I conflitti contemporanei creano un modello paradigmatico e di rilevanza globale di degrado ambientale che facilita la dispersione transfrontaliera degli inquinanti e quindi influenza il rischio per il mantenimento dello stato di salute in generale e cardiovascolare in particolare, ben oltre le immediate zone di combattimento.
In particolare, il danno ambientale legato a conflitti violenze su larga scala ha una ripercussione su tutti gli organismi viventi. In questo contesto è stato introdotto il termine di “environcide” per sottolineare come l’ambiente, inizialmente causa dei conflitti, sia diventato con il tempo vittima esso stesso. Nell’ambito dei teatri di guerra ciò a cui si presta la giusta e massima attenzione è la perdita di vite umane ed il danno fisico e psichico dei superstiti ma non si pone assolutamente attenzione ai potenziali danni sulla salute per tutti gli anni a venire, parte dei quali legati ai fattori inquinanti immessi nell’ambiente, prevalentemente nell’atmosfera.
Il danno ambientale può esercitare effetti a lungo termine sulla salute delle popolazioni anche geograficamente distanti dal luogo di conflitto. In questo contesto, le emissioni inquinanti associate ai conflitti con l’immissione nell’atmosfera di sostanze tossiche sia allo stato gassoso, sia liquido sia particolato, meritano di essere esaminate come potenziali determinanti ambientali di rischio sullo stato di salute in toto e del rischio cardiovascolare in particolare. Infatti, è necessario tenere presente che la principale causa di morte nel mondo è rappresentata dalle malattie cardiovascolari e nell’ambito di queste dalla cardiopatia ischemica con la sua espressione più severa che è l’infarto acuto del miocardio.
Durante i conflitti vengono rilasciate nell’atmosfera miscele complesse di inquinanti e queste emissioni possono comprendere particolato fine e grossolano (PM2.5 e PM10), ossidi di azoto (NOx), anidride solforosa (SO2), composti organici volatili (COV), metalli pesanti e sottoprodotti della combustione di materiali e infrastrutture. I molteplici agenti inquinanti immessi nell’atmosfera, provenienti dalle aree geografiche di conflitto, raggiungono in tempi relativamente brevi non solo zone limitrofe ai teatri di guerra ma anche regioni remote in relazione a venti e correnti aeree ed in virtù del fatto che l’atmosfera è in realtà un unico grande ambiente “chiuso”.
Nell’atmosfera, in questo grande ambiente che circonda la terra, quindi vengono immesse tutte quelle sostanze inquinanti che nel contesto dei conflitti vengono artatamente prodotte dalle attività umane. L’immissione nell’atmosfera degli inquinanti, rimodulata dalle condizioni metereologiche, dalla stabilità e dai venti dominanti, facilita il trasporto transfrontaliero, contribuendo a variazioni regionali delle concentrazioni ambientali che pertanto non sono esclusivamente attribuibili a fonti prossimali.
Le particelle inquinanti, soprattutto quelle di piccole dimensioni che nell’insieme costituiscono il particolato fine ed ultrafine (PM 2.5, PM 0.1) una volta inalate, respirate, passano dalle vie respiratorie al circolo sanguigno e raggiungono tutti gli organi e sistemi. L’effetto sullo stato di salute nel complesso è più eclatante sul sistema cardiovascolare e cerebrovascolare dove il particolato fine agisce inducendo ipertensione, infarto del miocardio, ictus cerebrale.
La dispersione transfrontaliera di particolato fine e sostanze inquinanti allo stato gassoso si somma agli inquinanti già presenti, sia naturalmente (polveri del deserto, polveri e gas legati alle eruzioni vulcaniche ecc) sia artatamente immessi nell’ambiente dal traffico veicolare, dai riscaldamenti domestici, nell’ambito di industrie ed allevamenti intensivi. Gli inquinanti atmosferici nell’insieme, il particolato fine soprattutto, inducono un significativo aumento del rischio di andare incontro a eventi cardiovascolari anche nel lungo temine, cioè a distanza di anni non solo nelle popolazioni stanziali nei luoghi di conflitto ma anche nelle popolazioni limitrofe.
Pertanto, anche le aree geografiche non direttamente coinvolte nei conflitti possono subire ripercussioni sullo stato di salute della popolazione a causa dell’inquinamento transfrontaliero, il che sottolinea la necessità di monitoraggio regionale e di condivisione dei dati. Nelle comunità a rischio vicine alle zone di conflitto, l’esposizione ambientale si verifica contemporaneamente a un maggiore disagio psicologico, ad un accesso compromesso all’assistenza sanitaria ed a servizi di prevenzione e cura interrotti, aumentando complessivamente gli eventi cardiovascolari ed i ricoveri ospedalieri.
La distruzione delle aree urbane ed industriali determina l’immissione nell’ambiente di molteplici agenti inquinanti oltre quelli atmosferici. L’ampio spettro di fattori inquinanti è rappresentato da inquinamento luminoso ed acustico, da inquinamento delle acque e degli alimenti, da una maggiore immissione di micro e nanoplastiche, di metalli pesanti nell’ambiente nonché di sostanze che per loro proprietà idrorepellenti ed oleorepellenti vengono definite “eterne”, sono dotate di un elevato grado di tossicità e sono denominate PFAS.
Considerati nell’insieme tutti questi inquinanti definiscono quello che è stato denominato esposoma che influisce non solo sul sistema cardiovascolare ma su tutti gli organi e sistemi. I diversi inquinanti ambientali agiscono diversamente l’uno dall’altro e nell’insieme sulle ghiandole endocrine, tiroide ad esempio, sulla sfera riproduttiva, sul feto e sui nuovi nati con conseguenze che si protrarranno per tutti gli anni a venire.
In Europa l’inquinamento ambientale ed in particolare l’inquinamento atmosferico è stato riconosciuto come un fondamentale fattore di rischio per mortalità e per l’insorgenza di malattie, prevalentemente cardiovascolari e cerebrovascolari. L’esposizione a particolato fine ed ultrafine correla infatti con ipertensione, infarto, ictus, aritmie e scompenso cardiaco ed il tramite tra inquinanti e patologie è l’infiammazione associata allo stress ossidativo. In questo contesto le emissioni e le immissioni nell’ambiente di inquinanti legati ai conflitti attuali ed al conseguente danno ambientale hanno la capacità di modificare la qualità dell’aria, delle acque e dei nutrienti, dei prodotti alimentari, e in definitiva di aumentare e protrarre il rischio cardiovascolare per tutta la durata della vita soprattutto coinvolgendo i soggetti più vulnerabili, i bambini e la popolazione anziana.
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