Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Giovanni Leone, firma della nostra rivista, candidato alle prossime elezioni regionali del Veneto.
Caro direttore,
La mia candidatura è in competizione con quelle della mia stessa lista e con tutte quelle del centrosinistra?
Evidente che sì.
Ma non per rubarci i voti l’uno all’altro.
Non avrebbe senso e sarebbe solo fare un grosso favore al centrodestra.
Facciamo squadra, competendo tra noi, con tutte le nostre energie, per portare alle urne gli scettici, i riluttanti, gli esitanti, gli apatici. Ma anche gli astensionisti convinti e incalliti.
“Noi nemici non ne abbiamo all’interno del centrodestra, il vero nemico avversario è l’astensionismo”, dice Luca Zaia.
No, caro Zaia, chi si astiene non è un avversario, in nessun caso, tanto meno un nemico. Spesso ha più di una buona ragione per non andare a votare.
Definirlo avversario, nemico, dà bene l’idea della tua concezione della politica. I nemici si sconfiggono. Chi non va a votare merita rispetto, come chi va alle urne per deporre una scheda bianca. Dichiararli nemici è un tentativo goffo di aggirare l’ostacolo, evitando di interrogarsi sulle ragioni della sfiducia, della disaffezione, del disincanto e sulle responsabilità della politica che è percepita come un corpo estraneo dalla cittadinanza, grazie anche a leggi elettorali che hanno minato la rappresentanza privando il cittadino del diritto alla libertà di scelta.
Nelle elezioni regionali venete del 2020 i votanti furono 2.522.920 su 4.126.114 aventi diritto al voto. 1.603,194 elettori rimasero a casa. Di destra? Di sinistra? Certo è che, quello dell’asrensione, fu il primo “partito” di quella tornata elettorale. La lista più votata fu Zaia Presidente, con 916.000 voti. Il plebiscito fu per l’astensione, caro Zaia, non per la lista che portava il tuo nome.
Riportare alle urne molti degli elettori che ci hanno voltato le spalle – ma anche diversi di quelli che hanno voltato le spalle al centro destra – è il compito e l’obiettivo primario di ogni candidato, in una positiva e creativa competizione a chi saprà convincerne di più. Vinca il più bravo. Anzi, vinciamo tutti insieme, ognuno impegnandosi allo spasimo.
Accettando di correre ho pensato innanzitutto a questi elettori, ai tanti che io stesso, come tutti voi, conosco di persona. Anzi, ammettiamolo: io stesso, noi stessi, non siamo forse stati tentati di stare alla larga dalle urne? Quante volte? Sì, ognuno di noi sa bene perché tra un comodo divano e una fila alle urne, può essere meglio il primo. Quante volte siamo andati per dovere civico turandoci il naso, fino a portare pericolosamente l’apnea ai limiti del soffocamento. Sì, perché la distanza dalla politica può perfino diventare disgusto per la politica, fino a considerare il voto non un diritto prezioso, una leva nelle mani di ciascuno di noi per provare a cambiare lo stato delle cose, ma solo un rito vuoto per legittimare una casta.
A quest’elettorato “assente” non dobbiamo rivolgere irritanti, ovvie esortazioni né tanto meno sussiegose lezioni di civismo.
Deve essere molto chiaro nei nostri discorsi e nel modo in cui ci poniamo nei loro confronti che sono loro, soprattutto loro, i protagonisti della prossima sfida elettorale.
Grazie al loro ritorno alle urne è possibile rovesciare il tavolo, mandare a casa chi ha ridotto la nostra regione nelle condizioni in cui si trova.
Solo grazie a loro, solo grazie al loro voto, alla loro partecipazione, possiamo, noi con loro, loro e noi, tornare a vincere.
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