Barak Ravid e Marc Caputo sostengono, su Axios, che Donald Trump è oggi “il più falco di tutta la sua amministrazione” — molto più aggressivo del segretario alla Difesa Pete Hegseth o del segretario di Stato Marco Rubio, spesso accusati di essere loro a spingere verso l’escalation. “Il presidente è il più assetato di sangue, come un cane impazzito”, avrebbe confidato un collaboratore di Trump, ridimensionando la narrativa secondo cui sarebbero altri membri del governo i veri guerrafondai. «Quelli, in confronto a lui, sembrano colombe.»
Quando i jet sono decollati verso l’Iran, il presidente Donald Trump non si trovava a Washington. Era nella sua residenza sul mare, Mar‑a‑Lago, in una sala illuminata da lampadari trasformata in una sorta di Situation Room personale. Dietro tende spesse e monitor satellitari, seguiva le immagini del bombardamento — parte dell’Operazione Epic Fury — mentre il vicepresidente JD Vance presiedeva nella vera Situation Room della Casa Bianca una riunione parallela .
Per decenni, la Situation Room ha incarnato la gravità del comando in tempo di guerra. La John F. Kennedy Conference Room, dal nome del presidente che la mise in essere durante la crisi dei missili di Cuba, è stata al centro della curiosità mediatica con Obama mentre ordinava il blitz contro Bin Laden, e con Biden nei giorni drammatici di Kabul. Trump ha stravolto quell’immagine. Oggi, la Sit Room non è più un luogo unico ma un sistema diffuso: una stanza a Washington, una a Palm Beach e una terza composta da canali privati e consiglieri personali.
Un Gabinetto fuori dagli schemi
All’interno della struttura ufficiale, la squadra della sicurezza nazionale riflette l’impronta di Trump: Susie Wiles (capo di gabinetto), Pete Hegseth (segretario alla Difesa), generale Dan Caine (capo di stato maggiore delle forze armate congiunte), Marco Rubio (segretario di Stato e contemporaneamente consigliere per la sicurezza nazionale, un doppio ruolo che non si vedeva dai tempi di Henry Kissinger), Tulsi Gabbard (direttrice dell’intelligence nazionale), John Ratcliffe (direttore della CIA) e Scott Bessent (segretario al Tesoro), Dan Scavino (vice capo di gabinetto), Chris Wright (segretario all’Energia).
La “Sit Room”, che si trova nei sotterranei dell’Ala Ovest della Casa Bianca, è un complesso di circa 465 metri quadrati gestito da circa 130 membri dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC). Il complesso è stato recentemente oggetto di una ristrutturazione – una spesa di cinquanta milioni di dollari – completata alla fine del 2023, per potenziare la tecnologia di comunicazione sicura e le capacità di monitoraggio delle crisi.
Un gruppo ridotto rispetto alle amministrazioni precedenti, compensato da un cerchio informale di consiglieri esterni.
I consiglieri nell’ombra
Due figure spiccano per influenza e ambiguità: Steve Witkoff, magnate immobiliare nominato inviato speciale per il Medio Oriente, e Jared Kushner, genero del presidente.
Nel febbraio 2026, Kushner e Witkoff hanno visitato la portaerei USS Abraham Lincoln, di ritorno da colloqui con emissari iraniani. Quelle missioni diplomatiche hanno preceduto la decisione di Trump di lanciare i bombardamenti — scelta che lui stesso ha attribuito a “Steve, Jared, Pete e Marco” .
Eppure Kushner non ricopre alcun incarico ufficiale, e la sua partecipazione continua a suscitare interrogativi etici e di sicurezza. Secondo diversi resoconti, entrambi avrebbero preso parte ai negoziati d’emergenza di Ginevra.
Com’è cambiato il Consiglio per la Sicurezza Nazionale
Nel suo secondo mandato, Trump ha trasformato il National Security Council (NSC) in uno strumento più snello e centralizzato. Sotto Bush e Obama, il NSC funzionava come un tavolo inter‑agenzia dove si confrontavano diplomazia, intelligence e difesa. Oggi agisce soprattutto come una unità operativa diretta dal presidente.
L’accorpamento dei ruoli di Rubio — capo della diplomazia e consigliere per la sicurezza — fonde due pilastri della politica estera sotto la supervisione diretta di Trump. Il processo decisionale non passa più per lunghe riunioni collegiali ma per catene di comando ristrette, dove la fedeltà personale pesa più dell’esperienza tecnica.
La Situation Room, rinnovata nel 2023 con un investimento di 50 milioni di dollari, continua a funzionare 24 ore su 24 con cinque squadre di controllo, ma il suo ruolo è mutato: da luogo di dibattito strategico a centro di comando audiovisivo, con collegamenti diretti alle postazioni di Trump a Mar‑a‑Lago, Camp David e a bordo dell’Air Force One.
Da Eisenhower a Biden, la Situation Room era considerata un santuario della sicurezza nazionale. Trump l’ha resa un’estensione della sua persona. Quando si trova in Florida, la sala gemella di Mar‑a‑Lago comunica in tempo reale con Washington; quando viaggia, briefing e linee criptate lo seguono grazie alle tecnologie installate durante l’ultimo restyling.
Questa “mobilità del comando” ha ridefinito l’immagine del potere presidenziale. A Washington, JD Vance presiede sotto una luce fredda, simbolo dell’istituzione; a Palm Beach, i cristalli e gli ori incorniciano mappe digitali di guerra. Doppia scenografia per una doppia presidenza: metà politica estera, metà show.
Per Trump, controllare significa anche dirigere la scena. Dove Kennedy stipava consiglieri in una sala sobria di legno, Trump predilige la teatralità. Dove Obama ascoltava tecnocrati e generali, lui privilegia un circolo ristretto di fedelissimi — uomini di armi, di affari, di famiglia.
Il risultato è un apparato di sicurezza nazionale senza precedenti nella storia americana: più piccolo, più spettacolare, e soprattutto costruito attorno al rapporto personale con il presidente. La “war room” di Trump non è più semplicemente un luogo fisico: è un orbita di potere, dove conta più la vicinanza al leader che la posizione formale nei ranghi dello Stato.
Immagini dal sito ufficiale della Casa Bianca
L’articolo La war room di un presidente assetato di sangue proviene da ytali..