo Puglisi, esperto di "ruolo politico dei mass media": "Soltanto per caso il televoto potrebbe essere rappresentativo dell'opinione degli italiani in campo musicale, o in qualsiasi altro campo. Non si tratta, infatti, di un sondaggio, basato sul principio di raccogliere le opinioni di un gruppo che "assomiglia" alla popolazione nel suo complesso, ma di un meccanismo in cui si sceglie di partecipare, telefonando o mandando un sms. Il televoto costituisce il terreno ideale per piccoli gruppi organizzati che sono disposti a spendere tempo e denaro per sostenere un certo concorrente.
Ciò può dare spazio a facili manipolazioni. L'anno scorso, nella trasmissione Striscia la notizia, il manager Lele Mora ha confessato di avere investito 25mila euro per sostenere Walter Nudo nei televoti inerenti "L'Isola dei Famosi". Un investimento dal punto di vista di Mora, in quanto manager di Walter Nudo. In questo modo il denaro vota due volte: da una parte finanzia il battage pubblicitario a favore di un artista, e dall'altra foraggia il televoto".
Sul televoto Puglisi afferma che "a parte i ricavi monetari che ne derivano, il televoto ha l'indubbio vantaggio per chi lo organizza di essere telegenico, ovvero adatto a essere rappresentato in televisione. Esso mobilizza le fazioni, e la fazione che a un certo punto è perdente ha l'incentivo a organizzarsi meglio per il prossimo televoto. A conti fatti, il televoto funziona bene dal punto di vista mediatico perché ha la dinamicità di una gara sportiva combattuta. Ma se vogliamo metterla dal punto di vista dello spettacolo - e vogliamo dimenticarci delle riflessioni precedenti - perché mai non mostrare in tempo reale il numero di persone che votano per i diversi cantanti? La trasparenza può fare spettacolo".
Forse il motivo è che c'è qualcosa sotto. Il televoto è tutto tranne che il metodo più democratico che ci sia per far interagire il pubblico con la televisione. Esso è piuttosto il metodo più astuto per il sistema televisivo di guadagnare soldi facili e arricchirsi e in certi casi magari per finanziare i montepremi di centinaia di migliaia di euro dei reality.
Ci sono due tipologie di televoto: quella per esprimere una preferenza a favore di un concorrente, usato ad esempio dai reality show, da Miss Italia e dal Festival di Sanremo, e quelli per esprimere una propria opinione su un determinato argomento. Se nel primo caso si possono nutrire dei dubbi sulla reale validità del metodo, che spaccia il pubblico per il detentore del comando sulla sorte dei partecipanti, nel secondo, la nostra opinione è puramente finalizzata a guadagnare soldi.
Se le trasmissioni volessero davvero il nostro parere, farebbero televotare attraverso un numero verde o al massimo il costo della chiamata o dell'sms sarebbe quello previsto dal piano telefonico; ci farebbero inviare mail, utilizzerebbero dei Forum magari da loro stessi creati. Invece che fanno? Utilizzano un metodo per niente rappresentativo: una persona può dare la sua preferenza più di una volta, è come se andassimo alle urne e votassimo più di un candidato o più volte con lo stesso; le famiglie e gli amici dei concorrenti, in alcuni casi addirittura cittadine intere invitate a partecipare attivamente, hanno tutto l'interesse perché vinca il figlio, l'amico o il concittadino, quindi spendono ingenti somme di denaro per votare.
Il pubblico che partecipa al televoto è poi una minima parte del pubblico televisivo, che è un terzo della popolazione italiana. Questo metodo del televoto è inoltre anonimo (non c'è il nostro nome dietro alla scelta) e preconfezionato (le risposte a una domanda spesso sono più articolate di un sì o di un no). Da non tralasciare un altro aspetto: le trasmissioni riescono comunque a pilotare a loro piacere il proseguimento della trasmissione di turno, aldilà del fantomatico televoto. Tutta pura illusione.
Enormi le cifre che ci sono dietro questo business. Il 50% degli incassi (60 milioni in media ogni anno) va agli operatori telefonici. La società di elaborazione ne trattiene il 18%, il resto se lo dividono rete tv (7%), produttore dello show (13%) e titolare del format (10%). Insomma ce n'è per tutti. Credete davvero che qualcuno di questi soggetti voglia rinunciarci?
"Quello che manca sono le regole - dice Carlo Pileri, presidente Adoc, l'associazione nazionale per la difesa dei consumatori -, Londra ha messo un tetto legislativo di tre telefonate a puntata. Qui da noi ognuno fa per sé e non esiste non solo il quadro normativo, ma nemmeno qualcuno che controlli". E' impossibile ad esempio scremare le chiamate di minorenni, in teoria vietate. E' assurdo e buffo questo (solo teorico) divieto, visto che programmi come Amici ad esempio hanno come target di riferimento proprio i minori, naturalmente spinti poi anche a votare in massa per i loro preferiti.
La cosa certa è che tutta questa faccenda è assai poco chiara e nessuno tra gli addetti ai lavori apre bocca. Tutti si limitano solo a dire che non c'è modo di truccare il televoto, che è tutto gestito in automatico e che la mano dell'uomo non c'è assolutamente. Ma i dubbi restano, tanto che è stato chiesto al Codacons di occuparsene e vedere se si riesce in modo definitivo a fare chiarezza su questa moda così misteriosa del televoto.
Il meccanismo, complicato, rende molto difficile smascherare eventuali trucchi. Si possono acquistare pacchetti di sms premium: il sistema accetta fino a 5 voti provenienti da una scheda. Però basta avere molti "amici" a cui distribuirli. Lecito? Sembra di sì: legale non sempre fa rima con morale. Oppure basta rivolgersi ai call center esperti in materia, che sanno evidentemente come scavalcare i filtri e truccare i voti.
Per tutti questi motivi il televoto è una farsa, una bufala colossale, da evitare. Se le trasmissioni avessero interesse a farci partecipare attivamente troverebbero metodi più economici, più trasparenti e più democratici. Loro hanno più mezzi di noi, semplici utenti davanti un televisore, compreso il montaggio delle scene che possono influenzare il nostro giudizio. Fanno tutto loro, dalle selezioni alla fine dei programmi. Apriamo gli occhi. Gli italiani non scelgono proprio niente, sembrano più che altro delle vittime. Credono a tutto, sono abbindolati e spendono per giunta denaro. Oltre al danno, una bella beffa. Tutti complici di quel sistema televisivo attuale sempre meno di qualità, che ha come unico obiettivo quello di incassare quanto più possibile, approfittando della parte del popolo italiano credulona e ingenua.
5 marzo 2010
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