Smart working prorogato per il 2023, ma solo per una categoria di lavoratori

Il Governo Meloni ha preso una decisione importante sullo smart working: è stato prorogato anche per il 2023, ma solo per alcuni lavoratori.

Lo smart working, ovvero la modalità di lavoro agile esploso durante la pandemia da Covid-19, è stato prorogato per il 2023. Il Governo Meloni, però, ha deciso di concedere questa possibilità ad una sola categoria di dipendenti, sia pubblici che privati. Vediamo chi potrà usufruirne e fino a quando.

Smart working prorogato

La legge di Bilancio 2023 ha apportato qualche cambiamento alla norma che regola lo smart working. La modalità di lavoro agile è stata prorogata, ma soltanto per alcuni dipendenti del settore pubblico e privato. Fino al 31 marzo ne potranno usufruire soltanto le persone fragili. Pertanto, viene tolta la possibilità di smart working ai genitori che hanno figli con età inferiore a 14 anni.

La commissione Bilancio a Montecitorio, inoltre, ha stabilito che quanti usufruiscono della modalità di lavoro agile possano svolgere anche altri compiti rispetto a quelli che gli spettano in ufficio. Il testo sottolinea: “Anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, senza alcuna decurtazione della retribuzione in godimento“. Pertanto, lo smart working è stato prorogato fino al 31 marzo 2023 solo ed esclusivamente per i dipendenti fragili. Che lavorino nel pubblico o nel privato non fa differenza. La misura, infatti, sarà valida per entrambi i settori.

Smart working: chi sono le persone fragili?

Lo smart working, quindi, sarà valido fino al 31 marzo 2023, ma solo per le persone fragili. Rientrano in questa categoria coloro che, con apposita certificazione medica, risultano pazienti oncologici, immunodepressi, disabili gravi o hanno terapie salvavita in corso.

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