Il grande successo del film su Ulisse dovrebbe stupirci, anzi scandalizzarci, perché le sue vicende non sono esaltanti; al contrario, si configurano come inganni, atrocità, azioni piratesche, crudeltà e ferocia. Si legga bene l’Odissea, i cui tratti essenziali della narrazione sono un inganno con il quale si prende e si distrugge un’intera città, si massacrano i cittadini, si rapiscono le donne e poi si torna in patria.
Da pezzente entra senza annunciarsi in patria e qui compie le peggiori scelleratezze; basti dire che uccide tutti i giovani con la scusa che hanno fatto il filo alla moglie, quando lui stesso s’è dato a Circe per tutto il tempo che ha voluto, offrendole come in voto i suoi uomini ridotti in porci.
Ulisse, con la scusa che un dio lo perseguita, rimane in viaggio verso la propria patria per soddisfare i propri istinti di uomo padrone, feroce e selvaggio, predatore, pirata e vendicatore, perfino blasfemo e spregiatore dei suoi dei. Si pensi a quanto se l’è goduta in quell’anno trascorso presso la ninfa Calipso.
L’epica contemporanea dell’Odissea di Christopher Nolan
L’intelligenza artificiale di Ulisse
Tutto avviene per volere degli dei: Poseidone avversa Ulisse sul mare, Minerva perora la causa dell’eroe presso Giove; un’invenzione letteraria per coprire le atrocita’ del profugo, commesse ai danni dei suoi uomini e di chissà quanti altri, oltre ai suoi persi in mare per soddisfare i suoi capricci.
Ricordiamo che l’esercito che assediò la città di Troia era composto da principi o capi appartenenti al popolo acheo, ovvero uno dei tanti popoli ariani che invasero la Grecia e l’Europa intera: popoli di allevatori, patriarcali, guerrieri, predatori, che distrussero le citta’ e le culture preesistenti in Grecia come in Italia e in tutta Europa; culture che praticavano l’agricoltura, di tipo matriarcale, pacifiche e aggregate in abitati non fortificati, tecnologicamente molto più progrediti dei nuovi arrivati ariani.
La cultura e i modi di vita degli ariani, le forme sociali e politiche adottate nelle società greche, romane e poi germaniche, prendono ispirazione e modelli dalle narrazioni e dalle saghe, e poi dalle epopee, quelle attribuite a Omero e quelle romane come l’Eneide.
La civiltà occidentale ha raccolto forme di vita, costumi e soprattutto valori ispirati a queste opere letterarie; valori e convinzioni scesi in profondità al punto da determinare e scrivere la storia dei popoli occidentali fino ai nostri giorni: ecco la ragione per la quale Ulisse non è ancora oggi un cialtrone, un pirata, un pessimo capo, un feroce guerriero, un abile ingannatore e furfante, ma un eroe costretto a farsi furbo per poter ritornare in patria, in famiglia, in possesso dei suoi beni, ovvero per tornare a essere il marito, chissa’ dopo quanti tradimenti, padre di famiglia e signore delle sue terre e dei suoi armenti.
Oggi l’Europa, con due guerre alle porte, tra Russia e Ucraina e tra USA, Iran e Israele, che sta sterminando il popolo palestinese, glorifica la guerra manifestando ammirazione proprio per un epigono del conflitto e non si pensa che, dacche’ gli ariani sono tra noi, dacche’ non ci siamo accorti che la nostra civiltà è fondata sui valori delle antiche epopee ariane, non si risolvera’ a chiudere col passato e con la sua storia trascorsa sempre nel conflitto e nella convinzione che l’altro non e’ un diverso col quale confrontarsi, ma un nemico col quale battersi per dominarlo, devastarlo o addirittura sopprimerlo.
Una riflessione sui valori dominanti ancora oggi nella cultura occidentale, quelli della guerra, della devastazione, della depredazione e dell’accumulo di ricchezze, del culto del capo e della sudditanza, della proprietà e della territorialità, può offrirci delle idee e delle soluzioni ai conflitti non solo di oggi, ma può darci un indirizzo perché le societa’ e le loro culture prendano un corso diverso da quello abitualmente seguito.
A Ulisse
Quel cavallo di legno era un bidone
Pieno d’armati decisi ad uscire
E a metter ferro e fuoco la città
Lo scaltro Ulisse era l’inventore
Spietato è uscito con la spada in mano
Chiudeva una guerra decennale
Ma Da molti millenni ormai sei entrato
Nell’anima dei maschi a far d’esempio
Come un eroe profugo e solo
Che imperversa negli oltraggi e inganni
Rapinando buoi anche al dio sole
A circe hai dato uomini in voto
E le sirene che assai volentieri
Ti avrebbero dato una lezione
Te le sei godute tutto solo
Da pezzente sei ritornato in patria
Quello che hai fatto ai proci è osceno
Solo perché hanno tenuto viva
Penelope, la corte ele sue ancelle
E un regno che con te s’è inabissato.
Nella vendetta inutile e feroce.
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