Marzo 2010
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Nell'81 la prima vera missione. Nell'86 la tragedia dello Shuttle Challenger, al Kennedy Space Center
Un sogno chiamato Shuttle (quarta parte)
di Giuseppe Picca
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La prima missione e il battesimo dello spazio, per lo Space Shuttle, avvenne il 12 aprile 1981: dalla rampa 39-A spazioporto del Kennedy Space Center, partiva, alla volta dell'orbita terrestre, il Columbia. L'equipaggio della prima missione, definita STS-1, era formato dal pilota Robert Crippen e dal veterano John W. Young, che aveva già partecipato alle missioni Gemini e Apollo. Gli obiettivi principali di questo volo riguardavano test sulla sicurezza in fase di lancio, in fase di atterraggio, i valori di temperatura, pressione e accelerazione nelle varie parti dell'orbiter. La missione durò solamente due giorni. Al termine di ben 37 orbite il nuovo mezzo spaziale (riutilizzabile) atterrò senza grandi problemi e sotto l'occhio vigile di migliaia di scienziati NASA, sul lago Rogers (un bacino asciutto), alla base aerea Edwards in California. L'era dello Space Shuttle era iniziata.
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L' equipaggio del 1981,
John W. Young e Robert Crippen
I primi voli dello Space Shuttle erano dunque serviti per controllare e correggere i piccoli errori riscontrati, ma purtroppo la tragedia si verificò quando le missioni della navetta spaziale orbitale erano talmente tanto frequenti che i voli spaziali erano diventati una consuetudine.
28 gennaio del 1986: lo Shuttle Challenger era pronto sulla rampa 39A per partire per la "solita" missione. Questa volta la routine era stata però stravolta da un componente dell'equipaggio un pochino speciale, l'insegnante Christa McAuliffe. Christa era un'insegnante che aveva partecipato alle selezioni per astronauti e, dopo anni di allenamento, aveva avuto il nullaosta per volare e partecipare al programma "teacher in space" che prevedeva una serie di lezioni, agli alunni di alcune scuole americane, in collegamento dello Space Shuttle in orbita terrestre. La missione STS-51-L, questo il nome in codice del volo della maestrina spaziale, aveva però in serbo una terribile sorpresa che avrebbe cambiato il modo di vivere le missioni.
Alle 16:38, ora della Florida, lo Space Shuttle accese i motori e partì verso l'atmosfera alta, come aveva fatto nei cinque anni precedenti. Ma a 73 secondi dal lancio, quando ancora i booster laterali stavano dando la spinta maggiore, ci fu la rottura di una guarnizione di uno dei due razzi bianchi. Lo squarcio dell'O-Ring provocò una fuoriuscita di fiamme dall'SRB che causarono un cedimento strutturale del serbatoio esterno (External Tank, ET) contenente idrogeno ed ossigeno liquidi. In un attimo si creò una palla di fuoco e una grande esplosione. Alcune parti dell'orbiter, come lo scomparto dell'equipaggio e molti altri frammenti, furono recuperati dal fondo dell'oceano. Altre andarono completamente distrutte.
Nell'incidente perirono i sette membri dell'equipaggio: Comandante Francis "Dick" Scobee, il Pilota Michael J. Smith, gli specialisti di missione Judith Resnik, Ellison Onizuka, Ronald McNair e gli specialista del carico utile Gregory Jarvis e Christa McAuliffe.
A causa di questo evento il programma Space Shuttle si fermo per 32 mesi, durante i quali una commissione di esperti, tra cui il premio nobel e celebrato professore di fisica Richard Feynman, fecero luce sulle cause del disastro. Cause che furono trovate nella combinazione della cattiva progettazione e dell'utilizzo a basse temperature dell'ultima missione. I voli nello spazio con equipaggio ripresero con il lancio dello Space Shuttle Discovery il 29 settembre 1988 e la sua missione di "Ritorno al volo" STS-26.
Nella quinta parte i primi voli di astronauti italiani a bordo dello Space Shuttle.
5 marzo 2010
La foto ufficiale dell’equipaggio del Challenger: da sinistra, Ellison S. Onizuka, Christa McAuliffe, Greg Jarvis e Judy Resnik. Davanti, da sinistra, Mike Smith, Dick Scobee, e Ron McNair
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