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Melfi e Stellantis nel silenzio tutti si chiedono:Che si dice?. Lo stabilimento Stellantis di Melfi non è mai stato soltanto un insieme di lamiere, robot e linee di montaggio. È l’anima industriale di un’intera regione, si potrebbe dire il motore economico che per decenni ha dato stabilità a migliaia di famiglie lucane. Oggi, però, quell’anima si trova davanti a un bando decisivo per la gestione, un passaggio burocratico e strategico che assomiglia terribilmente a un bivio definitivo tra il rilancio e il declino. Il bando appartiene alla Regione Basilicata, che ha strutturato misure pubbliche e tavoli di filiera per sostenere e finanziare la transizione tecnologica dell’area industriale di San Nicola di Melfi. Il polo produttivo resta gestito interamente dal gruppo Stellantis, che ne determina i piani industriali e l’allocazione dei modelli. Non si tratta solo di assegnare servizi o di razionalizzare i costi logistici, ma di decidere qualcosa di importante . Vivere o morire. In altri termini quale sarà il peso specifico della Basilicata nella geografia mondiale dell’auto elettrica. Tutti hanno capito di come la transizione energetica ha trasformato Melfi in un laboratorio a cielo aperto; un nodo strategico cruciale dove le promesse del futuro si scontrano quotidianamente con le ansie del presente. Il nuovo bando per le attività di gestione e l’indotto rappresenta l’ennesima prova del nove per i sindacati, le istituzioni locali e, soprattutto, per i lavoratori. Al centro di questa delicata partita si colloca il bando per la gestione e la riorganizzazione della complessa rete produttiva regionale. Non si tratta semplicemente di una procedura amministrativa o di un insieme di freddi numeri su carta, bensì dell’architrave su cui poggia l’intera tenuta socio-economica del territorio. Dietro ogni singola clausola dell’appalto si nasconde il destino di madri e padri che chiedono solo certezze per il domani. Melfi ha già dimostrato in passato di saper vincere le sfide della modernità, ma la velocità con cui Stellantis sta riorganizzando i propri asset globali non concede margini d’errore. Il rischio reale sembra essere che la compressione dei costi legata alle nuove gare d’appalto finisca per soffocare il tessuto sociale ed economico del territorio lucano. Ogni decisione presa nei piani alti di Parigi o Torino si riflette immediatamente sulle tute blu che varcano i cancelli di San Nicola di Melfi all’alba. Per molti del settore serve un patto di ferro tra azienda e territorio, una visione lungimirante che rimetta al centro la dignità del lavoro e la salvaguardia delle competenze. Solo così Melfi potrà continuare a essere orgoglio e speranza, e non il monumento a un’industrializzazione tradita. Ricordiamo che in tutto questo da un lato ci sono i proclami, i cinque modelli promessi in arrivo sulle piattaforme del futuro e gli investimenti miliardari della multinazionale per l’elettrificazione. Dall’altro c’è la dura realtà quotidiana fatta di ammortizzatori sociali, contratti di solidarietà prorogati per oltre 4.400 lavoratori e l’ansia costante per i livelli occupazionali dell’indotto. Per dirla tutta non bastano i volumi sulla carta quando i turni vengono riorganizzati e le linee procedono a singhiozzo.
Oreste Roberto Lanza
L’articolo Il battito di Melfi: Tra l’illusione del futuro e l’ombra del silenzio proviene da LSD Magazine.