La rivoluzione ai tempi di internet, l'esempio di "Raiperunanotte"
di Livio Costarella
livio.costarella@4umagazine.net
Cosa rimane dopo la storica diretta via web di "Raiperunanotte" (ma forse era più corretto chiamarsi "Liberiperunanotte") di giovedì 25 marzo? Resta certamente la soddisfazione di aver partecipato a un evento che conferma - qualora ce ne fosse ancora bisogno - che la rete è forse l'unica vera arma inscalfibile per far sentire la propria voce. Indipendentemente dai colori politici, dai giochi di potere, dalle pressioni economiche e dalle lobby che governano l'Italia (e non ci riferiamo solo al centrodestra berlusconiano). 4U Magazine - come moltissimi altri siti, blog e portali - ha trasmesso in diretta online l'evento organizzato da Michele Santoro in collaborazione con la Federazione nazionale della stampa e l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. Senza dover passare dalla burocrazia di carte e cartelle da firmare, contratti e contrattini o - peggio - diritti Siae et similia.
"Questo è il più grande evento sul web nella storia italiana fino ad oggi con 120mila accessi", ha detto Michele Santoro, riferendosi alle persone che stavano seguendo in diretta via streaming "Raiperunanotte". Noi lo gridiamo insieme a lui, anche se - va detto - la trasmissione non va santificata. Non tutto è stato all'altezza di ciò che ci si aspettava, ma in una democrazia ci sta anche questo. E non ci interessa neanche, in questa sede, sindacare fin troppo sui contenuti. Ciò che conta è il principio che abbiamo ricavato da questa diretta: il bavaglio forzato, volenti o nolenti, può essere aggirato e la rete è un indiscutibile punto di forza. Il vero futuro dell'informazione passa da qui e questo lo sanno tutti, soprattutto i giornali cartacei sempre più in crisi.
Il punto è adesso chiedersi cosa e chi abbia raggiunto davvero questa diretta. Anche perché - non dimentichiamolo - l'Italia, tra i paesi europei, è sempre agli ultimi posti per ciò che riguarda l'uso di internet. O la capacità di sfruttare la rete come un mezzo straordinario di informazione. Siamo capaci di cambiare un cellulare ogni tre mesi, ma magari utilizziamo poco e molto male la rete, una vera miniera d'oro ancora inesplorata in molti punti. Per non parlare della lettura di libri e quotidiani: nelle statistiche fatichiamo anche contro alcuni stati africani, nettamente più poveri dell'Italia.
Santoro ha ricordato come fu una telefonata a cominciare a mettere nei guai l'allora presidente statunitense Richard Nixon. Da quella telefonata (era il 1974) né è passata di acqua sotto i ponti e le intercettazioni sono ancora uno dei terreni minati che oggi decidono il corso di molte, forse troppe cose. Ma Santoro ha attaccato anche l'Autorità garante delle comunicazioni. "Un arbitro tutto lottizzato" - ha detto -, creato "nel nostro paese". E "anche questa è una violenza operata nei confronti della nostra Costituzione". E "questo arbitro lottizzato emise una sanzione nei confronti della Rai quando ospitammo Beppe Grillo che le rivolgeva delle critiche. Grillo in questo momento è un soggetto politico e quale è il dovere di noi giornalisti? Pubblicare le critiche. Invece la calunnia, il vilipendio non spettano all'Agcom, spettano ai tribunali".
Altro argomento scottante: il ruolo dei giornalisti in tutto questo. La nascita di 4U Magazine ha avuto un solo scopo finora: quello di cercare di approfondire, spiegare e sviscerare le tematiche più disparate. Ecco perché ci pareva un'occasione da non perdere quella di partecipare alla diretta di "Raiperunanotte", anche se non avessimo condiviso una virgola di ciò che si è detto (ma purtroppo - duole dirlo perché non siamo in un paese normale - condividiamo quasi tutto). Ed ecco perché abbiamo pensato di darvi la possibilità di riascoltare tutta la trasmissione, ordinandola per link, uno per uno: per cercare di raggiungere anche coloro che giovedì 25 marzo si fossero persi questo piccolo, ma fondamentale esempio di democrazia. Giusta o sbagliata, non ci interessa. Era però democrazia: e per una volta non era l'arte di far credere al popolo che è lui a governare, ma era il popolo della rete (virtuale, ma così reale) che governava. Sia pur per poche ore.
Chi scrive, se dovesse scegliere un solo pezzettino della trasmissione, rimanderebbe volentieri alle parole di Mario Monicelli, uno dei più grandi registi e uomini di cultura che l'Italia abbia mai avuto: a quasi 95 anni, colui che svelò vizi e virtù dell'italiano medio in capolavori come "La grande guerra", ci inchioda ancora dietro le nostre colpe e l'incapacità di reagire, di alzare la testa. Con una lucidità sconcertante. Ci vorrebbe una rivoluzione? Forse. Ma la vera rivoluzione dovrebbe partire dalle piccole cose di ogni giorno, nel nostro privato. Proviamo a spegnere la tv becera di oggi e a navigare nei mari puliti della rete. Solo allora, forse, saremo dei veri rivoluzionari.
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Giovedì 25 marzo 2010
Hanno partecipato:
Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Filippo Rossi, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.
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