La narrazione di una minoranza estremistica incistata su un corpo sano non regge più da tempo. Così come il circoscrivere la violenza sistematica in Cisgiordania all’azione di una minoranza di esagitati pogromisti. Una narrazione consolatoria. Che non tiene conto dei dati di realtà e della psicologia di una nazione. Che non si riduce all’affermarsi della destra kahanista di ministri-coloni come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Israele non sarà, forse, divenuto uno Stato-canaglia. Di certo è lo Stato-colono. E se così è, ha ragione da vendere Gideon Levy nello scrivere su Haaretz un pezzo dal titolo: Le sanzioni del Regno Unito sono una farsa. Israele è gli insediamenti, e gli insediamenti sono Israele
Annota Levy:
Tutti stanno al gioco: la Gran Bretagna presumibilmente impone sanzioni, una dozzina circa di altri paesi europei fingono di unirsi a loro e Israele risponde con misure simili a quelle di un topo che si scaglia contro un elefante, così da poter dare una lezione ai britannici. Tutti sono soddisfatti di sé stessi. La costruzione di case per i coloni sulla terra palestinese rubata non si fermerà, né il furto di bestiame, a causa di ciò che ha fatto la Gran Bretagna, anche se il mondo si compiace di queste sanzioni.
Il nuovo governo britannico afferma che in Cisgiordania è in atto una pulizia etnica, diventando così il primo paese occidentale a dirlo. Questo è motivo di speranza e un atto morale. Evviva la Gran Bretagna, senza alcun cinismo. Ma la Gran Bretagna ha scelto di punire solo i coloni, il che crea un pericoloso precedente. Così facendo, sta dicendo che c’è Israele e ci sono i coloni. C’è un paese e c’è un’occupazione, ci sono gli israeliani e ci sono i coloni”.
Le cose, però, non stanno così. E questa distinzione finisce per non fare i conti con ciò che è diventato Israele e non solo la frangia ebraica più estremista.
Rimarca Levy:
Com’è comodo fare queste distinzioni, come distinguere tra Benjamin Netanyahu, il guerrafondaio, e l’opposizione pacifista. In questo modo, forse nessuno accuserà la Gran Bretagna di antisemitismo, tranne Gideon Sa’ar, che è specializzato nell’incolpare il mondo di questo e nel punirlo di conseguenza.
Ma gli insediamenti non sono un’entità politica indipendente. Quando l’Europa ha imposto sanzioni alla penisola di Crimea occupata, ha imposto sanzioni anche all’occupante, la Russia. Come si possono punire solo i coloni senza imporre sanzioni a chi ha dato vita agli insediamenti, li finanzia, li difende e li sostiene, ovvero il governo di Israele?
Gli insediamenti sono Israele e Israele è gli insediamenti. La Linea Verde è scomparsa da tempo e nessun’altra linea separa la Cisgiordania da Israele, se non quella dell’apartheid. Siamo tutti israeliani e siamo tutti coloni. Tutti noi portiamo la responsabilità di ciò che viene fatto a nostro nome.
Se la Gran Bretagna ritiene che vi sia una pulizia etnica, i cui elementi rientrano tra i più gravi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, allora a che serve punire i coloni? I coloni sono comprimari in questi orrori, e la loro responsabilità è minore. Sono solo gli esecutori – i soldati che compiono il crimine.
L’impresa degli insediamenti è un’iniziativa che coinvolge tutto Israele, dal governo all’intero sistema. Non esiste un solo organo ufficiale che non sia coinvolto, direttamente o indirettamente, sia per azione che per omissione, con gioia o con indifferenza. È lo Stato che dovrebbe punire i coloni violenti, se fosse uno Stato di diritto; non spetta al mondo farlo. Sono i responsabili del progetto di insediamento che dovrebbero essere puniti dalla comunità internazionale, perché il governo israeliano, come qualsiasi altro governo, non può punire se stesso.
Pertanto, la decisione della Gran Bretagna di imporre sanzioni ai coloni offre alla comunità internazionale un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità. Il mondo, che spesso si illude credendo che la fonte di ogni male sia Benjamin Netanyahu, deve anche ricordare che Netanyahu non ha dato vita all’impresa degli insediamenti. Dietro agli insediamenti c’è l’intera impresa sionista e, con essa, l’establishment sionista in tutto il mondo”.
Sulla base di queste considerazioni, emerge tutto lo scetticismo di Levy:
In termini di efficacia, sanzionare i coloni non avrà alcuna rilevanza. I coloni sono molto lontani dalla cultura mondiale, e i nazionalisti ritengono che Israele non abbia bisogno del mondo. Nessuna sanzione nei loro confronti impedirà agli estremisti di imperversare sulla terra rubata.
Anche le sanzioni sulle importazioni di prodotti provenienti dagli insediamenti hanno scarsa rilevanza, poiché solo il 2,3 per cento delle esportazioni israeliane verso l’Europa proviene dagli insediamenti. All’avamposto di Esh Kodesh, l’industria è l’odio, non l’alta tecnologia; ad Adei-Ad, il prodotto principale è la violenza, non i pomodorini. Il vino degli insediamenti è contaminato, prodotto con l’uva dell’ira coltivata su terra rubata.
