Da veneziana abituata a camminare, prendo il vaporetto quasi solo per andare alla spiaggia del Lido: alternative reali non ne ho, a meno di farla a nuoto, cosa vietata e che, da persona rispettosa delle regole, non farei mai.
Perfino per andare in stazione di solito non lo prendo: mi trascino la valigia su e giu per i ponti, sollevandola quando serve, pur di non fare troppo rumore sul selciato. Ammetto di essere forse troppo rispettosa in una citta presa d’assalto ogni giorno da decine di migliaia di turisti, molti dei quali maleducati – non tutti, ovviamente – ma sono fatta cosi: non posso e non voglio cambiare.
Ieri, pero, ho dovuto prendere ben due volte il vaporetto della linea 1 per attraversare mezza Venezia, alle tre del pomeriggio, in una giornata di caldo torrido.
A bordo sono saliti otto turisti orientali – giapponesi o coreani, non saprei – una famiglia con ragazzi di eta diverse, ciascuno con una valigia grande come un frigorifero. Le chiamo cosi quelle valigie che nessuno riesce a sistemare di sbieco, tanto sono enormi, e che vengono trascinate appunto come fossero frigoriferi. Si sono guardati attorno cercando di capire dove metterle, bloccando inevitabilmente il passaggio di altri turisti e dei veneziani, rimasti quasi incastrati. Va detto: erano sorridenti e civili. Il problema non erano loro, ma il sistema.
Mi sono accorta – anche perche il vaporetto lo prendo raramente – che nei mezzi non c’e praticamente spazio per i bagagli. C’e un misero angolo dietro la cabina di pilotaggio, ridotto ulteriormente nei vaporetti piu nuovi, quelli senza i posti a sedere anteriori, sacrificati per collocare grandi salvagenti. E viene da chiedersi perche abbiano eliminato proprio quei bellissimi posti davanti, da sempre amatissimi sia dai residenti sia dai turisti.
Quella famiglia e rimasta in bilico in mezzo alla corsia centrale, sempre sorridendo. Ovviamente ne il marinaio ne il comandante hanno indicato dove sistemare quelle valigie: sarebbe stato inutile, perche lo spazio semplicemente non c’era.
E qui sta il punto. Se un veneziano sale con un carretto per trasportare materiali necessari al lavoro – per esempio un operaio – deve chiedere il permesso al comandante. I turisti con valigie enormi, invece, salgono e basta. Il risultato e che per i veneziani non rimane piu niente, nemmeno la certezza di poter salire su un vaporetto.
Eppure i residenti pagano l’abbonamento, spesso annuale, anticipando centinaia di euro all’ACTV, per poi scegliere in molti casi di andare a piedi, salvo quando devono raggiungere tratte obbligate come le isole. In pratica si paga un servizio pubblico senza avere la garanzia di riuscire davvero a usarlo.
Qualche settimana fa avevo perfino gioito prendendo la nuova linea 5.1 gestita da AVM/Actv-Venezia, sulla tratta Lido-San Nicoletto-Celestia-Fondamente Nove-Sant’Alvise: per alleggerire il ritorno dei residenti dalla spiaggia sono stati introdotti mezzi piu larghi del normale, aperti lateralmente, quasi da navigazione fluviale, con molti posti comodi e una piccola sala climatizzata. Ho pensato: finalmente una buona idea, una linea balneare pensata anche per i veneziani.
Poi, dopo pochi giorni, ho ripreso la stessa linea e a bordo ho sentito parlare turisti di varie nazionalita. E mi sono avvilita di nuovo, pensando che ai veneziani non sia rimasto nemmeno un vaporetto per tornare dalla spiaggia: proprio quella spiaggia dove gran parte dei residenti va d’estate, tra capanne, stabilimenti comunali e concessioni private.
La domanda allora e semplice: con una pressione turistica cosi evidente, possibile che a nessun dirigente sia venuto in mente di istituire linee pensate soprattutto per i visitatori con grandi bagagli, dotate di spazi adeguati per le valigie? E, al contrario, lasciare ai residenti almeno una o due linee davvero praticabili per la vita quotidiana: andare al lavoro, spostarsi con un passeggino, portare la spesa, trasportare un carretto?
A Venezia, a volte, si ha l’impressione che non si sia ancora capito di vivere in una delle citta piu turistiche del mondo. Si continua a gestire l’ordinario come se i turisti fossero ogni volta una sorpresa, una fatalita, una coincidenza: e Carnevale e non si cammina, ma chi poteva immaginarlo? C’e la Mostra del Cinema, ma davvero nessuno poteva prevedere l’afflusso?
Anche quest’anno, intanto, agli abbonati e agli accreditati della Mostra non verranno concessi biglietti gratuiti. Si dice che ACTV sia in perdita e che servano nuove tariffe speciali per distribuire il pubblico su piu linee. Ma Biennale e ACTV sanno con mesi di anticipo quanti spettatori arriveranno, e sanno anche che tra loro ci saranno migliaia di veneziani. Saranno gli stessi che, come ogni anno, si spingeranno per salire, protesteranno, si lamenteranno, e in cambio otterranno pochissima considerazione.
E cosi, ancora una volta, ACTV rischia di farsi trovare impreparata. Non per un’emergenza improvvisa, ma per qualcosa di perfettamente prevedibile.
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