Ha senso parlare di ripopolamento continuando ad autorizzare nuovi alberghi e il cambio d’uso delle abitazioni in strutture ricettive? Oppure sarebbe più coerente intervenire con regole chiare e strumenti fiscali per favorire la residenza, frenare la speculazione e rendere disponibili case per chi vive in città?
Ha senso parlare di sostenibilità e contemporaneamente progettare nuovi e devastanti scavi di canali profondi per riportare le Grandi Navi in Marittima? O sostenibilità significa rispettare il decreto che prevede il porto offshore ed escludere nuovi scavi e le Grandi Navi in Laguna?
Ha senso parlare di ripopolamento e sostenibilità se Comune, Autorità Portuale e Aeroporto perseguono obiettivi tra loro contraddittori? Il ritorno delle Grandi Navi in Marittima favorirebbe davvero il ripopolamento e attirerebbe i giovani a vivere a Venezia? O sarebbe invece più utile, a quello scopo, rigenerare la Marittima come porto abitato, al servizio del lavoro e della residenza, piantare alberi e decementificare?
© Fabrizio Olivetti
E se il potenziamento dell’aeroporto portasse ancora più turisti, non comprometterebbe forse l’obiettivo di ripopolamento e di residenzialità? Non dovrebbe piuttosto rafforzarsi come motore regionale di scambi internazionali per affari, a servizio di una città metropolitana produttiva e innovativa?
Ha senso invocare la partecipazione mentre si sottraggono deleghe e risorse alle Municipalità, che sono lo strumento primario di rappresentanza dei cittadini? O partecipazione vera significa creare spazi reali di confronto e di governance trasparente, coinvolgere i cittadini, in particolare i giovani, e renderli protagonisti del progetto di città e del proprio futuro?
Per una transizione dall’overtourism di oggi a un turismo quantitativamente e qualitativamente sostenibile, non sarebbe necessario uno strumento come il Tourism Reinvestment Fund recentemente adottato a Barcellona? Un contributo dei visitatori, organizzato con una campagna informativa su scala planetaria, potrebbe finanziare case sociali, luoghi di lavoro accessibili, scuole e asili, mobilità sostenibile, sostenere l’artigianato, i servizi locali e le imprese eticamente orientate. Offrendo agevolazioni a studenti, giovani, famiglie con bambini e anziani, si promuoverebbe concretamente il ripopolamento della città.
Queste domande, insieme a molte altre, possono costituire le premesse per una strategia da costruire insieme. Un lavoro paziente, senza scorciatoie semplificatrici.
Un’idea di città e una prospettiva
Come detto in apertura, la necessità di ripopolare la città sembra essere un obiettivo condiviso. È un processo complesso, che richiede coerenza, ascolto, partecipazione, strumenti giuridici e fiscali adeguati, e soprattutto la capacità di coordinare diverse azioni sinergiche con una regia all’altezza della sfida.
Questo grande progetto, per essere convincente, va sostenuto intrecciando il “coraggio di restare città” a una missione morale e civile di ampio respiro, capace di accendere uno stato d’animo positivo e propulsivo nei cuori delle nuove generazioni: i veri protagonisti e custodi della città futura, dentro la complessità globale del nostro tempo.
A questo punto il ritratto potente di Venezia tracciato dal Petrarca torna attuale e fonte di ispirazione. Immaginiamo Venezia come città che promuove pace, giustizia e diritti umani, che ripudia la guerra e che, accanto al gemellaggio appena rinnovato con Odessa, ne proponga uno con Gaza e riconosca lo Stato di Palestina. Una città che sia un giacimento universale di bellezza, e che intenda la bellezza come forza motrice del bene comune; nella quale ogni architettura contribuisce a definire lo spazio pubblico; una città femminile, storicamente all’avanguardia nell’emancipazione delle donne, portatrice di resilienza, delicatezza e gentilezza.
Una città della conoscenza, della cultura e delle arti; una città della formazione e della ricerca; una città all’avanguardia nelle politiche climatiche e ambientali, nella rigenerazione urbana e nella qualità dell’abitare sostenibile; un faro di dignità, partecipazione e civile concordia.
Venezia e la sua Laguna, inscindibile ed esemplare fusione di urbanità e naturalità, avranno così una missione e un ruolo importante nel mondo, e si ripopoleranno per questo.
In questa prospettiva, la campagna elettorale può trasformarsi in un movimento capace di coinvolgere le nuove generazioni, rendendole protagoniste, di intercettare la cittadinanza consapevole e quella parte ampia di cittadini delusi che oggi non vanno più a votare.
Nella stessa prospettiva, la membership planetaria trova il suo significato e può avere successo: i visitatori, cittadini del mondo, diventano alleati consapevoli, orgogliosi di sostenere la causa della rinascita e della rigenerazione di una città che resiste all’omologazione e propone un modello urbano e sociale fondato sulla giustizia e sulla sostenibilità.
La storia recente dimostra che, opponendosi all’omologazione, le città possono distinguersi e diventare protagoniste del cambiamento: Barcellona e Madrid in Spagna, Genova in Italia, New York negli Stati Uniti ne sono esempi recenti. Ancora di più oggi, in un momento in cui l’Europa sta ridisegnando la propria mappa del potere, riconoscendo alle città non solo il ruolo di destinatarie di fondi, ma anche quello di partner decisionali delle politiche comunitarie e di attrici protagoniste negli scenari globali.
Ciò che bisogna contrastare è l’omologazione: a tutte le forme di autoritarismo, alla “normalità” delle città globali, alla mercificazione che distrugge il tessuto socio-economico, alle infrastrutturazioni pesanti che alterano gli equilibri ambientali e comportamentali di un organismo urbano unico e straordinario per i valori che incorpora.
Piccola nella dimensione fisica ma dotata di una grande forza simbolica, Venezia, divenendo un baluardo di progresso civile, può essere una luce capace di trasmettere al mondo un messaggio potente e universale di umanità e di futuro sostenibile. Un luogo ideale in cui vivere per molti.
Immagini tratte da Venezia, strana città
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