Selvaggia Lucarelli criticata perché in tv dopo la morte della madre: ”Rifiuto questi cliché sulla sofferenza dovuta, non mi si dica cosa dovrei provare”

La giornalista replica alle critiche: “Lo rifarei altre cento volte”

“Quello che è successo non mi ha creato ulteriore sofferenza, ma diffidenza e amarezza”

Selvaggia Lucarelli, dopo le polemiche per la sua partecipazione a Ballando con le stelle lo stesso giorno in cui è deceduta la mamma Nadia, replica alle critiche. Attaccata perché in tv dopo la morte della madre, la giornalista sbotta nell’intervista al Corriere della Sera: Lo rifarei altre cento volte. E aggiunge: Rifiuto questi cliché sulla sofferenza dovuta”.

Selvaggia Lucarelli criticata perché in tv dopo la morte della madre: ”Rifiuto questi cliché sulla sofferenza dovuta, non mi si dica cosa dovrei provare”

Finita nella bufera per la sua scelta non condivisa da molti di accomodarsi, nonostante il lutto, al tavolo dei giurati del talent show di Milly Carlucci, la 48enne spiega le sue motivazioni. “Per rispondere devo fare una premessa: i familiari di persone che soffrono di Alzheimer sono in qualche modo preparati. Non che si possa essere mai davvero preparati a perdere qualcuno, ma il momento in cui svanisce l’essenza della persona per quello che è stata, per come tu te la ricordi, è un altro”, esordisce la Lucarelli. 

La madre se n’è andata a 79 anni, Selvaggia aveva visto svanire la sua “essenza” due anni fa: “Quando abbiamo perso la sua anima. Era rimasto il corpo, qualche sorriso, qualche sguardo in cui ci sembrava di scorgere un ricordo, un bagliore. Il vero addio è stato quando l’ho guardata negli occhi e ho capito che non mi riconosceva più. Ed è stato più doloroso dell’addio al corpo di ieri”.

La 48enne ha scelto di partecipare a Ballando con le stelle nello stesso giorno in cui è deceduta a 79 anni mamma Nadia

Selvaggia Lucarelli ha voluto andare in onda nel programma di Rai Uno, additata, controbatte: “Io mi aspetto sempre il peggio, ma quando arriva è sempre un po’ peggio e un po’ più sgradevole di quello che mi aspettavo. Di base c’è un enorme corto circuito: siamo così abituati alla strumentalizzazione del dolore trasformato in pochi secondi in rivendicazioni, posizionamenti e fertilizzante per il proprio brand che se uno osa lasciarlo in una stanza, senza esibirlo e sventolarlo, viene additato come cinico”.

Sul post in cui ha annunciato il decesso del genitore, Selvaggia dice: “Io non ho scritto cosa provo, ho scritto che è morta. E non accetto che mi si dica cosa dovrei provare. Questo è un altro aspetto grave: si dà per scontato che la morte di un genitore debba voler dire sofferenza, dolore, che ci si debba chiudere in casa. Io rifiuto questi cliché sulla sofferenza dovuta. Bisogna dire a chiare lettere che ci si può sentire sollevati, anche se non è il mio caso. Non c’è nulla di dovuto, ognuno elabora il lutto come desidera”.

La giornalista replica alle critiche: “Lo rifarei altre cento volte”

Anche il direttore del Tg5, Clemente Minum, l’ha attaccata precisando su Twitter che quando morì sua madre lo speciale Tg1 di cui era responsabile non andò in onda: “Non capisco davvero che ragione ci sia di rivendicare la propria modalità di vivere il dolore. Sei migliore di me? Più sensibile? Più sintonizzato con la sofferenza? Ripeto: ognuno deve essere libero di viverla come desidera”.

A distanza di ora lei non rinnega la sua scelta di andare in tv: “Non lascio che la retorica pubblica e il giudizio e il pregiudizio nei miei confronti condizioni e limitino le mie scelte. Lo rifarei altre cento volte. E quello che è successo non mi ha creato ulteriore sofferenza, ma diffidenza e amarezza. E ancora più consapevolezza di quanto la gente sia cinica e giudicante rispetto ai lutti altrui”.

Non ci sta: “Quello che è successo non mi ha creato ulteriore sofferenza, ma diffidenza e amarezza”

Selvaggia ha visto per l’ultima volta la mamma, morta di Covid, una settimana fa: “Nonostante avesse il respiratore cercava ossigeno, aria. E non avrei mai voluto fosse quella l’ultima immagine che ho di mia madre. Non riesco a togliermela dalla testa, ma in realtà va bene così, perché mi ricorda in maniera indelebile cosa significa morire di Covid ancora oggi. E c’è un’altra cosa importante. Mia madre era una radicale convinta, manifestava, faceva i banchetti a Civitavecchia per i referendum e ha lottato sempre per una legge sull’eutanasia negli anni in cui il tema non era ancora mainstream. Per me è stata una ulteriore sofferenza aver visto che a un certo punto per lei sarebbe stato un sollievo andarsene un po’ prima, prima di quella fame d’aria . E’ successo tutto quello che lei non avrebbe voluto, le ultime due settimane sono state un’agonia”.

Quando le di domanda cosa farà ora, la Lucarelli ammette: “Martedì ci saranno i funerali a Imperia, la città di mia mamma. Poi continuerò a vivere nel mio spazio mentale che riesce a essere una camera stagna rispetto a tutto il resto”.

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