La patria delle piramidi

23 Agosto 2010  _____________________________________________________________________________________________________________________________________________

Lungo la valle del Nilo si estende una regione sede di un’antica civiltà, anello di congiunzione tra i popoli del mediterraneo e quelli dell’Africa Nera



La patria delle piramidi



diRiccardo S. Scuto



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E’ prevalentemente desertico, attraversato da un imponente fiume e vi si trovano in numero elevato le costruzioni note come piramidi: avete capito di quale paese stiamo parlando? Egitto? No, non è l’Egitto, ma ilSudano, per essere più precisi, laNubia: una regione a nord del paese africano per lungo tempo parte dell’antico Egitto.

La Nubia, il cui nome in egizio significa "oro", si trova tra l’Alto Egitto e l’Etiopia ed è conosciuta, nel corso della storia, con nomi e localizzazioni geografiche diverse: Kush, Dodecasheno, Sudan, etc. Nei tempi antichi era una zona ricca di oro e, quindi, di miniere: gli stessi egizi la colonizzarono, annettendola diverse volte, ed infatti la sua storia è inseparabile da quella egizia. In ogni caso, da semplice provincia o regno vassallo, la Nubia riuscì a dominare poi l’intero Egitto regnando direttamente con una dinastia tutta sua.

Geograficamente parlando quello che era il territorio dell’antica Nubia attualmente si trova nel sud dell’Egitto (in minima parte) e nel nord del Sudan (per lo più). Ed è innegabile che i lunghi secoli trascorsi a stretto contatto con l’antico Egitto hanno reso l’intera regione ricca di testimonianze storiche inequivocabili.

I due siti archeologici più noti sonoMeroee Napata, due antiche città nubiane che sono state entrambe (in epoche diverse) capitali della regione. In Nubia si trovano circa 220 piramidi, per lo più costruite per i faraoni della venticinquesima dinastia (la dinastia nubiana), la cui sede era proprio a Meroe e Napata. Recentemente una mostra sul sito archeologico di Meroe è stata aperta a Parigi al museo del Louvre, ad opera di un magnate arabo.

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Ma la Nubia è anche cultura popolare: dopo l’arabizzazione il paese ha perso nel tempo buona parte delle peculiarità che lo differenziavano dalle altre etnie sudanesi, tuttavia ancora oggi è possibile individuare un nubiano dal suo modo di vestire tipico o dalla musica tradizionale, tramandata nei secoli. La stragrande maggioranza delle popolazione è, però, emigrata in grandi centri come il Cairo, anziché restare nella regione, oggi terra di confine fra due grandi paesi musulmani.

Così come in Egitto, in Nubia sono possibili escursioni nelle ampie distese di dune che caratterizzano l’intero Sudan, o delle brevi traversate lungo il corso delNilo, soprattutto in quel punto in cui nel fiume confluiscono il Nilo Bianco ed il Nilo Azzurro. Naturalmente l’instabilità politica del governo islamico e le precarie condizioni di vita della popolazione (una delle più povere e malnutrite di tutta l’Africa) non sono un buon incentivo all’afflusso di turisti europei. La questione del Darfur è da diversi anni sulla bocca di tutti per l’arretratezza economica che ha spinto la regione alla rivolta. Ma il paese è devastato anche da altri conflitti, come quello nel sud con le etnie cristiane, in un paese a maggioranza musulmana.

Possiamo solo sperare che l’intervento dell’ONU e dei paese occidentali possa portare pace in una nazione divisa e che con essa arrivino migliorie nelle infrastrutture, un flusso maggiore di turisti (anche lungo le coste del Mar Rosso) e l’equilibrio fra le parti, che metterebbe in evidenza quell’interessante miscellanea di popoli che il Sudan è in realtà.

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