Israele non è interessato alle sanzioni imposte agli insediamenti. Neanche i coloni se ne preoccupano più di tanto, e giustamente. Meno di un giorno dopo l’annuncio, mercoledì l’Amministrazione Civile ha discusso la costruzione di 747 unità abitative in Cisgiordania. L’importante è che a Westminster regni l’euforia.
Dall’analisi, ai dati. La violenza esercitata dai coloni ai danni di civili palestinesi nei Territori occupati, ha registrato un’impennata, nel 2025 che, secondo l’Onu, è stato l’anno record per numero di violenze. Lo scorso anno sono stati infatti uccisi almeno sette palestinesi direttamente da coloni, contro i tre dell’anno precedente: un aumento del 133%. I feriti sono passati da 362 a 832, con una crescita del 130%. In totale, tra gennaio 2023 e dicembre 2025, almeno 26 palestinesi sono stati uccisi e 1.570 feriti in attacchi attribuiti ai coloni. Se si allarga lo sguardo fino al 2008, la conta si allunga: 61 morti e 3.778 feriti, tra cui centinaia di minori e donne. Da gennaio 2026, sono 102 i palestinesi uccisi in Cisgiordania, 21 dai coloni.
I dati delle Nazioni Unite mostrano una tendenza ancora più marcata se si considerano anche gli episodi che non provocano vittime ma causano danni alle proprietà. Solo nel 2025 l’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha documentato oltre 1.800 attacchi di coloni contro palestinesi che hanno provocato feriti, incendi, devastazioni di abitazioni, distruzione di terreni agricoli e danneggiamenti a infrastrutture essenziali. Si tratta del numero più alto registrato dall’inizio delle rilevazioni sistematiche dell’agenzia.
Un nuovo rapporto fotografa il drammatico impatto umanitario dell’occupazione israeliana alimentato dal commercio e dagli investimenti esteri nel Territorio palestinese occupato: la povertà in Cisgiordani occupata a è aumentata dal 12 per cento al 28 per cento negli ultimi due anni, con un tasso di disoccupazione arrivato al 35 per cento.
Una nuova analisi dell’Oxfam denuncia l’aumento esponenziale degli attacchi dei coloni e delle forze militari israeliane nella Cisgiordania occupata: solo nei primi mesi del 2026 si sono verificati oltre 540 episodi e “in tre anni il numero di civili palestinesi uccisi ha superato quello dei 17 anni precedenti”, soprattutto bambini.
Secondo il report, sulla base dell’analisi dei dati forniti dalle Nazioni Unite, “è chiara l’accelerazione del piano di annessione israeliano, con sfollamenti forzati di massa, un aumento delle restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi e un’escalation di violenza senza precedenti da parte dei coloni e dell’esercito”.
Un piano di pulizia etnica e annessione che dal 2023 ha causato oltre 46 mila sfollati, la costruzione di oltre 925 barriere che impediscono la circolazione di tre milioni di persone, un’ondata senza precedenti di violenza che ha causato oltre 1.200 vittime, tra cui quasi 270 bambini. In particolare, tra il 2006 e il 2022 le vittime – sottolinea Oxfam – sono state 1.036, tra cui 225 bambini, mentre solo dal 2023 ne sono state registrate 1.244, con 268 bambini rimasti uccisi. Ciò significa che, negli ultimi 20 anni, 1 uccisione su 5 ha riguardato un bambino, circa il 22%. Di contro, nei primi 17 anni presi in esame, i coloni israeliani uccisi dai palestinesi sono stati 86, tra cui 12 bambini, mentre si contano 43 vittime, tra cui 10 bambini, tra il 2023 e il 2025. “Il massacro di civili a cui stiamo assistendo è doloroso e inquietante. – ha dichiarato Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Mentre gli occhi del mondo erano giustamente puntati sul genocidio commesso da Israele a Gaza, dopo le atrocità commesse da Hamas e altri gruppi armati nel 2023, in tutta la Cisgiordania si verificava un’ondata di violenza senza precedenti, ora sfociata in un piano sistematico di pulizia etnica. In questo contesto lanciamo quindi un appello urgente perché si faccia tutta la pressione diplomatica necessaria su Israele per fermare il piano di annessione in corso”, conclude Pezzati.
Dall’inizio di luglio, denuncia Save the Children, in una nota del 22 luglio, almeno 19 bambini palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania. Oltre ai bambini uccisi, molti altri hanno riportato ferite gravissime e permanenti, mentre altri ancora sono rimasti orfani dopo essere sopravvissuti ai raid, che continuano a verificarsi quasi quotidianamente nonostante il cessate il fuoco.
Tutto questo avviene a meno di un mese dalle conclusioni della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, secondo cui le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi. Eppure, i bambini continuano ad essere uccisi. Il diritto internazionale non può essere applicato in modo selettivo. Se non riesce a proteggere i bambini palestinesi, allora viene meno alla sua stessa ragion d’essere. Le bambine e i bambini palestinesi hanno diritto alla vita. Gli attacchi contro di loro devono cessare,
ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale.
Israele, lo Stato-colono.
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